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Crescono gli investimenti ICT degli Studi Professionali: 1.172 miliardi nel 2017

Il 60% degli studi ritiene la propria dotazione hitech adatta alle esigenze attuali, ma teme che sia inadeguata in previsione futura

Redazione Impresacity

Secondo una ricerca dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, il digitale è sempre più presente negli studi professionali italiani. Nel 2017 la spesa in tecnologie ICT di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro italiani, ha raggiunto la cifra di 1.172 milioni di euro, con una crescita del 2,6% rispetto ai dodici mesi precedenti, trainata soprattutto da investimenti per l’adeguamento a obblighi normativi.

Ma una buona parte degli studi si serve del digitale anche come leva per innovare i servizi, migliorare l’efficienza dei propri processi lavorativi e la relazione con la clientela: l’80%, infatti, dispone di un archivio almeno in parte digitale, quasi uno studio su due (il 46%) è sul cloud e il 27% gestisce i rapporti con i clienti attraverso strumenti digitali, anche se sono ancora minoritari gli studi che utilizzano le tecnologie più di frontiera, come Artificial Intelligence e Business Intelligence. Le tecnologie più adottate sono firma digitale (97%), fatturazione elettronica (42%) e software per le videochiamate (36%).

Quasi quattro studi su dieci (38%) si sentono tecnologicamente pronti per il futuro, mentre il 60% ritiene la propria dotazione hitech adatta alle esigenze attuali ma teme che sia inadeguata in previsione futura. E infatti soltanto il 2% degli studi non ha investito in tecnologia nel 2017.

Nonostante un calo del 14% rispetto al 2016, sono ancora gli studi multidisciplinari a stanziare i budget più consistenti per l’innovazione, con una spesa media di 14.100 euro, seguiti da commercialisti (8.800 euro, +1,6%) e consulenti del lavoro (stabili a 8.700 euro). Gli avvocati sono la categoria che spende di meno (5.300 euro), ma anche quella che registra la crescita di spesa più significativa (+15%). Gli studi più interessati agli investimenti ICT si trovano nel Nord Italia: quasi uno su quattro (il 23%) spende più di 10mila euro, contro il 15% al Centro e il 5% al Sud. 

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Il crescente interesse degli studi professionali per le nuove tecnologie trova conferma anche nelle previsioni di spesa nel 2018 elaborate dall’Osservatorio, che stimano una crescita degli investimenti ICT nel prossimo anno del 3,8%, per un valore di 1.217 milioni di euro. Gli studi che prevedono il maggior incremento del budget dedicato all’innovazione sono quelli multidisciplinari (che lo aumenteranno nel 44% dei casi), seguiti da commercialisti (43%), consulenti del lavoro (29%) e avvocati (25%). I legali, oltre a stimare l’aumento di spesa più contenuto, sono anche i professionisti che prevedono la maggior riduzione degli investimenti (12%, fra questi uno su quattro diminuirà il budget di oltre il 50%), mentre soltanto il 5% di commercialisti e studi multidisciplinari e il 6% dei consulenti del lavoro diminuiranno la spesa ICT nei prossimi dodici mesi. 

I fattori che spingono gli investimenti ICT sono soprattutto gli obblighi normativi (per oltre il 50% degli studi), la ricerca di efficienza dello studio (mediamente per il 60%) e la volontà di introdurre nuovi servizi e strumenti per i propri clienti (in media per il 50%). I principali ostacoli all’incremento della spesa digitale indicati dagli studi sono invece la mancanza di agevolazioni o finanziamenti (47%), l’indifferenza dei clienti per i nuovi servizi offerti dagli studi (circa il 35%) e l’assenza di richiesta di innovazione da parte dei clienti(circa il 30%). 

La ricerca rivela come gli studi professionali si concentrino sulle tecnologie imposte dagli obblighi normativi e su quelle necessarie a svolgere le attività lavorative, in particolare la firma digitale (la usa il 97% degli studi), la Fatturazione Elettronica (42%), i software per le videochiamate (36%), il sito web (34%) e le piattaforme di e-learning (28%), mentre stentano a decollare quegli strumenti, come Artificial Intelligence (2%) e Business Intelligence (3%), che potrebbero supportare l’offerta di nuovi servizi.
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Le tecnologie che invece suscitano il maggior interesse sono la conservazione digitale per i clienti e lo studio (indicata dal 38% del campione), la fatturazione elettronica (37%), la gestione elettronica documentale (32%), il sito web (30%) e il portale, o extranet, per la condivisione di documenti con clienti, colleghi o fornitori (28%). Cresce l’uso del cloud, con il 46% degli studi che si serve di sistemi a supporto dei principali processi lavorativi che sono almeno parzialmente sulla nuvola (+28% rispetto alla ricerca precedente).

In particolare, il 20% usa sistemi completamente o quasi sul cloud, il 26% usa sistemi parzialmente sulla nuvola, un altro 27% afferma che l’introduzione di soluzioni cloud rientra in un progetto da realizzare, nel 19% degli studi non sono presenti queste soluzioni e non c’è interesse a introdurle in futuro, mentre il 7% non è informato. I principali applicativi in cloud sono la mail/Pec (nel 43% del campione che usa il cloud), l’archivio documenti (33%), la fatturazione elettronica (45%), il gestionale (34%) e il PCT (27%).

Le singole professioni ricalcano la stessa distribuzione, tranne che per gli avvocati, dove il gestionale di studio è ancora poco presente e anche quello in cloud è sotto la media delle altre professioni (20% degli avvocati contro oltre il 34% per le altre professioni). La gestione dell’archivio documentale è una delle attività degli studi in cui la staffetta fra soluzioni tradizionali e soluzioni digitali è più evidente: nonostante solo il 4% abbia una gestione completamente digitale dell’archivio e ancora il 20% usi prevalentemente la carta, ben il 62% ha un doppio archivio, cartaceo e digitale, e il restante 14% gestisce i documenti principalmente in forma digitale. 
Pubblicato il: 08/05/2018

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