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Censis: la polarizzazione dell'occupazione penalizza l'ex ceto medio

Censis: "Manifatturiero, filiere italiane nelle catene globali del valore e turismo da record sono i baricentri della ripresa".

Redazione Impresacity

Nel 51° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese viene sottolineato come la ripresa ci sia, e questo è confermato da tutti gli indicatori economici. Ad eccezione degli investimenti pubblici: -32,5% in termini reali nel 2016 rispetto all'ultimo anno prima della crisi. Dal 2008 la perdita di risorse pubbliche destinate a incrementare il capitale fisso cumulata anno dopo anno è di 74 miliardi di euro.
È l'industria uno dei baricentri della ripresa. L'incremento del 2,3% della produzione industriale italiana nel primo semestre del 2017 è il migliore tra i principali Paesi europei (Germania e Spagna +2,1%, Regno Unito +1,9%, Francia +1,3%). E cresce al +4,1% nel terzo trimestre dell'anno. Il valore aggiunto per addetto nel manifatturiero è aumentato del 22,1% in sette anni, superando la produttività dei servizi. Inarrestabile è la capacità di esportare delle aziende del made in Italy: il saldo commerciale nel 2016 è pari a 99,6 miliardi di euro, quasi il doppio del saldo complessivo dell'export di beni (51,5 miliardi). La quota dell'Italia sull'export manifatturiero del mondo è oggi del 3,4%, con assoluti primati in alcuni comparti: 23,5% nei materiali da costruzione in terracotta, 13,2% nel cuoio lavorato, 12,2% nei prodotti da forno, 8,1% nelle calzature, 6,8% nei mobili, 6,4% nei macchinari.
L'export italiano corre e aumentano le aziende esportatrici: 215.708 nel 2016, circa 10.000 in più rispetto al 2007. Il 69,1% del valore esportato è appannaggio di grandi imprese che esportano annualmente merci per un valore superiore ai 15 milioni di euro distribuite in un numero elevato di Paesi di destinazione.
Brillano la creatività per il comparto moda, la tipicità per l'alimentare, il design nell'arredo. E nel comparto delle macchine utensili l'Italia ha raggiunto nel 2016 il 5° posto nel mondo per valore della produzione (dopo il colosso cinese, la Germania, il Giappone e a brevissima distanza dagli Usa) e il 3° tra i Paesi esportatori (dopo Germania e Giappone). In questo comparto sono previsti 5,9 miliardi di euro di produzione a fine anno. Se negli anni della crisi il traino è stato l'export, nel 2017 le consegne di macchinari sul mercato interno, scese a 1,1, miliardi di euro nel 2013, supereranno i 2,5 miliardi grazie anche al piano Industria 4.0.
Il Rapporto Censisi ha messo in evidenza poi come la polarizzazione dell'occupazione penalizza operai, artigiani e impiegati. Chi ha vinto in questi anni nella ripresa dell'occupazione si trova in cima e nel fondo della piramide professionale. Nel periodo 2011-2016 operai e artigiani diminuiscono dell'11%, gli impiegati del 3,9%.
Le professioni intellettuali invece crescono dell'11,4% e, all'opposto, aumentano gli addetti alle vendite e ai servizi personali (+10,2%) e il personale non qualificato (+11,9%).
Nell'ultimo anno l'incremento di occupazione più rilevante riguarda gli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci (+11,4%) nella delivery economy. Nella ricomposizione della piramide professionale aumentano dunque le distanze tra l'area non qualificata e il vertice. E se tra il 2006 e il 2016 il numero complessivo dei liberi professionisti è aumentato del 26,2%, quelli con meno di 40 anni sono diminuiti del 4,4% (circa 20.000 in meno). La quota di giovani professionisti sul totale è scesa al 31,3%: 10 punti in meno in dieci anni.


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Pubblicato il: 01/12/2017

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