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Smau, per innovare l'Italia deve fare sistema

E' in corso la 47 edizione di Smau. Pier Antonio Macola, Amministratore Delegato: "Il ruolo di Smau è quello di agevolare il cambiamento culturale indispensabile nell'azienda perché diventi permeabile all'innovazione".

Barbara Torresani

E' ancora l'innovazione il filo conduttore di Smau, nella sua 47esima edizione, in corso in questi giorni a Milano. Un'innovazione che stenta ad affermarsi nel nostro Paese.
Ad aprire i lavori il 20 ottobre nella sessione plenaria il padrone di casa Pier Antonio Macola, nel ruolo di Amministratore Delegato, che ha posto l'accento sul tema dell'innovazione, che "oggi non è più un elemento facoltativo; è una strada obbligata, un fattore indispensabile al rilancio del Paese". Uno Smau che, come dice Macola, ha un Dna che ha mantenuto nel tempo: laboratorio di innovazione, non una mostra statica, ma una piattaforma di relazione. E' lo specchio tutto italiano delle opportunità legate al cambiamento, che facendo leva sull'innovazione sono riuscite a guadagnare in competitività.
smau-per-innovare-l-italia-deve-fare-sistema-2.jpgCome osservatorio privilegiato Smau ha riconosciuto tre caratteristiche comuni nelle aziende efficaci ed efficienti che hanno fatto dell'innovazione il motore del cambiamento e del successo: un vertice aziendale con un forte commitment; la presenza di un innovatore nell'organizzazione; l'affiancamento di partner Ict esterni con comptenze a tutto tondo. Occorre un cambio culturale. E il ruolo di Smau è priorio quello di agevolare quel cambiamento che è indispensabile affiché le aziende diventino permeabili all'innovazione.
E di innovazione parla anche Enrico Pazzali, Amministratore Delegato di Fiera Milano: "Quest'anno a Smua si respira un'aria diversa, si sente il coraggio di innovare nei vertici delle aziende. Il settore vive una nuova era. Non si può più parlare di leadership né a livello di Paese né di settore; è necessario quindi avere il coraggio di innovare, trovando un nuovo modo di fare sistema"
Non c'è grande ottimismo nel parterre chiamato all'apertura del Salone. Ma non tutto è perduto. Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori ICT & Management della School of Management del Politecnico di Milano  è chiamato a far emergere quanto e come l'Ict può giocare il ruolo di motore abilitante l'innovazione: "Tra le prime 60 imprese al mondo con maggiore capitalizzazione di borsa, ben 16 sono del settore ICT (Apple, Miscosoft, China Mobile, Google, IBM, AT&T, Oracle, Vodafone, CIsco Systems, Telefnica, America Movil-l, Intel, Siemens, Hewlett-Packard, Samsung, Verizon). Settore che è quello maggiormente rappresentato, anche più del petrolio fermo a 11 realtà. Le ICT, insomma, stanno cambiando il mondo. In Italia non è un fenomeno così evidente ma ci sono anche notizie positive che dimostrano come il mercato stia cambiando e reagendo rispetto all'ICT. E da queste dobbiamo partire.  Ne sono esempi i mercati digitali consumer sono cresciuti del 13% (eCommerce +15%, pubblicità +21%, contenuti e servizi digitali +7%); l'indice di maturità di Ict delle Pmi italiane che è cresciuto dal livello 40 al 49 (+20%); da un campione di 80 società (manifatturiero, trasporti e costruzioni) quotate in Borsa a Milano tra 10 e 1.000 milioni di euro, confrontando il primo semestre del 2009 e del 2010 è emerso che il 69% ha un tasso di crescita di fatturato (il 27% cresce più del 20%) e il 78% ha un tasso di crescita di crescita Ebitda di oltre il 20. La ricetta del loro successo: un mix di capacità, coraggio, struttura finanziaria solida, elevata innovatività non solo di prodotti, ma anche a livello di processi e tecnologie.
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La parola passa poi agli amministratori delegati delle principali aziende Ict in Italia
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David Bevilacqua, Amministratore Delegato di Cisco, ha posto l'accento sul tema dell'italianità. "Cisco Italia è la filiale di un'azienda multinazionale, ma occupa persone italiane, ha un ricerca e sviluppo in Italia e si sente italiana a tutti gli effetti. Rispetto ai temi dell'innovazione e della produttività non possiamo negare di essere in ritardo. Occorre cambiare rotta: utilizzare l'Ict come leva strategica, non come costo. I Cio devono riportare ai Ceo, non ai Cfo". "L'Italia è in ritardo sul tema della connettività; di banda larga se nè è parlato tanto e fatto poco. Il Paese ha estremamente bisogno di un'infrastruttura a banda larga; che è la fibra ottica simmetrica. E inoltre occorre fare sistema: siamo un paese leader nei progetti pilota ma non facciamo sistema, come settore ma soprattutto come paese. E anche i vendor devono fare un po' di autocritica; devono modicare il loro approccio prestando maggior attenzione ai business dei clienti".
Lo incalza Nicola Ciniero, Amministratore e Delegato di Ibm. "La crisi ha portato un cambiamento epocale. Oggi c'è la consapevolezza che ciò che è stato fatto nel passato non serve per costruire il futuro. Il futuro che abbiamo davanti deve esssere creato. Il campo è libero per smettere di lamantarsi e iniziare a cogliere e sfruttare le opportunità. Siamo tutti attori attivi del futuro". E prosegue: "Non è vero che non ci sono soldi, in termini di finanziamenti e fondi. Occorre guardare alle competenze che ci sono in campo: bisogna utilizzare meglio la tecnologia già installata e fare sistema. Ogni giorno bisogna elevare la barra; i limiti sono fatti per essere alzati. L'Italia ha tutti gli ingredienti affinché la ricetta riesca: sia la PA sia le aziende private  possono giocare un grande ruolo; occorre però fare molto più sistema, imparare gli uni dagli altri, mettere a fattore comune molti più elementi".
Olivetti ha alle spalle 102 anni di storia di grande multinazionale italiana nel comparto Ict. Come può oggi sopravvivere in un mondo di giganti internazionali? E' la domanda che posta da Patrizia Grieco, amministratore delegato di Olivetti. "Ritengo che sia vero fino a un certo punto che in Italia quello dei finanziamenti non sia un problema, ma a parte questo aspetto è fondamentale applicare un modello di innovazione nuovo che dia una risposta a un fondamentale requisito: come fare a portare la tecnologia sul mercato. Un altro spunto che può far riflettere è questo: in Italia i primi 25 vendor di tecnologia fanno il 90% del mercato dell'hardware (23 internazionali e solo 2 italiani). Tra i 20 top vendor dei servizi, invece, solo 5 sono internazionali e la loro quota è del 20%". "Guardando a questi dati, continua, credo che se si vuole fare innovazione lo si deve fare in una logica di applicazioni di servizio. Olivetti vuole tradurre un modello nuovo di fare innovazione non più strettamente legato alle tecnologie ma a come fare a portare le tecnologie sul mercato".
Innovazione in casa Microsoft fa rima con Cloud Computing. Lo dice Pietro Scott Jovane, Amminsitratore Delegato della filiale italiana. "Nei prossimo trienno circa 800 miliardi di dollari saranno attibuibili a questo paradigma. E un modello tecnologico che puoi aiutare molto le Piccole Medie Imprese a chiudere il gap che le separa dalle altre aziende". E prosegue: " L'Italia digitale non si può fare da sola, deve crearsi un raccordo tra instituzioni, aziende pubbliche e private, università. È necessario, ora, un processo di cambiamento ampio e condiviso. E ci vogliono più laureati. Non a caso l'Italia è 21° su 22 posti sul reperire risorse finanziarie in Europa. E il numero dei neoimprenditori sotto i 30 anni è diminuito in un anno dell'11%. Non bisogna perdere l'occasione portata dalla nuvola".
Sergio Rossi, Amministratore Delegato di Oracle, pone un forte accento sul tema della formazione: "L'innovazione è un percorso per aumentare la competitività e generare valore per chi utilizza l'ICT. L'Italia 2.0 di cui tanto si parla,  ancora non è arrivata. Esistono grandi eccellenze ma manca una vera risposta del sistema Paese. E' c'è anche una responsabilità dei vendor, per incapacità di percepire il vero valore o prendere coraggio di innovare. In questo scenario la formazione rappresenta una grande sfida; occorre attuare una pianificazione strutturata delle competenze e fare sistema: sviluppare piani che mettono a disposizione infrastrutture e contenuti".
Agostino Santoni, Amministratore Delegato di SAP Italia pone l'accento sulla necessità di formare una classe manageriale illuminata capace di gestire risorse, persone e asset: "L'IT è un settore fondamentale in Italia, il quarto per numero di addetti. Il mercato dei consumatori delle tecnologie è in decisa crescita. C'è però un forte gap tra l'esperienza dei consumatori e la capacità di fare impresa. Occrre mettere in stretta relazione l'IT con il business, avendo come denominatore comune un management illuminato, in grado di collegare in modo sinergico risorse, persone e asset".
Pubblicato il: 22/10/2010

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