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Assinform 2010, il mercato consumer guida la crescita dell'Ict

Primi segnali di ripresa della domanda IT nel primo trimestre del 2010 dopo il calo di -8,1% nell'intero 2009, frutto dell'azione innovativa di una parte di imprese illuminate. Quattro punti percentuali in più per un segno che però rimane negativo (-2,9%). Paolo Angelucci, presidente di Assinform: "Occorre investire in IT per crescere. E l'innovazione deve essere diffusa e pervasiva. E l'IT deve comportarsi da industria".

Barbara Torresani

Il messaggio che arriva dalla presentazione del Rapporto Assinform 2010 è di leggero ottimismo. A fronte di un 2009 disastroso sia per l'economia che per il mercato Ict i primi segnali del primo trimestre 2010 parlano infatti di una timida ripresa.
Il 2009 è stato un anno molto difficile, di fortissima discontinuità sia per l'economia che per il mercato ICT. Tutti le economie hanno rallentato, anche i mercati emergenti come il Bric (soprattutto Russia ma anche Brasile).
Al calo pesante del Pil è corrisposto un altrettanto calo dell'Ict.
Le Telecomunicazioni hanno tenuto meglio dell'IT, perché molto più consumer-based, un'utenza che ha garantito una relativa maggiore stabilità mentre l'IT ha subìto il calo più forte soprattutto per il rallentamento della vendita della componente hardware e degli acquisti in zone trainanti come gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei.
E in questo quadro l'Italia ha perso terreno rispetto agli altri paesi. Per l'Italia vale questa regola, spiega Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, chiamato come di consueto a presentare dati e scenari di mercato: "Il mercato italiano cresce meno quando tutti i mercati crescono e decresce di più quando tutti i mercati calano".
assinform-2010-e-il-mercato-consumer-che-guida-la--2.jpgI numeri Assinform relativi all'anno 2009 parlano chiaro: il mercato mondiale  dell'Ict  ha riportato un -1,5%, con un' ITa -5,4% e le Tlc a + 1,1%. L'aggregato Ict italiano riporta un -4,2%, così suddiviso: IT  -8,1% (tre punti percentuali ancora più bassi del Pil), Tlc -2,3%. Segno meno in tutti i settori, i decrementi più elevati per l'industria -9,5% e le banche -10,4%, con una continua discesa della spesa pubblica in IT,  Pal -5,1%, Pac -4,3%.
Se si indossano gli occhiali dell'ottimismo, per quanto cauto, nel primo trimestre 2010 si vede invece un'IT italiana che, pur facendo segnare ancora un - 2,9% , recupera quattro punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
E' segno di una ripresa in atto, una risalita determinata dagli investimenti IT delle imprese, soprattutto le medie, in nuovi progetti.
E' un'Italia a due velocità: c'è una parte del sistema Italia che esprime domanda nuova di Ict, al passo con le traiettorie dell'innovazione e una parte che arretra.
Il 2009 ha accentuato la caratteristica strutturale del nostro paese. L'Italia deve fare i conti con il grande peso delle Pmi, soprattutto delle piccole aziende molto conservative rispetto all'ICT in tempi di crisi, con un ritardo sull'innovazione e un basso livello di internazionalizzazione, che dove è presente richiede alle aziende un 'quantum' in più di IT e quindi maggiori investimenti. E ancora tra i gap strutturali del Paese: uno scarso peso degli investimenti IT sugli investimenti totali, un notevole gap sulle competenze che penalizza soprattutto le aziende con un organico al di sotto dei 50 adetti e una PA debole. 

[tit:Non tutto è perduto]
Dalla fotografia scattata sull'IT 2009 emerge che i segmenti che hanno sofferto di più sono l'hardware, a causa di un notevole ritardo nei rinnovi del parco macchine (si è passati da un -0,2% a un -15%) e i servizi a causa del mancato avvio di nuovi progetti e della forte riduzione delle tariffe professionali.
E l'anno difficile non ha risparmiato neanche le Tlc. In quest'ambito sono infatti venuti a mancare alcuni driver degli anni precedenti; sono calati i servizi relativi alla telefonia mobile, che per la prima volta riporta un segno meno (-1,5%) è proseguito il ciclo consolidato di calo della telefonia fissa  (-3,3%).
assinform-2010-e-il-mercato-consumer-che-guida-la--1.jpgCome racconta Paolo Angelucci, presidente di Assinform, "l'Italia ha dovuto fare i conti con due grossi problemi: la situazione degli addetti e quella finanziaria. Però anche qui iniziano a vedersi alcuni spiragli di luce. Il 70% delle aziende italiane prevede infatti di mantenere i propri dipendenti nel corso del 2010, che significa non effettuare tagli, anche se la catena del valore si sta efficentando e quindi ci saranno meno consulenti esterni. E migliora anche la situazione a livello di credito: si passa da un 51% delle aziende che hanno problemi di credito a solo il 17%.
Tra le note positive: dopo tanto tempo l'Italia è risalita nel Summary Innovation Index, che vuol dire che in un anno difficilissimo ha continuato a investire e si registrano anche recuperi nella stragrande maggioranza dei settori merceologici, che verosimilmente riporteranno un segno positivo nel 2010, riprenderanno l'industria e le banche mentre solo le Tlc riporteranno un rallentamento pari al 2009.
Essendo la spesa IT molto baricentrata sulle grandi aziende la severa riduzione dei loro budget IT ha generato una riduzione complessiva di spesa molto forte. Il soggetto più attivo in termini di innovazione sono le medio imprese, che innovano di più perché aperte alla concorrenza internazionale e dove l'IT non è concepita solo come strumento per il contenimento dei costi ma viene sempre più associata allo sviluppo del business.
Ma è il mondo consumer il protagonista della diffusione e crescita dell'ICT, motore di un mondo che cresce partendo dal basso e non dalle aziende.
L'esercizio che Capitani suggerisce di fronte a questo quadro di luci ed ombre è quello di affiancare a una visione dell'andamento del mercato ICT concepita sul valore una visione dell'andamento basata sui volumi, su indicatori fisici. Ed è da questa vista che emergono note positive, come: un aumento del consumo dell'ICT; la crescita degli utenti di telefonia mobile, così come quelli di infrastruttura a banda larga e quelli di internet (oggi 1.800.000 utenti).
Gli indicatori fisici delle Tlc evidenziano un numero di accessi a larga banda in crescita rilevante del 9%, per un numero di unità pari a 12,4 milioni, un calo nelle linee attive di telefonia mobile (SIM) da leggersi come fatto positivo perché risultato di un'attività di pulizia portato avanti dagli operatori e la crescita di linee attive per singolo utente.

[tit:Uno sguardo al futuro]
Come si delinea il resto del 2010?
Di fronte al fatto che tutti i paesi stanno attuando una restrizione del bilancio pubblico non si può certo sperare in un boom di ripresa del comparto ICT; nonostante ciò, da alcuni ricerche e indicatori trapela un relativo ottimismo. "Si nota una sorta di effetto rimbalzo in tutte le economie, afferma Capitani. Il tasso di crescita del Pil italiano dovrebbe allinearsi a quello degli altri altri Paesi nel 2011. E le previsioni fan ben sperare. Si assiste a una ripresa della domanda interna, a una forte dinamica degli investimenti (da -17% a + 20%) e a una crescita della domanda estera".
L'IT è in forte miglioramento grazie sopratutto alla ripresa dell'hardware nelle componenti storage e PC. Le previsioni Assinform relative al 2010 confermano comunque un'IT a -3,1%.
Anche le Tlc fanno segnare un leggero miglioramento, soprattutto per un ritorno degli investimenti su networking e apparati, mentre meno incoraggianti rimangono gli investimenti infrastrutturali.
Occorre però considerare alcuni fenomeni emergenti. Sotto la superficie della crisi si stanno muovendo alcuni cambiamenti epocali nell'assetto dei mercati. Si tratta di mutamenti profondi generati in particolare dal mondo consumer – si pensi che gli utilizzatori dei social networking hanno superato quelli delle mail – e dalla mobilità, che introduce nuovi modelli  (gli utenti Internet nel mobile supereranno a breve quelli alle scrivanie). Tutto ciò esprime una domanda di Ict molto profonda: si afferma il potere dell'utente; è il mondo dell'individuo collaborativo mobile che indica le direzioni dell'innovazione.
E l'altro driver è rappresentato dalle imprese, oggi in forte cambiamento: sono multilocalizzate e operano in contesti collaborativi; se l'impresa cambia anche i modi e i contenuti della domanda ICT devono fare altrettanto.
In Italia c'è una parte di imprese e organizzazioni che esprime una domanda nuova di Ict; si investe su aree più strategiche, in cui si verifica una convergenza virtuosa tra tecnologie e business (BI, CRM; dematerilaizzazione, ...) e si assiste a un'evoluzione innovativa dei sistemi informativi in termini di efficienza interna (in relazione ai processi), di relazione con il cliente e di ottimizzazione degli strumenti coi fornitori.
Al momento resta comunque un'Italia a macchia di leopardo, con luci e ombre, dove alcune realtà esprimono comportamenti virtuosi, mentre altre organizzazioni perdono il passo. 
La grossa sfida è che l'innovazione riguardi tutte le imprese e le organizzazioni indistintamente, grandi e piccole, pubbliche e private.

[tit:Il ruolo di Assinform]
Assinform, come associazione di categoria delle aziende dell'Ict, di cui rappresenta 1.500 imprese, sta spingendo molto affinché l'Ict assuma il ruolo di un'Industria del paese, da cui passa l'innovazione.
"Se ormai è diffusa la convinzione che il Paese ha bisogno di ritrovare in fretta la via della crescita  – dichiara Angelucci – bisogna essere altrettanto consapevoli che l'accelerazione può avvenire solo dagli investimenti in IT, puntando su progetti mirati all'efficienza e allo sviluppo delle capacità di business delle imprese. Molte aziende del Made in Italy lo hanno capito. Assinform sta cercando di  fare la sua parte per sostenere l'innovazione. Da un lato lavoriamo per la qualificazione e lo sviluppo dell'offerta promuovendo la capitalizzazione delle imprese IT, dall'altro, grazie al recente accordo con Banca Intesa e Mediocredito Italiano, che ha portato alla disponibilità di un plafond da un miliardo di Euro, vengono sostenute le aziende manifatturiere e dei servizi che vogliono investire in nuovi progetti IT". 
"L'Ict – prosegue Angelucci, ha un duplice valore per il Paese: di industria e, al tempo stesso, di motore delll'innovazione, e come tale deve comportarsi come settore industriale. Non ci si può non rafforzare, occorre fondersi tra imprese, consolidarsi dal punto di vista finanziario".
Rientrano tra le varie attività portate avanti da Assinform il Rapporto sul settore IT (seconda edizione) che affianca quello storico sul mercato ICT (giunto oggi alla sua 41esima edizione), la messa a punto di una serie di best pratices del settore, la creazione di un gruppo di lavoro che si traguarda su Expo 2015 e sul modello di sviluppo del Digital Discrit Model, modelli nuovi da prendere a campione e replicare.
"Al Governo, conclude Angelucci, chiediamo con forza di rilanciare la 6° industria 2015 che è l'ICT per sviluppare l'innovazione e rilanciare la crescita del Paese. Gli investimenti informatici sono infatti determinanti anche per lo Stato perciò  chiediamo di adottare anche per la Pa la logica dei cosiddetti tagli intelligenti sulle spese improduttive. Appare miope continuare a tagliare indistintamente la spesa in IT, quando si tratta di un investimento indispensabile proprio per tenere sotto controllo la stessa spesa pubblica, migliorare l'efficacia della Pa e sviluppare i nuovi servizi digitali per imprese e cittadini".


Pubblicato il: 25/05/2010

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