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NetConsulting, le Pmi in tempo di crisi

Un'indagine NetConsulting, commissionata da Microsoft, evidenzia che la crisi ha avuto un impatto molto forte sulle Pmi, soprattutto sulle Piccole Imprese, ma anche che risultano vincenti le realtà che investono in innovazione indipendentemente dalla classe dimensionale e dall'appartenenza settoriale.

Autore: Barbara Torresani

La fase attuale è caratterizzata dal perdurare di molta incertezza. Ogni giorno le previsioni macro-economiche oscillano tra ottimismo e cautela, tra crisi e ripresa; una situazione che rende la vita delle imprese molto difficile, soprattutto quella delle Piccole e Medie Imprese, il soggetto più debole di questa fase di transizione.
Come stanno reagendo le Pmi in questa situazione di crisi, in cui il passato non serve a pianificare il futuro e ciascuno deve cercare un proprio riposizionamento? Agiscono solo in termini di "cost saving" o stanno orientandosi anche all'innovazione? E in questo percorso innovativo che ruolo può avere l'ICT?
Sono alcune delle domande che si è posto uno studio commissionato da Microsoft Italia e realizzato da NetConsulting sulle piccole e medie imprese italiane – che ha coinvolto 1.046 Pmi italiane.
Sono temi che ci si pone  a maggior ragione in Italia dove le Pmi hanno una dominanza forte, incidendo per circa il 98% sul numero totale di aziende, soprattutto nel settore dei servizi. E l'aggregato Piccole e Medie Imprese contribuisce a generare il 71% del valore aggiunto in Italia, come dire del Pil (la sommatoria dei valori aggiunti settoriali) del Paese. Le Pmi sono quindi un importante soggetto nel panorama italiano, la cui evoluzione ha un'importanza strategica per il Paese.
le-pmi-in-tempo-di-crisi-1.jpg"La crisi ha avuto un impatto molto forte sulle Pmi, in particolare sulle Piccole Imprese, commenta Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato di NetConsulting, in un recente incontro stampa Microsoft. Esiste una crescente sofferenza delle piccole e medie imprese non soltanto in termini di crescita del fatturato ma soprattutto in termini di crescita della marginalità, che si traduce in incapacità di effettuare investimenti in competenze e in innovazione".
"In Italia lo scorso anno, prosegue Capitani, oltre a essere diminuito il numero di nuove imprese nascenti si è aggiunto il fatto che è cresciuto il numero dei fallimenti, soprattutto nelle Pmi. E la situazione non sta volgendo al meglio. Nel primo trimestre del 2010 il numero di aziende che ha avviato procedure fallimentari rispetto al primo trimestre del 2009 è cresciuto del 46%".

Ma in questa fase di assoluta incertezza la tecnologia Ict può avere un ruolo propulsivo
?
"Nell'universo delle Pmi italiane, afferma Capitani, è in atto unp processo di selezione darwiniana. In Italia nel 2009 tutte le imprese, suddivise per classi dimensionali, hanno fortemente diminuito la spesa IT. Le medie imprese, pur nella negatività, sono rimaste il soggetto più dinamico, meno conservativo nei confronti della spesa in IT e le grandi hanno attivato processi di razionalizzazione e negoziazione sulle tariffe professionali e su contratti di outsourcing. Il dato più consistente in termini di  decremento di spesa IT (-5,2%)  ha riguardato le piccole imprese con un numero di addetti compreso tra 1-49."
Dallo studio risulta che l'IT viene percepito come un mezzo per raggiungere una maggiore efficienza dei processi e incrementare la produttività, per ridurre i costi e per razionalizzare i processi. L'informatizzazione di base è un dato ormai consolidato, anche se emerge che manca spesso una cultura dell'innovazione da parte delle aziende e competenze specifiche in grado di seguire la realizzazione di progetti innovativi e di quantificarne i ritorni economici. Inoltre, il costo delle soluzioni è ritenuto ancora poco accessibile: questo rappresenta l'ostacolo maggiore a intraprendere un percorso di innovazione (per il 79,3% degli intervistati).  

[tit:La exit strategy]
Come uscire dalla crisi? Quale la possibile ‘exit strategy'?
Per avere alcuni spunti in questo senso occorre far riferimento ad alcune ricerche recenti, non solo di NetConsulting, che danno un'immagine un po' diversa dalla percezione corrente secondo cui le imprese, soprattutto le PMI, tendono a investire poco in tecnologia.
Per esempio, una recente ricerca di Unicredit, che ha preso in esame un ampio panel di piccole imprese, riporta che esiste uno strato di piccole imprese che crede nell'innovazione come fattore competitivo e come strumento per uscire dalla crisi. Queste aziende illuminate hanno diversificato le politiche intraprese per reagire alla crisi , agendo oltre che sui costi per diminuire i prezzi, anche sul miglioramento della qualità e del contenuto tecnologico del prodotto e cambiando tipo di beni e servizi offerti e prodotti.
Un altro dato che deriva dall'Ufficio Studi di Banca Intesa relativo alle imprese distrettuali dice che le imprese vincenti sono quelle che hanno investito in innovazione o meglio in un mix di innovazione che va dall'innovazione tecnologica, al design e all'innovazione di prodotto, alla brand strategy, all'internazionalizzazione, il tutto baricentrato intorno alla Ict.
"L'insegnamento che ne deriva, sottolinea Capitani, è che non bisogna più pensare secondo parametri tradizionali per cui le grandi aziende investono e le piccole imprese sono ‘follower' e investano poco. E' vincente, invece, l'impresa che investe in innovazione indipendentemente dalla classe dimensionale e appartenenza settoriale".
Dall'indagine Netconsulting condotta sulle Pmi risulta infatti che esiste un gruppo di piccole imprese sempre più importante che ha capito il valore delle tecnologie e quindi ha spostato il proprio baricentro delle tecnologie dal puro acquisto all'utilizzo. E' proprio in questa situazione che il tema della riduzione dei costi lascia spazio alla riduzione dei tempi delle attività, e vede tra le altre voci di beneficio derivante dall'utilizzo delle tecnologie Ict anche il miglioramento dei processi decisionali e la riduzione del time to market. Per intendersi, una visione più evoluta rispetto all'introduzione in azienda di tecnologie che non guarda all'acquisto del dispositivo ma al suo utilizzo.
Sui benefici però continuano a prevalere gli ostacoli
, tra cui: costo delle soluzioni elevate, scarsa percerzione del valore IT, budget inadeguato, scarsa cultura Ict del Mangement. Tra gli ostacoli misurabili all'acquisto e utilizzo di Ict nelle piccole imprese vi sono soprattutto il fatto che questa tipologia di aziende non può permettersi di stipendiare specialisti di tecnologie Ict, impedendo all'azienda, di fatto, di capire quali tecnologie introdurre in azienda per i propri processi e soprattutto la difficoltà di accesso al credito. 

[tit:Saas e cloud e la ricetta NetConsulting]
"Quello delle PMI non è un mondo omogeneo, enfatizza Capitani; all'interno di questa tipologia di aziende si distinguono diversi comportamenti. Vi è uno uno strato di aziende che innova, che ha continuato a investire in modo stretegico in tecnologia anche nel periodo di crisi; sono le aziende che hanno mostrato più dinamismo e che si sono adattate ai cambiamenti in atto, rimanendo competitive".
"Le Pmi vanno aiutate e supportate nella crescita, nel processo di comprensione dell'importanza strategica dell'IT, guidate in un percorso innovativo che spieghi loro come utilizzare l'IT in modo intelligente, incorporata nei processi aziendali, sottolina Capitani. E un'evoluzione tecnologica nell'offerta che può dare un forte contributo all'adozione dell'IT nelle Pmi, passando dall'acquisto di prodotti all'acquisto di soluzioni, tecnologie e servizi, è quella del Saas e del Cloud Computing. Le soluzioni Saas e Cloud Computing promettono di ridurre i costi di investimento in IT, aiutando le aziende a essere dinamiche, a focalizzarsi sugli aspetti più strategici del loro business e a crescere più velocemente".
In Italia il percorso in questa direzione è ancora lungo; come dice l'Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano oggi solo il 3% delle Pmi acquista soluzioni e servizi in modalità Saas, ma nel giro di due anni diventarà il 20%. La traiettoria è però tracciata, c'è una forte percezione dei vantaggi derivanti da questi paradigmi anche nelle piccole e medie imprese. Grazie all'offerta odierna di servizi online, le imprese - a prescindere dalla dimensione - potranno valutare, a seconda delle proprie esigenze, quale livello di tecnologia adottare, investendo solo ed esclusivamente per la tecnologia di cui necessitano. Tra le tipologie di applicazioni maggiormente fruite e in prospettiva più frubili in modalità Saas spiccano la collaboration, il Crm, i gestionali, il data warehousing, la gestione delle performance dell'IT.
Per concludere, Netconsulting ha individuato cinque azioni da compiere affinché l'Ict possa entrare nelle maglie delle Pmi:  fornire servizi applicativi e infrastrutturali in modalità Saas e Cloud, semplici e facilmente accessibili; migliorare la sensibilità delle Pmi verso l'innovazione e l'IT come strumenti di uscita dalla crisi; finanziare e incentivare l'innovazione dei processi attraverso le tecnologie e non il semplice acquisto di tecnologie; comunicare i vantaggi e i ritorni degli investimenti in tecnologie; supportare la qualità e le competenze dei partner di territorio.       
Pubblicato il: 28/04/2010

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