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Red Hat, il catalizzatore dell’open source

Middleware, virtualizzazione e cloud computing: le tre direttrice principali su cui poggia la strategia della società. Denominatore comune: l’open source. Un modello vincente, che, anche in tempi di crisi, fa riportare all’azienda crescite a due cifre, come quelle relative ai risultati dell’ultimo trimestre. Ce ne parla Werner Knoblich, Vice President and General manager Emea.

Barbara Torresani

 “Bit and bytes con l’open source non costano. L’Open Source non è una religione è un’opzione di sviluppo del software alternativa a quella tradizionale, che vincola meno al produttore di tecnologia. Poggia su principi di base quali: libertà di scelta, standard riconosciuti, flessibilità, community che collaborano a un progetto comune, e, da non dimenticare, risparmio di costi. Un tema quest’ultimo su cui oggi, ancora più di ieri, le aziende sono molto sensibili”.
E’ forte l’accento posto da  Werner Knoblich, Vice President and General Manager Emea di Red Hat sull’Open Source: “L’Open Source non rappresenta la soluzione omnicomprensiva, ha proseguito, ma offre la possibilità di scegliere, non lega il cliente a un’unica soluzione. Le community open source lavorano in sinergia, c’è collaborazione, e soprattutto bisogna provare ai clienti che la tecnologia che si va a proporre è di valore, se no il cliente è libero di guardarsi intorno. Si basa su un modello di business secondo il quale le società non guadagnano sulla manutenzione del software ma sulla qualità delle applicazioni distribuite e sui servizi erogati a supporto della tecnologia. E’ questo vero il valore aggiunto”.
Per Red Hat l’Open Source è una vera e propria filosofia; una scelta di campo che la vede impegnata da anni in prima linea nel giocare il ruolo di catalizzatore, capace di attrarre intorno all’open source più figure possibili: essere punto di contatto tra partner e communities, tra partner e clienti, in un disegno collaborativo per portare innovazione nel mercato del software. “Linux, ha proseguito Knoblich, è tralaltro l’unico sistema operativo che cresce a ritmi sostenuti, con percentuali a doppia cifra”. Una scelta che paga, visto che anche in tempi finanziari difficili, Red Hat riesce a riportare risultati in crescita. Lo confermano, per esempio, i numeri del secondo trimestre del 2010, chiuso lo scorso 31 agosto. Il fatturato totale del trimestre è stato pari a 183,6 milioni, in crescita del 12% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno; mentre il fatturato legato alle sottoscrizioni è stato di 156,3 milioni, con un incremento del 15%.  

[tit:Virtualizzazione e cloud computing]
Un Linux company, o meglio una Open Source Company, che dalla proposizione di un singolo prodotto ha via via esteso il suo paniere d’offerta per spingersi nell’ambito del middleware, dove occupa una posizione di tutto rispetto con la piattaforma JBoss, e che rappresenta un mercato molto strategico per la società. Di rilevanza strategica,  Knoblich lo definisce un ‘super topic’, è il mercato della  “virtualizzazione”.
La crisi in ha accelerato fortemente il processo di virtualizzazione per consolidare le macchine e risparmiare sui costi. E’ un mercato a fortissimo potenziale e Red Hat pensa di avere le carte in regola per guadagnare quote di mercato, erodendole, di fatto, al numero 1 del settore.
 “L’obiettivo di Red Hat, ha dichiarato Knoblich, è quello di diventare la reale alternativa a Vmware, che ha una consistente fetta del mercato, nell’intorno dell’85%”. La forza della società  in quest’ambito è quella di avere una proposizione completa che comprende piattaforma con il sistema operativo, middleware e capacità di management. “Saper gestire l’ambiente virtualizzato, ha sottolineato Knoblich, è un plus fondamentale nei processi di virtualizzazione”. Capacità che Red Hat ha in casa, grazie anche all’acquisizione della società israeliana Qumranet, che ha portato in dote il kernel Linux  Kmv e forti skill.
E virtualizzazione, sembra quasi scontato dirlo, fa rima con “Cloud Computing”; è questa una frontiera altrettanto importante a cui la società tende. “E’ un trend molto importante, ha commentato Knoblich, che sta diventando realtà. L’elemento differenziante qui non è tanto tecnologica e di ecosistema di partnership”.
Red Hat mette in campo un sistema operativo, con applicazioni certificate, e un nutrito ecosistema di partnership. E proprio perché il cloud computing è per sua natura composto da differenti compenti infrastruttuali e applicative che diventa fondamentale focalizzarsi con attenzione sulle partnership. Red Hat lo fa lavorando su un numero consono di partner di elevata qualità.  
Pubblicato il: 12/10/2009

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