Logo ImpresaCity.it

Cloud computing: la visione olistica di HP

Lorenzo Gonzales, Business Consultant HP Technology Services, HP Italiana, illustra il ruolo di HP nello sviluppo di questo paradigma tecnologico e di business. Un modello che modifica la capacità per l’impresa di fare uso delle tecnologie e che cambia l’idea che si ha dell’IT, che diventa abilitatore delle strategie di impresa.

Autore: Barbara Torresani

Per HP il cloud computing rappresenta un’opportunità di trasformare il modello Ict in una capacità competitiva per le imprese, in grado di abilitare le strategie aziendali.
In questa accezione deve essere affrontato da un punto di vista olistico in termini di tecnologie e modalità d’uso e anche dal punto di vista culturale perché innesca un nuovo modo di fare Ict nelle aziende.
È un cambio culturale importante che vede coinvolti in prima persona i Cio delle aziende, che devono sedere al tavolo dei decisori delle strategie aziendali, per far comprendere il valore dell’IT come elemento qualificante la strategia di impresa.
Lorenzo Gonzales, Business Consultant HP Technology Services, HP Italiana, illustra il ruolo di HP nello sviluppo di questo modello di computing. 

Cloud computing, un nuovo paradigma tecnologico e di business che sta affermandosi nelle aziende. Come declina questo concetto HP?
Per  HP il cloud computing è un modello di accesso a servizi distribuiti sulla rete mediante modalità standard, quelle di Internet (broswer e Web Services), secondo la formula  “pay per use” sulla base delle necessità puntuali, anche in modo non pianificato e prevedibile. E’ un modello che si caratterizza per le sue capacità di ‘elasticità’ e adattamento e per la possibilità di consentire un uso dei servizi ‘ritagliato’ sulle specifiche esigenze. Il vero cambio di paradigma rispetto al passato è relativo all’uso degli standard, che sono un elemento di estrema importanza perché facilitano l’accesso e la fruizione del servizio a tutti.
HP per definire questo concetto utilizza anche il termine ‘Everything as a service’, tutto come servizio, nella logica in cui è possibile utilizzare qualunque tipo di risorsa, sia essa infrastrutturale che applicativa, semplicemente richiedendola e avendola a disposizione in tempi molto veloci. 

cloud-computing-la-visione-olistica-di-hp-1.jpg

[tit:Un'IT che cambia]

In che contesti si applica questo paradigma?
L’IT evolve e sta assumendo un ruolo sempre più strategico all’interno delle imprese. Il cloud computing si pone come modello di sourcing, di approvvigionamento dei servizi molto innovativo all’interno di un modello IT.
In un disegno complessivo di IT, HP suggerisce di dotarsi di un modello ibrido in cui alcuni servizi sono realizzati in casa (on premise) e riguardano gli ambiti più strategici o e più caratterizzanti l’impresa, altri  servizi, con un livello di customizzazione o di utilizzo persistente nel tempo, possono andare  in modalità di outsourcing, e laddove la standardizzazione e/o le modalità di utilizzo sono un fattore decisionale si può riccorrere a servizi in modalità di cloud computing.
Un esempio è quello di un’azienda che vuole utilizzare servizi 2.0; è inutile dotarsi di un’infrastruttura per il 2.0 misurata su un massimo di capacità; ha molto più senso dotarsi di un’infrastruttura minima e ‘slittare’ l’eccedenza nel cloud computing quando se ne ha necessità.
È questo un passaggio culturale importante: significa cambiare radicalmente la capacità per l’impresa, grande o piccola che sia, di fare uso delle tecnologie. Non si compra più  l’asset ma lo si usa solo quando se ne ha bisogno.
E in secondo luogo cambia l’idea che si ha dell’IT, che, in questa nuova accezione, deve contribuire in maniera attiva alla definizione delle strategie di impresa. Un’IT che, proprio per la sua capacità di intercettare le tecnologie emergenti, diventa elemento che abilita le strategie di impresa, offrendo capacità che oggi tipicamente l’impresa non utilizza. E in questo disegno ci si aspetta che il cloud computing abbia un effetto accelerante della nuova concezione di IT. 

[tit:Non solo riduzione dei costi]

Si può quindi dire che è un modello i cui benefici vanno oltre la riduzione dei costi?
Assolutamente sì. Il cloud computing non è attraente solo perché consente di ridurre i costi ma perché dà la possibilità alle aziende di differenziarsi dal punto di vista competitivo in diversi modi.
Per esempio alle Pmi offre la possibilità di usare servizi senza la necessità di dotarsi dell’infrastrutttura. E alle aziende di medie e grandi dimensioni può consentire di cambiare il proprio modello di business.
Un esempio che porto spesso riguarda HP come aziende che produce stampanti. In questo caso HP stessa offre servizi di ‘CloudPrint”, permettendo a un’azienda che necessità di stampare di non acquistare stampanti per attività di stampa ma di accedere alla rete cloud e stampare direttamente da lì. 

[tit:A favore di un modello ibrido]

On premise e cloud computing sono quindi modelli complementari?
In linea generale direi di sì. Come fattore competitivo di impresa l’IT deve essere usato come tale; quindi, si caratterizzerà per elementi differenzianti ma anche elementi più o meno ‘commoditizzati’.
E' un modello IT quello che disegnato da HP che prevede la combinazione di 'in house', outsourcing, cloud computing, mescolando attività on premise e of premise. Il livello di bilanciamento dipenderà dalle caratteristiche d’impresa. 

Lei ha citato il concetto di “as a service”; cosa significa per HP?
HP sul Saas (Software as a service) è impegnata da anni. All’interno della componente software dispone di una struttura focalizzata su questo argomento e da qualche anno ha formalizzato un’offerta specifica.
Quello dell’’as a service’ per HP è però un concetto che supera l’ambito specifico del software; infatti, come detto prima, HP è solita usare il termine ‘Everything as a service’, che vuol dire  ‘infrastrucure as a service’, ma anche ‘platform as a service’, ‘CloudPrint’ e molto altro.
Una delle più recenti offerte che rientra in quest’ambito è Cloud Assure, che risponde alle esigenze delle imprese che vogliono usare servizi cloud e controllarli senza dotarsi di un’infrastruttura tecnologica fissa; si basa su tecnologie che HP vende anche in modalità standard, ma utilizzate in maniera diversa. Cloud Assure risponde a due esigenze in particolare: la flessibilità che un’impresa cerca con l’uso del cloud e la necessità di garantire sicurezza, prestazioni e livelli di disponibilità del servizio nel momento in cui si inserisce un servizio erogato da un cloud provider nel processo di business di un’azienda.
E la proposizione ‘as a service’ di HP integra le offerte tecnologiche con le offerte di servizi. Servizi che vanno dall’assessment del livello di maturità e delle opportunità ottenibili con il cloud computing alla definizione di roadmap pragmatiche per integrare il cloud nel modello operativo dell’azienda; servizi di implementazione specifici, che prevedono, per esempio, la realizzazione di un’infrastruttura a elevata scalabilità (Massive Scale Out), piuttosto che l’implementazione di funzionalità tradizionali di governance, come per esempio il testing per la verifica del rispetto di caratteristiche funzionali e prestazionali del software dell’infrastruttura.   

[tit:L'offerta HP]

E quindi HP come posiziona la propria offerta in termini di cloud computing?
HP risponde a tre punti di vista diversi, che offrono un quadro olistico del cloud computing.
Il primo punto di vista è quello storico relativo ai service provider e riguarda il lavoro che HP sta facendo con loro nello sviluppo di tecnologie e soluzioni in grado di fornire flessibilità e scalabilità massiccia.
Il secondo punto di vista riguarda l’offerta HP ai clienti, che spazia da soluzioni hardware e software fino ai servizi, infrastrutturali e applicativi.
E il terzo punto è relativo alla capacità di supportare le aziende nella realizzazione di infrastrutture interne in grado di armonizzarsi con l’offerta di servizi cloud. E qui entra in gioco il tema del governo e della gestione dei servizi che in quest'ambito è fondamentale. 

[tit:Per tutte le aziende]

All’inizio il cloud computing è apparso come un modello appetibile soprattutto per le piccole e medie aziende. In realtà oggi sembra essere ad appannaggio anche delle realtà di grandi dimensioni, dove assume una valenza più strategica che tattica …
Per le piccole e medie imprese il cloud computing rappresenta un’opportunità enorme, consentendo di accedere a servizi altrimenti impensabili, senza dover acquisire asset e beni per compiere determinate attività. L’elasticità tipica del cloud di accedere a servizi nuovi e di integrare componenti fino ad oggi preclusi è un forte differenziatore. 
Se solo alcuni mesi fa questo paradigma era concepito più come una forte opportunità per le Pmi oggi l’attenzione è cresciuta anche nelle aziende di taglio più grande e ha assunto una valenza differente. Oggi ci si interroga più su quanto è matura l’infrastruttura aziendale rispetto all’adozione di una strategia di cloud comuting, su che tipo di processo pragmatico si può adottare per portare il cloud nel proprio perimetro, e come si deve agire per utilizzare al meglio tale paradigma. Temi emergenti che stanno dando un forte impulso all’affermazione di questo modello di computing, perché comunque un buon modello di cloud computing per essere fruito al meglio ha bisogno di un modello maturo di ICT, sia in termini di metodologie che di processi. E tutto ciò accelera in molti casi l’adozione di best pratices.
Per le grandi imprese, soprattutto, il cloud sta diventando di estrema importanza perché va a toccare temi quali quello della governance, che con il cloud computing hanno un impulso ancora più importante perché inserendo nel sistema elementi al di fuori del perimetro di impresa, della rete protetta del firewall, le problematiche di affidabilità, sicurezza, disponibilità del servizio diventano ancora più delicate.
E ci sono poi aspetti quali la virtualizzazione e l’automazione che HP pone sotto il cappello dell’Adaptive Infrastructure; si tratta di realizzare un’infrastruttura interna a forte automazione e virtualizzazione che sia in grado di adattarsi e di essere usata in funzione di quella che è la necessità reale. Per HP c’è molto da fare all’interno delle grandi imprese in termini di infrastrutture IT per poter essere pronti a utilizzare le capacità del cloud esterno.  

[tit:Livelli di adozione e incidenza del cloud]

Quale il grado di adozione nelle aziende e in concreto quanto impatta oggi il cloud sui progetti su cui state lavorando?
Come visto l’attenzione al tema è alta e sta crescendo in modo molto veloce.
Il cloud computing è visto come un’importante opportunità, quantomeno da comprendere per definire un proprio modello. Ogni azienda rispetto al cloud sarà impattata nella strategia di adozione innanzitutto dalle tematiche di impresa; come in altri ambiti anche in questo non esiste la regola d’oro applicabile ovunque.
E’ importante valutare il livello di maturità dell’IT rispetto ad aspetti quali la governance e l’infrastruttura, che sono i parametri con cui bisogna poi andarsi concretamente a misurare. Per esempio il cloud introduce aspetti legati alla sicurezza non soltanto fisica ma anche di tipo regolamentare, il rispetto delle normative, che vanno affrontati in funzione del settore d’industria in cui si opera.
E ancora temi legati alle prestazioni e alla disponibilità; il cloud computing  visto come elemento che consente di far fronte alle classiche richieste impredicibili del business senza doversi dotare di una super-infrastruttura complessa e costosa.
Si iniziano a vedere passaggi concreti. Nell’adozione di un modello di cloud computing è necessario seguire passaggi propedeutici che variano a seconda dei casi.
Le grandi aziende sono a un buon livello di maturità del processo di automazione e virtualizzazione o di utilizzo della governance e quindi sono pronte per per il cloud.
Molte aziende hanno in corso processi di virtualizzazione e il cloud computing consente passi evolutivi. Per esempio una virtualizzazione tradizionale può portare a una definizione statica della allocazione delle risorse sulle macchine. La virtualizzazione concepita in ottica cloud necessita di dinamismo, di una disintermediazione delle richieste, perché col cloud si aspettano risorse nell’ordine di minuti, ore, non di giorni.  

Virtualizzazione e automazione, processi tecnologici che favoriscono il cloud computing. Cosa offre HP in quest'ambito?
HP, per esempio, mette in campo la recente offerta di Blade System Matrix, sistemi che nel caso di un cloud service provider possono essere utilizzati per erogare servizi su scala massiva e nel caso di un’impresa di grandi dimensioni possono essere utilizzati per attività di consolidamento propedeutico all’uso del cloud. Si tratta di grossi sistemi che utilizzano tecnologie di virtualizzazione della capacità elaborativa ma anche di virtualizzazione dell’uso della rete e dello storage. Se si utilizzano risorse informatiche ma si virtualizzano solo le componenti applicative occorre poi configurare a mano l’uso della rete e dello storage, il che introduce delle latenze che con il modello cloud sono inaccettabili.
Le capacità tecnologiche dei sistemi Matrix consentono di sviluppare il tema della virtualizzazione all’interno dell’impresa semplificando i processi e dando maggior capacità reattiva del business.  

[tit:I plus di HP e il valore delle partnership]

Quali gli elementi differenzianti della strategia cloud computing di HP rispetto a quella di altri vendor? 
HP si distingue per la visibilità del mercato e l’ampia copertura in termini di offerta di tutte gli aspetti che caratterizzano il cloud computing. HP ha la capacità di muoversi su diversi fronti: consumer, enterprise, service provider.
Ai service provider HP porta l’esperienza di chi eroga il servizio; esperienza di tecnologia e il fatto che lavora con i fruitori dei servizi. Ai fruitori dei servizi HP porta la comprensione del fenomeno cloud a tutto tondo e i modi per poterlo integrare nella propria catena del valore.  

Quanto contano le partnership per HP per diffondere questo modello?
Storicamente le partnership giocano un ruolo importante nella strategia HP; ancora di più in ambito cloud computing. Diventano elemento imprescindibile proprio per la natura di questo paradigma, che abbraccia diversi fattori, andando a toccare temi di sviluppo di offerta e competitività dell’impresa anche in ambiti ancora inesplorati. Per questo è intenzione di HP tessere molte relazioni in questa direzione.
Negli Stati Uniti, per esempio, HP ha in essere diverse partnership con system integrator che supportano le medie imprese nell’integrazione di servizi cloud all’interno del loro ICT.
Di rilievo la partnership che lega HP a Intel e Yahoo nell’iniziativa ‘Cloud Computing Test Bed’ su un progetto di costruzione e sviluppo di centri di elaborazioni dati nel mondo concepiti per promuovere la collaborazione tra mondo dell’industria, università e istituzioni.
Da citare anche il recente accordo siglato con RIM per lo sviluppo e la distribuzione di un portafoglio di soluzioni per il mobile business su piattaforma BlackBerry. In particolare, HP CloudPrint for BlackBerry Smartphones è una soluzione basata su servizi web che consente agli utenti di stampare messaggi di posta elettronica, documenti, foto e pagine web ovunque.
Il servizio CloudPrint consente agli utenti mobili di stampare agevolmente utilizzando la stampante più vicina; è indipendente dal dispositivo di stampa utilizzato e non richiede alcun driver, ma un semplice accesso Internet.
Pubblicato il: 13/08/2009

Tag:

Cosa pensi di questa notizia?

Speciali

speciali

2018 Sonicwall Cyber Threat Report

speciali

I tanti volti della sicurezza