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Crisi: dall'export le speranze di ripresa

Unioncamere: "L’export è l’unico indicatore che, nelle previsioni delle imprese manifatturiere, mostra segnali positivi e accende le speranze di una ripresa".

Autore: Redazione ImpresaCity

Se Natale ha dato una mano solo alle vendite dei supermercati, che chiudono quasi in pareggio, il calo della domanda interna ha colpito le imprese di tutti i settori negli ultimi mesi del 2012 e fa pensare, soprattutto gli operatori del commercio e della filiera turistica, a un primo trimestre 2013 “in rosso”. L’export è l’unico indicatore che, nelle previsioni delle imprese manifatturiere, mostra segnali positivi e accende le speranze di una ripresa dell’economia anche se i benefici della competitività estera dei nostri prodotti saranno colti prevalentemente dalle imprese settentrionali, Nord Ovest in testa.
E’ quanto emerge dall’indagine congiunturale effettuata dal Centro studi di Unioncamere relativa al IV trimestre 2012 e alle previsioni per il I trimestre 2013.  
“Le incertezze del mercato interno continuano a farsi sentire sul nostro sistema produttivo”, ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Dopo aver vissuto un periodo natalizio decisamente sotto tono e aver dato corso a una stagione dei saldi che sembra non aver dato i risultati desiderati, il commercio al dettaglio si appresta ad iniziare una nuova fase all’insegna della riduzione delle vendite. Il contesto di difficoltà complessivo sembra colpire anche le imprese della filiera turistica che pure, almeno nelle aree di montagna, dovrebbe proprio in questi mesi sperimentare le performance migliori”.

Le previsioni per il I trimestre 2013 e il consuntivo del IV trimestre 2012

Industria:
Per il I trimestre 2013 le imprese industriali mostrano ancora di risentire del clima economico sfavorevole, alimentato principalmente dalle incertezze sul fronte interno. A fronte di poco meno della metà di operatori che puntano a mantenere inalterati i volumi prodotti e il flusso di vendite, sono oltre un terzo le imprese che continuano ad attendere cali di produzione e fatturato. I saldi di questi indicatori segnano infatti rispettivamente -17,6 e -16,7.
Ampi, comunque, i differenziali tra classi dimensionali. Le imprese con meno di 49 addetti e gli artigiani appaiono decisamente più pessimisti, tanto che i saldi scendono sotto i -25 punti nel primo caso, e a -33 punti nel secondo. Dai 50 addetti in su, invece, lo scarto tra aspettative di miglioramento e peggioramento è meno accentuato (intorno a -6 punti per entrambi gli indicatori). Migliori le attese degli operatori sul fronte estero.
Le previsioni risultano in questo caso positive (ad esclusione dell’artigianato) di quasi 9 punti percentuali, con un sensibile scarto tuttavia tra le dimensioni minori (che segnano un saldo tra attese di incremento e di diminuzione di solo +1,5 punti) e le imprese di maggiori dimensioni (+12,3).
Sotto il profilo settoriale, a essere più penalizzate dalla mancanza di prospettive di recupero, sia sul fronte della domanda interna che di quella estera, sono le industrie del legno e del mobile, unico settore a esibire un saldo previsivo negativo anche sugli ordinativi esteri.
Il debole mercato interno incide, invece, più decisivamente sulle aspettative delle industrie alimentari e delle altre industrie, che, a fronte di un prevalente pessimismo in termini di produzione e fatturato, presentano saldi positivi per gli ordinativi esteri, grazie alle attese delle imprese con oltre 49 addetti. L’orizzonte è meno scuro per le industrie meccaniche e per quelle chimiche e delle materie plastiche.
Le imprese meridionali mostrano più delle altre timore per l’andamento del I trimestre dell’anno: i saldi di produzione e fatturato sono pesantemente negativi (-25,3 e -23,3 punti, rispettivamente) soprattutto a causa delle difficoltà che sembrano prospettarsi per le imprese di piccole dimensioni. Anche le imprese del Nord Est denunciano un marcato pessimismo per tali indicatori (intorno al -20%), mentre Centro e Nord-Ovest mostrano saldi negativi ma non vanno oltre il -15%.
Quanto alla domanda internazionale è il Nord Ovest l’area in cui si evidenziano previsioni migliori (+13,8), seguita dal Nord Est (+6,5%), quindi dal Centro (+2,5 il saldo). Positivo di solo 1,2 punti percentuali il saldo tra attese di incremento e di diminuzione degli ordinativi esteri del Mezzogiorno. Nel IV trimestre 2012, pur restando negativi, tendono ad attenuarsi i cali di produzione e fatturato rispetto ai tre mesi precedenti: rispettivamente -5,8% e -5,2% a fronte del -6,9 e del -6,8% registrati tra luglio e settembre 2012, ma, soprattutto, seppur di poco, torna il segno più dinanzi all’indicatore dell’export (+1,0%).

Commercio:
Gli operatori del commercio continuano a soffrire per la persistente stagnazione dei consumi interni: -37,5 punti il saldo tra attese di aumento e di diminuzione delle vendite, con i piccoli esercizi che segnano un -45,9. La pesantezza del clima tra i dettaglianti è attestata dall’outlook decisamente negativo espresso dal segmento food (-42,1 punti il saldo), addirittura peggiore rispetto a quello del settore non alimentare (-38,7).
Leggermente meno fosche le aspettative della Gdo, dove sale al 53,4% la quota degli esercizi che punta sulla stabilità delle vendite, ma il saldo è comunque negativo (-23,4). Su scala territoriale, a fronte di previsioni migliori della media nazionale nelle regioni del Nord (-30,4 e -28,5, rispettivamente, i saldi nel Nord Ovest e Nord Est), al Centro-Sud sono attese più marcate manifestazioni di sofferenza nelle vendite (-52,0 e -39,3 i saldi nel Centro e nel Sud e Isole, rispettivamente).
Vendite in calo anche nel IV trimestre 2012: -8,4% il risultato finale, con la Gdo che, grazie al periodo festivo, chiude quasi in parità (-0,1%), mentre il commercio al dettaglio non alimentare segna un calo del -10,3% e quello alimentare del -7,3%.  

Altri servizi: 
La criticità del quadro economico trova riscontro anche nelle prospettive delle imprese degli Altri servizi per il I trimestre 2013: le dichiarazioni degli operatori si concentrano (57,0%) sulla stabilità del volume d’affari, ma un ulteriore terzo di essi ritiene concreto il rischio di un peggioramento.
La spinta al pessimismo viene soprattutto dalle imprese della filiera della ristorazione e del turismo (-33,0 il saldo), particolarmente sensibili al calo dei consumi. Solo per i servizi dell’Ict l’intonazione è meno negativa (-6,8 il saldo), grazie soprattutto a un cauto ottimismo espresso dalle imprese con oltre 50 dipendenti.
Su scala territoriale non si apprezzano differenze di particolare rilievo: il Sud e Isole e il Nord Ovest sono accomunate dal prevalere in maniera più netta di giudizi negativi, mentre nel Nord Est e nel Centro il pessimismo è lievemente più temperato rispetto alla media italiana.
L’outlook non positivo appena descritto ha alle spalle un consuntivo del volume di affari per il IV trimestre 2012 di segno decisamente negativo (-6,7%), su cui hanno inciso pesantemente i risultati degli operatori più piccoli, che lasciano sul terreno una perdita di quasi il 9% del volume d’affari.
Comunque, le difficoltà sono state trasversali ai settori e alle ripartizioni geografiche: solo l’Ict e i Servizi avanzati contengono le flessioni, grazie a risultati migliori delle imprese oltre i 50 dipendenti; mentre, su scala territoriale, le regioni del Centro-Nord sono state meno penalizzate rispetto al Sud e Isole.
Pubblicato il: 07/03/2013

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