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L’Europa mette ordine alla propria strategia sulla sicurezza

La Commissione Europea ha presentato un insieme di progetti, che ora devono essere convogliati in un’apposita direttiva.

Roberto Bonino

Non c’è vera libertà senza sicurezza”, secondo Neelie Kroes, commissario europeo incaricato per le nuove tecnologie. La frase è servita per riassumere la filosofia che ha ispirato la nuova strategia continentale in materia di cyber sicurezza. L’Unione Europea mira a costruire al proprio interno un cyberspazio aperto e sicuro, fissando cinque priorità per arrivarci: ottenere la cyber-resilienza, far arretrare considerevolmente la cyber-criminalità, sviluppare una politica e messi di protezione legati alla politica di sicurezza  e di difesa comune, sviluppare le risorse industriali e tecnologiche in materia di cyber sicurezza e instaurare una politica internazionale coerente con i valori essenziali dell’Ue.
Per raggiungere questi obiettivi, L’Unione vuole proporre una direttiva sulla sicurezza delle reti e dell’informazione, destinata a coinvolgere tanto gli stati membri quanto i facilitatori di servizi Internet chiave e coloro che propongono infrastrutture critiche, come le piattaforme per il commercio elettronico e i social network, così come gli attori economici di settori come l’energia, i trasporti, i servizi bancari e la sanità. Tutti costoro andranno convinti a garantire un ambiente digitale che offra livelli di sicurezza e affidabilità comuni per tutta la Ue.
A tale scopo, gli stati membri dovranno designare delle autorità competenti a livello nazionale e investire le risorse umane e finanziarie sufficiente a permettere gli interventi necessari. Un’infrastruttura sicura fra Stati e Commissione dovrebbe essere costruita per facilitare la cooperazione e accelerare la trasmissione degli allarmi. Le aziende private saranno tenute a segnalare gli incidenti di sicurezza più significativi per i propri servizi essenziali e ad adottare politiche in materia di gestione del rischio.
I termini della direttiva sono però molto fluidi, soprattutto in riferimento agli obblighi già esistenti e nessuna data è stata indicata per l’effettiva adozione. Si prevede comunque una reazione poco positiva soprattutto da parte dei service provider, obbligati a dichiarare tutti gli incidenti di sicurezza: un’informazione delicata per realtà come le istituzioni finanziarie, che devono già fare rapporto alle autorità ufficiali di regolamentazione.
Pubblicato il: 12/02/2013

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