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Business International, la situazione italiana verso Europa 2020

Il Rapporto di Business International mette a fuoco le richieste delle imprese alla politica economica.

Autore: Chiara Bernasconi

Business International ha presentato il Rapporto "L'Italia verso Europa 2020: come prosperare in una decade di crescita zero", in occasione della Tavola Rotonda con il Governo Italiano (Roma, Villa Miani), uno degli eventi che mettono a confronto mondo politico e imprenditoria sui temi cruciali della politica economica e dello sviluppo.
Tra le presenze istituzionali di spicco della Tavola Rotonda 2012, il Direttore Dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, Carlo Cottarelli, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, il Viceministro per il Lavoro e le Politiche Sociali Michel Martone.
Dal rapporto, basato su un sondaggio mirato che tra aprile e maggio 2012 ha coinvolto il Top Management di un campione significativo di aziende italiane tratto dal data base di Business International, emerge un quadro ancora difficile, fondamentalmente legato alla contrazione della domanda, al ritardo nei pagamenti e al credit crunch e una serie di criticità indicate dagli imprenditori, in alcuni casi sorprendenti, a cominciare dall'ultima posizione - tra i problemi sul tappeto - in cui viene relegata la riforma del mercato del lavoro e dal modesto rilievo attribuito alle politiche di liberalizzazione e privatizzazione.
La situazione italiana è ancora delicata e il 66% degli imprenditori dichiara di aver subito gli effetti della crisi, un peggioramento di 8 punti percentuali rispetto a quanto affermato in occasione di uno studio di Business International del 2009.
Tre anni fa il 31% poteva ancora dichiarare condizioni immutate rispetto all'anno precedente, mentre oggi lo fa solo il 21%.
Una nota positiva, seppur non eclatante: il 13% sostiene di aver migliorato la propria posizione, a differenza dell'11% del 2009.
Nel complesso, comunque, nel 47% dei casi il fatturato è diminuito nell'ultimo biennio e manager e imprenditori sono meno ottimisti, poiché oltre il 70% del campione ritiene che la crisi avrà ancora effetti di medio-lungo termine sulla propria azienda.
Tra le principali criticità affrontate dalle imprese in questo periodo emergono la diminuzione degli ordini e delle vendite (62%) e l'insolvenza dei clienti (60%), a cui si sommano l'inefficienza della burocrazia (50%), l'aumento del costo del credito (40%) e la difficoltà ad accedervi (39%), l'aumento dei prezzi delle materie prime (29%) e il ritardo nei pagamenti della P.A. (25%). L'aumento della concorrenza straniera non rappresenta una minaccia significativa: solo il 16% lo indica tra le difficoltà del periodo.I problemi più acuti da affrontare e risolvere per sbloccare la ripresa sono, dal punto di vista delle aziende, inefficienza della burocrazia, pressione fiscale eccessiva, ritardo dell'infrastruttura telematica del Paese.
Al di là delle loro azioni concrete per reagire alla crisi, gli imprenditori ritengono sia in primo luogo fondamentale procedere a una riforma della PA (77%), e del resto l'Ocse stessa considera la burocrazia una delle prime cause dello svantaggio competitivo italiano, collocando il nostro Paese al penultimo posto in Europa, seguito solo dalla Grecia.
Richiedono poi al Governo interventi di natura fiscale, ovvero riduzione della pressione fiscale (68%) e defiscalizzazione degli utili reinvestiti nell'impresa (60%).
Per ovviare al problema della scarsa liquidità si desidererebbe anche un nuovo rapporto banca-impresa che valorizzi i progetti imprenditoriali (50%).
Vengono ritenuti utili gli incentivi alle imprese e le agevolazioni per l'accesso al credito, ma non sono considerate prioritarie politiche di liberalizzazione e privatizzazione, ritenute importanti solo dal 31% e dal 22%.
Quello che stupisce è però la mancanza totale di percezione dell'urgenza di una riforma del mercato del lavoro e per misure previdenziali e per adeguare il sistema infrastrutturale italiano agli standard europei, la priorità evidenziata dagli imprenditori non riguarda le infrastrutture fisiche, bensì la rete telematica (75%).
Dopotutto, in Italia, il Digital Divide è ancora un problema rilevante e l'attuale Governo ha in effetti inserito l'Agenda Digitale tra le sue priorità anche se la sua attuazione è in ritardo e gli imprenditori concordano nell'identificare tra le cause la congiuntura economica sfavorevole (53%), ma anche l'eccessiva burocratizzazione delle procedure (43%) e la carenza di infrastrutture tecnologiche (41%). 
Da parte loro, gli imprenditori si rivelano tenaci e stanno cercando di reagire alla crisi attraverso nuove strategie di business, mentre non vengono viste come soluzioni primarie la riduzione del personale e l'"aggregazione" a scapito della propria identità imprenditoriale. 
Questi i principali risultati del Rapporto al centro della Tavola Rotonda, un'occasione per riflettere proprio sulle strategie necessarie per rilanciare la competitività del Sistema Paese in linea con gli obiettivi dell'Unione Europea. Lo studio si è posto l'obiettivo di analizzare esperienze e percezioni degli attori chiave del Sistema Paese, per comprendere la situazione attuale del mondo produttivo e capire come orientare l'azione di governo.
L'analisi complessiva del quadro macroeconomico e il raffronto con ricerche internazionali mettono in luce uno scenario globale a tinte fosche a causa della crisi del debito sovrano nell'area Euro e del rallentamento delle economie emergenti, anche se è prevista una ripresa contenuta del PIL a partire dal 2013 e i segnali di crescita dell'economia statunitense lasciano ben sperare per effetto traino.
Pubblicato il: 28/06/2012

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