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Unimpresa: oltre 215mila aziende attendono pagamenti da Stato ed enti locali

Unimpresa: "215.493 aziende corrono il rischio di licenziare i dipendenti, di chiudere in perdita un bilancio, di avviare una procedure di crisi, di trovarsi in una pericolosa condizione di insolvenza o, ipotesi peggiore, di imboccare la strada del fallimento".

Mercato e Lavoro
Sono oltre 215mila le imprese italiane che vantano credito con la pubblica amministrazione. E per ciascuna di esse la media degli arretrati dei pagamenti è pari a 422mila euro.
Questi i dati di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulla questione dei debiti della Pa.
L’analisi di Unimpresa, basata su dati Istat e Banca d’Italia, mette in luce i dati sulle imprese che vantano credito con la Pa settore per settore. Nell’industria è pari all’1,2% la quota di imprese in credito con lo Stato: vuol dire che ci sono 5.436 aziende che aspettano a di veder saldata una fattura. Nel comparto delle costruzioni (edilizia e ristrutturazioni) la quota di imprese in fila d’attesa è pari al 16,2%, che equivale a 100.926 aziende. Il record è nei servizi: sono 109.131 (il 3,3% del totale del settore) le imprese a cui lo Stato centrale o gli enti locali e territoriali (regioni, province e regioni) devono riconoscere un corrispettivo.
Complessivamente, dunque, sul totale delle imprese italiane (4.383.000) il 4,9 è creditore della pubblica amministrazione: 215.493 aziende, insomma, corrono il rischio di licenziare i dipendenti, di chiudere in perdita un bilancio, di avviare una procedure di crisi, di trovarsi in una pericolosa condizione di insolvenza o, ipotesi peggiore, di imboccare la strada del fallimento. Tutto questo per colpa dei ritardi di pagamento della Pa.
Il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi: “Ovviamente il decreto sblocca-pagamenti da solo non basta: la questione fiscale, con un auspicabile piano volto alla riduzione del carico tributario, e il tema del credito bancario, con un disegno per rimettere in moto il motore dei prestiti, restano cruciali per le imprese italiane e devono essere al primo punto dell’agenda del nuovo Governo”. Per Longobardi “anche il lavoro dei saggi chiamati dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, deve partire da fisco e credito”.
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