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Allarme Confindustria: Italia in recessione

Le previsioni economiche del Centro Studi Confindustria vedono un calo dell'1,6% Pil italiano nel 2012, e un calo di 800 mila occupati dall'inizio della crisi al 2013. Necessaria una "breve e fitta stagione di riforme".

Irene Canziani

Uno scenario fortemente negativo, con l'Italia vittima di una nuova recessione, un calo del Pil nel 2012 e un crollo dell'occupazione. 
E' quello tratteggiato dal Centro Studi Confindustria nel proprio rapporto "Scenari economici" di dicembre.
"L'inverno della recessione - afferma lo studio - si è a acciato sull'economia dell'Eurozona. Le avvisaglie erano già chiare (e indicate) qualche mese fa. In Italia è iniziata prima e risulterà più marcata".
Il Centro Studi stima per l'anno in corso un aumento del Pil dello 0,5%, ma una contrazione dell'1,6% nel 2012, a cui farà seguito una ripresa dello 0,6% nel 2013.
A causa del rallentamento della domanda globale, le esportazioni del made in Italy smetteranno di crescere: +0,2% nel 2012, dopo il +4,2% nel 2011 (+12,2% nel 2010). 
Cattive notizie anche sul fronte della pressione fiscale, che secondo le previsioni raggiungerà il record del 45,5% nel giro di due anni, inclusi i tagli alle agevolazioni fiscali che dovranno scattare alla fine del 2012. "La pressione effettiva - si legge nel comunicato - che esclude il sommerso dal denominatore, supera abbondantemente il 54%. Ciò rende ancora più impellente utilizzare ogni strumento di contrasto all'evasione e restituire ai contribuenti, attraverso l'abbattimento delle aliquote, ogni euro recuperato".
Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono definite "in deterioramento": secondo il Csc è "molto probabile che si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti, il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012".
Con ulteriori 219 mila persone occupate in meno, il biennio 2012-2013 si chiuderà con un calo di 800 mila occupati da avvio crisi a inizio 2008. 
"L'allungamento della vita lavorativa - afferma il Centro Studi - e i provvedimenti liberalizzatori inseriti negli ultimi atti governativi vanno nella giusta direzione".
Ma non basta: per tornare a crescere, il nostro paese ha bisogno di una "breve e fitta stagione di riforme che innalzi il tasso di crescita dell'economia italiana migliorando l'efficienza della pubblica amministrazione, accorciando drasticamente i tempi della giustizia, aumentando il grado di concorrenza nei servizi, elevando quantità e qualità dell'istruzione, rimuovendo gli ostacoli all'occupazione, potenziando la protezione del welfare, incentivando e promuovendo ricerca e innovazione, innalzando il tasso di occupazione giovanile e femminile, riducendo i divari regionali".
Pubblicato il: 15/12/2011

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