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Ibm e SDA Bocconi, i CFO italiani protagonisti nella creazione di valore per le imprese

Da una ricerca Ibm e SDA Bocconi emerge che, nel nostro Paese, il ruolo del CFO come "imprenditore di efficienza" e integratore di valore rappresenta il fattore chiave nei cambiamenti della funzione AFC (Amministrazione Finanza e Controllo), pur in presenza di alcuni elementi che ne limitano tuttora il potere organizzativo e decisionale in azienda.

Autore: Redazione ImpresaCity

Quella del Chief Financial Officer è una figura sempre più importante e legata all'efficienza dell'azienda.
Ad affermarlo sono Ibm e la SDA Bocconi School of Management che hanno presentato, nel corso dell'IBM Finance Forum 2011, i risultati della ricerca "Amministrazione, Finanza e Controllo: Costo o Valore? Come trasformare la funzione AFC nell'impresa italiana", condotta sui CFO italiani di oltre 100 imprese medio grandi.
Lo studio rivela che, anche nel nostro Paese, il ruolo del CFO come "imprenditore di efficienza" e integratore di valore rappresenta il fattore chiave nei cambiamenti della funzione AFC (Amministrazione Finanza e Controllo), pur in presenza di alcuni elementi che ne limitano tuttora il potere organizzativo e decisionale in azienda.
"Il mutato scenario istituzionale, economico e tecnologico in cui le imprese si trovano a operare le spinge, inoltre" sottolinea Andrea Dossi, direttore area Amministrazione, Controllo, Finanza aziendale e Immobiliare di SDA Bocconi e coordinatore scientifico della ricerca, "a ricercare un'accentuata integrazione informativa e manageriale delle componenti chiave della funzione AFC (asset operativi, processi, ruoli e competenze). Un'integrazione che può far leva sull'uso di tecnologie di raccolta e analisi dei dati".
La ricerca italiana trae spunto dalle evidenze emerse nella Ibm CFO Survey 2010, condotto su oltre 1.900 CFO a livello globale, con l'obiettivo di comprendere le caratteristiche della funzione AFC e il ruolo dei CFO nelle imprese italiane.
Attraverso la somministrazione di questionari e il confronto in focus group si è potuto valutare quanto i risultati della ricerca Ibm CFO fossero applicabili alle aziende del nostro Paese e, soprattutto, quali fossero i principali driver di cambiamento della funzione di Amministrazione-Finanza-Controllo e le caratteristiche di quei CFO che nelle proprie aziende sono protagonisti del cambiamento.
"L'integrazione informativa, cioè la gestione coerente dei dati provenienti dalle diverse componenti di un'organizzazione e la loro trasformazione in informazioni utili per il business è vista dai CFO come chiave per l'efficienza amministrativa e per l'integrazione organizzativa capace di garantire competitività all'azienda", aggiunge Marco Albertoni, Analytics Leader, Strategic Initiatives Ibm Italia.
Il Chief Financial Officer svolge un ruolo cruciale in termini di misurazione e controllo delle performance, ma diventa anche protagonista – insieme alla funzione AFC – delle strategie finalizzate a una maggiore efficienza nei processi, alla gestione del rischio, alla riduzione dei costi a livello globale e all'ottimizzazione del costo del capitale.  
D'altro canto, questa centralità del ruolo non sempre si accompagna ad un'uguale incidenza della funzione AFC e del CFO sui processi di business e sulle decisioni chiave nelle aziende italiane. Solo il 60% delle aziende del campione, ad esempio, possiede una funzione amministrazione, finanza e controllo che riassume al suo interno tutte queste competenze. Spesso nelle aziende medio-piccole, inoltre, si hanno CFO dall'età media elevata, con un turnover nel ruolo che si attesta attorno ai 14-15 anni.
In quest'ottica la ricerca fornisce alcuni punti chiave su cui focalizzarsi al fine di conseguire un incremento della visibilità del Finance - e del ruolo di chi lo gestisce - nelle imprese italiane:
- un'evoluzione della funzione finance che assicuri una maggiore integrazione informativa e un'aumentata efficacia dell'informazione rispetto al business. Ciò è facilitato dall'adozione di tecnologie (come soluzioni ERP) che automatizzino la funzione amministrativa e permettano al Finance di concentrarsi sull'analisi di business (grazie a strumenti adeguati di analytics);
- indicazioni puntuali al top management riguardo alle aree in cui si genera cassa, dove si può investire e in che misura;
- un presidio costante ed efficace dell'analisi degli investimenti e del credit management;
- un'integrazione dei meccanismi di planning e budgeting con quelli di risk management, per poter comprendere quali sono rischi di business cui l'azienda si espone e comunicarli in tempo reale;
- un investimento concreto sulle persone, sullo sviluppo e gestione dei talenti nel Finance. E' questo l'investimento forse più importante e il gap più rilevante rispetto alle esperienze internazionali, anche in considerazione della fuga di talenti che affligge il sistema Italia.    
Ai CFO si richiedono, quindi, contributi importanti per gestire le minacce, innovare i modelli di business, ottimizzare le risorse, anticipare performance e opportunità; ugualmente la funzione AFC diventa protagonista nella definizione ed implementazione delle strategie aziendali e della conseguente creazione di valore.
Una sfida che può essere affrontata attraverso un ripensamento dell'integrazione tra sistemi, processi e risorse che costituiscono la funzione AFC; ciò passa anche attraverso l'uso di tecnologie capaci di restituire in ogni momento informazioni strategiche per il business e lo sviluppo delle risorse umane impegnate nel Finance.
Pubblicato il: 23/06/2011

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