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Marcegaglia, per nuove classi dirigenti puntare su donne e giovani

Il V Rapporto "Generare Classe Dirigente", elaborato dall'Associazione Management Club e dell'università Luiss Guido Carli, sottolinea l'esigenza per la classe dirigente italiana di puntare su giovani e donne per la ripresa economica. Pensiero condiviso dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Irene Canziani

"E' positivo che oggi, nel dibattito pubblico italiano, abbia finalmente conquistato spazio l'esigenza di declinare le classi dirigenti al femminile, ed in senso giovanile". Lo ha affermato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in occasione della presentazione a Roma del V Rapporto "Generare Classe Dirigente", elaborato dall'Associazione Management Club e dell'università Luiss Guido Carli.
Secondo il rapporto, la classe dirigente italiana si trova "a confrontarsi con la nuova realtà post-crisi, ma non è ancora pronta per sfruttare le nuove prospettive: vi sono carenze di infrastrutture materiali e immateriali, insieme a un deficit di visione delle antiche classi dirigenti che operano in un sistema farraginoso e burocratico che perde spesso di vista il bene della comunità produttiva".
Lo studio si è focalizzato in particolare sui territori di Torino, Varese, Treviso, Reggio Emilia, Ancona e Lecce
Se i problemi comuni a ciascuno dei sei territori sono inevitabilmente legati all'impatto della crisi economica, diverse sono le priorità nella classifica dei timori più sentiti: il futuro dei giovani è un argomento che non sempre è inserito nell'agenda pubblica di tutte e sei le città, mentre  la questione immigrazione è particolarmente evidenziata dalle classi dirigenti delle province del Nord Italia (Varese, Treviso, Reggio Emilia) dove, più che un'opportunità per incrementare la forza lavoro (e qui, Ancona può essere da esempio), è vissuta come un problema.
In ogni caso, le convergenze esistono e la prima riguarda tre debolezze di fondo relative alle classi dirigenti locali: una risposta alla crisi ispirata a comportamenti incerti e talvolta "allentati", un'eccessiva autoreferenzialità delle classi dirigenti locali che stentano a cooperare, nonché una sostanziale marginalità del tema "classe dirigente" (formazione, selezione e ricambio) nell'Agenda Pubblica Locale.
D'altra parte emergono anche segnali positivi, come la consapevolezza delle élite locali di dover "uscire in alto" rispetto alla crisi e la reattività dimostrata dal sistema delle imprese locali sfruttando i possibili vantaggi competitivi derivanti dalla crisi economica.
Gli autori contribuiscono a formulare le  "ricette" per una ripresa efficace e consistente del sistema italiano, su molteplici fronti, a partire dalla finanza, che è alla ricerca di nuove regole di governance per riportare l'economia verso il "reale" distribuendo i vantaggi tra imprese, banche, grandi investitori  e famiglie.
Inoltre, è compito della classe dirigente italiana, negli anni a venire, sfruttare quelle risorse sottoutilizzate che potrebbero essere i propulsori della definitiva ripresa economica, e cioè il capitale immateriale, i giovani e le donne.
Pubblicato il: 08/04/2011

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