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Unioncamere, nasce il Comitato nazionale per la legalità

Le Camere di commercio si uniscono contro la criminalità: il nuovo Comitato nazionale per la legalità avrà l'obiettivo di coordinare le azioni di monitoraggio e di supporto alle imprese colpite dalle malversazioni delle mafie.

Redazione ImpresaCity

Un Comitato nazionale per la legalità che, a nome di tutto il sistema delle Camere di commercio, coordini le azioni di monitoraggio e le iniziative antiracket e antiusura; intensifichi i rapporti con le autorità competenti, anche mettendo a disposizione le informazioni del Registro delle imprese; rafforzi i contatti con l'Agenzia nazionale per i beni confiscati per fornire, grazie ad un Progetto di sistema realizzato in collaborazione con l'Associazione Libera, supporto alle attività di re-immissione sul mercato dei beni confiscati, a cominciare dalle oltre 1.300 imprese con centinaia di dipendenti sottratte alle attività illecite.
Il Comitato è stato istituito dal Consiglio generale di Unioncamere riunitosi a Roma.
Il Consiglio Generale ha deciso di aderire a nome dell'intero sistema camerale al Protocollo per la legalità già sottoscritto nel corso del 2010 dalle Camere di commercio di Reggio Emilia, Modena, Crotone e Caltanissetta, che nei mesi scorsi hanno già avviato una serie di iniziative di contrasto alla criminalità, rafforzando la collaborazione con le istituzioni locali.
Il Comitato nazionale, che sarà costituito dai Presidenti delle Camere (a cominciare dalle quattro che hanno già sottoscritto il Protocollo), da rappresentanti delle amministrazioni centrali, delle associazioni particolarmente coinvolte sui temi della legalità e dal direttore generale di Infocamere, avrà quindi il compito di coordinare le azioni di monitoraggio e di supporto alle imprese colpite dalle malversazioni delle mafie.
Al Comitato spetterà anche il coordinamento del Progetto elaborato da Unioncamere che, in collaborazione con Libera (l'associazione riconosciuta dal ministero del Lavoro a cui aderiscono oltre 1500 associazioni nazionali e locali, cooperative sociali e circa 4000 scuole attive nei percorsi di educazione alla legalità democratica) supporti le Camere già impegnate o che hanno in animo di operare sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata.  
La legge 109/96, infatti, prevede l'assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – associazioni, cooperative ed enti locali – in grado di restituirli alla cittadinanza tramite servizi e attività di promozionale sociale e lavoro.
Per garantire il presidio e il monitoraggio permanente dei beni confiscati, per seguire l'iter della vendita ed evitare che i beni tornino nelle mani delle organizzazioni criminali, è stata istituita, con apposita legge del 2010, l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, posta sotto la sorveglianza del ministro dell'Interno e la direzione di un Prefetto.
In questi anni, si sono registrate forti problematiche, soprattutto nella fase di re-immissione sul mercato dei beni confiscati. Negli ultimi mesi, inoltre, alcune Camere di commercio hanno avviato specifiche collaborazioni con Libera dirette al supporto ad aziende in corso di reintroduzione nel circuito economico. I beni confiscati a fine 2010 sono oltre 11mila, e comprendevano edifici, terreni, capannoni, oltre ad oltre 1.300 di imprese ed esercizi commerciali.  
Il Progetto di Unioncamere, quindi, vuole agire su tre fronti:
- la governance delle aziende confiscate alle organizzazioni criminali, che occorre gestire in modo efficiente in vista del loro futuro reinserimento sul mercato;
- la nascita di nuove imprese per la gestione dei beni confiscati;
- il consolidamento e lo sviluppo di aziende già re-immesse nel circuito economico.  
Il modello di governance, in particolare, dovrà supportare gli organismi preposti ad individuare la migliore destinazione per l'azienda sottratta alla criminalità organizzata mentre, laddove si è deciso di non procedere alla vendita o alla liquidazione dell'azienda, dovrà supportare l'impresa stessa o le persone che vi operano nell'acquisizione del know-how e delle risorse necessarie ad assicurarne la sopravvivenza, la redditività e lo sviluppo mediante una gestione orientata a criteri di efficienza ed efficacia.  
Riguardo agli altri due punti del Programma, il progetto prevede che le Camere mettano a disposizione sia delle nuove imprese nate per la gestione dei beni confiscati, sia delle imprese già re-immesse sul mercato, tutti gli strumenti di supporto informativo, formativo e di assistenza sulle tematiche aziendali, già strutturati da tutte le Camere. Gli enti camerali, inoltre, dovranno prevedere, nei bandi e progetti attivati nei territori, titoli preferenziali per queste tipologie di imprese e dovranno stimolare interventi specifici da parte dei Confidi.
Pubblicato il: 25/02/2011

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