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Paesi black list, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate

Dalle Entrate arrivano nuovi chiarimenti sui paesi black list.

Autore: Redazione ImpresaCity

Le nuove normative sui paesi black list hanno generato qualche confusione nelle imprese. Come bisogna comportarsi? Quali novità a livello fiscale?
L'Agenzia delle Entrate ha rilasciato in questi giorni nuovi chiarimenti su questi temi, in particolare sull'obbligo di comunicazione delle operazioni realizzate da soggetti passivi Iva con attori economici  che si trovano nei paesi black list, in risposta ad alcuni quesiti sottoposti all'Amministrazione finanziaria dai contribuenti.
Tra le risposte di maggiore  interesse, contenute nella circolare 2/E del 28 gennaio, ci sono quelle sulle spese di trasferta, sugli acquisti effettuati da un operatore economico non black list ma con rappresentante fiscale nominato in un Paese a fiscalità privilegiata, sulle cessioni e acquisti di beni "estero su estero" e quella che fuga i dubbi sui rapporti tra comunicazione integrativa e ravvedimento operoso.
Vediamo queste risposte nel dettaglio:
Spese di trasferta dei dipendenti fuori dalla comunicazione black list -  In caso di trasferta  in Paesi black list, le prestazioni di servizi, come, per esempio, quelle relative ai trasporti o quelle alberghiere, non devono essere riportate nella comunicazione delle operazioni Iva con Paesi black list in tutti i  casi in cui queste spese – di regola, di importo esiguo – siano  correttamente classificate nel costo del personale secondo i principi contabili adottati dall'impresa.
Fuori dalla comunicazione gli acquisti da un operatore economico non black list con rappresentante fiscale  nominato in un Paese a regime fiscale privilegiato -   Non rientrano tra le operazioni soggette all'obbligo di comunicazione le prestazioni di servizi e le cessioni di beni realizzate presso il rappresentante fiscale, nominato in un Paese black list, se l'operatore economico  "rappresentato", che costituisce la reale controparte dell'operazione,  è localizzato in un Paese a fiscalità "ordinaria".
Per le operazioni estero su estero  se non c'è Iva non c'è comunicazione -  Per le cessioni o per gli acquisti di beni effettuati direttamente all'estero, quindi  non soggetti a Iva, da una stabile organizzazione italiana con sede in un Paese black list, come ad esempio, l'acquisto di carburanti, non è previsto l'obbligo di comunicazione.
Nessun conflitto tra comunicazione integrativa e ravvedimento operoso ‐ Scaduti i termini di presentazione della comunicazione, il contribuente  può rettificarla o integrarla entro l'ultimo giorno del mese successivo alla scadenza, senza l'applicazione di alcuna sanzione. Passato questo termine, è possibile  presentare la comunicazione avvalendosi dell'istituto del ravvedimento operoso e versare, quindi, le sanzioni ridotte entro un anno dall'omissione o dall'errore, a patto che  la violazione non  sia già stata constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento.
Pubblicato il: 04/02/2011

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