Logo ImpresaCity.it

Profumo: i libici hanno deciso in autonomia l'aumento delle quote in UniCredit

Alessandro Profumo ha tenuto a precisare che gli azionisti libici di UniCredit "hanno scelto in modo del tutto autonomo" di aumentare la loro partecipazione nella banca. L'istituto di credito chiederà loro di fornire la documentazione giuridica necessaria per valutare se sono soggetti indipendenti o no.

Irene Canziani

I libici "hanno scelto in modo del tutto autonomo" di aumentare la loro partecipazione in UniCredit, "non sono stati sollecitati da nessuno". Lo ha affermato Alessandro Profumo, amministratore delegato dell'istituto di credito, nel corso di un incontro con la stampa estera.
Di sicuro, ha tenuto a sottolineare Profumo, "non sono io che li ho chiamati".
Non è ancora completamente chiarita la posizione della Libia, che ha recentemente aumentato la propria partecipazione nella banca di piazza Cordusio, portandosi al 7%.
La quota è divisa in due tronconi diversi, uno posseduto dalla Central Bank of Lybia (banca centrale del paese), pari al 4,99%, e l'altro dalla Libyan Investment Authority (un fondo governativo), pari al 2,075%: la questione è se i due soggetti possano considerarsi indipendenti oppure, facendo entrambi capo al governo del Colonnello Gheddafi, come una singola entità. La seconda eventualità comporterebbe una violazione dello Statuto di UniCredit, che sancisce che non si possa superare la soglia del 5%.
In ogni caso, per chiarire la questione, UniCredit chiederà a entrambi gli istituti "di fornire la documentazione giuridica necessaria per valutare se sono soggetti indipendenti o no – ha assicurato l'ad -. Dal loro punto di vista, si considerano soggetti indipendenti".
Nei giorni scorsi anche Dieter Rampl, presidente di UniCredit, aveva assicurato di non essere stato informato dell'aumento della partecipazione libica.
Pubblicato il: 07/09/2010

Tag:

Cosa pensi di questa notizia?

Speciali

speciali

Veeam On Forum 2018, il futuro iper-disponibile corre veloce

speciali

Phishing, Ransomware e Truffe E-Mail: è allarme per Office 365 e il cloud