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Istat, usciamo dalla crisi più dura del secondo dopoguerra

Il Rapporto Annuale dell'Istat fotografa il biennio 2008-2009, che ha assistito alla "crisi più grave del secondo dopoguerra". Pil e produzione industriale sono calati in modo consistente, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,8%. Tra i giovani, in particolare, si evidenzia la crescita del preoccupante fenomeno dei Neet. Come reagire?

Irene Canziani

Il biennio che ci lasciamo alle spalle è stato il più duro della storia dal secondo dopoguerra. Ad affermarlo è il Rapporto Annuale 2009 recentemente pubblicato dall'Istat.
Secondo l'organismo, sono stati tre i principali fattori della crisi economica: "squilibri di entità notevole nel settore finanziario (da dove ha tratto origine), nel settore immobiliare e nella bilancia dei pagamenti".
La difficile congiuntura economica ha avuto però una durata limitata: circa un anno, tra la primavera 2008 e la primavera 2009. E questo, afferma il rapporto, "anche grazie a un intervento di contenimento senza precedenti da parte delle autorità di governo. Nel biennio 2008-2009 i paesi europei hanno destinato risorse per circa 400 miliardi di Euro (il 3 per cento del Pil dell'Ue), dirette a imprese e famiglie. Le misure anti-crisi hanno tuttavia provocato un notevole peggioramento a medio termine dei conti pubblici".
Il Pil italiano l'anno scorso è diminuito del 5,0% e tra la primavera del 2008 e quella del 2009 la produzione industriale del nostro paese è scesa di circa il 25%. Considerando il biennio 2008-2009, la caduta del livello del reddito ha raggiunto in Italia il 6,3%, il risultato peggiore tra quelli delle grandi economie avanzate.
Nel nostro paese, il numero dei disoccupati è cresciuto nel biennio portandosi nella media del 2009 poco al di sotto dei due milioni, con un aumento di 253 mila unità. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,8%.
Tra le fasce di popolazione più colpite dalla crisi, secondo l'Istat, ci sono i giovani, e tra loro si evidenzia in particolare la preoccupante crescita del fenomeno Neet.
Di cosa si tratta? L'acronimo significa "Non in education, employment or training", e si riferisce a tutti quei ragazzi che non lavorano e non studiano. L'Italia possiede il triste primato in questo ambito a livello europeo: i giovani del nostro paese in questa condizione sono più di 2 milioni.
La crisi ha acuito pericolosamente il fenomeno: nel 2009 si sono registrati 126 mila Neet in più, con una crescita concentrata al nord (+85 mila) e al centro (+27 mila). Tuttavia il maggior numero, oltre un milione, si trova ancora nel Mezzogiorno.
Quali sono, dunque, le prospettive per il prossimo futuro? "Se il biennio 2008-2009 - commenta Enrico Giovannini, presidente dell'Istat - è stato straordinariamente difficile per l'economia mondiale e il sistema economico italiano, il 2010, avviatosi sotto il segno di una ripresa della produzione e degli scambi internazionali, presenta ancora forti rischi di instabilità. In Italia la caduta del prodotto è stata molto accentuata e più forte di quella registrata negli altri grandi paesi industrializzati: il Pil è tornato ai livelli dell'inizio degli anni Duemila".
Tuttavia il presidente ha voluto sottolineare che "l'Italia ha dimostrato tante volte la capacità di rispondere a sfide difficili, soprattutto quando gli obiettivi sono stati resi chiari e sono divenuti condivisi. Questo è il compito che ci aspetta tutti, nessuno escluso".
Un aiuto in questo senso potrebbe arrivare dalla prossima adozione della nuova Strategia Europa 2020, lanciata dalla Commissione Europea al fine di individuare gli strumenti e i percorsi più adatti per il rilancio dell'economia.
Pubblicato il: 27/05/2010

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