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Depositata la condanna contro Google, il Web non è al di sopra della legge

La famosa condanna ai tre dirigenti di Google, per il video caricato su YouTube che mostrava un disabile che veniva picchiato e molestato, è stata depositata. Il Giudice responsabile, Oscar Magi, ha colto l'occasione per motivare la condanna inflitta ai tre manager di Google.

Andrea Sala

Google e internet non sono al di sopra della legge. È questa, in sostanza, la motivazione che ha spinto il tribunale di Milano a condannare i tre dirigenti di Google per il ben noto video su YouTube che mostrava dei ragazzi nell'atto di un pestaggio nei confronti di un disabile torinese.
Il filmato, realizzato nel maggio 2006, è stato messo online a settembre dello stesso anno. Per quasi due mesi il video è rimasto visibile a tutti, ricevendo un alto numero di visualizzazioni. 
La sentenza di colpevolezza inflitta lo scorso 24 febbraio, infatti, fa leva sulla violazione della legge sulla privacy. I tre executive di Google sono stati prosciolti dall'altra accusa di diffamazione. Un quarto responsabile di BigG è stato poi dichiarato innocente di tutti i reati ascritti.
La motivazione della sentenza è stata diffusa dal Giudice Oscar Magi: "Esistono [...] leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una penale responsabilità".
E il Giudice continua, scendendo nel dettaglio: "L'informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge. Google Italy trattava i dati contenuti nel video scaricati sulla piattaforma e ne era responsabile quindi perlomeno ai fini della legge sulla privacy".
E probabilmente la violazione delle normative in questione è avvenuta anche negli Usa: "Non vi è dubbio che almeno parte del trattamento dei dati immessi a Torino sia avvenuto fuori d'Italia, in particolare negli Stati Uniti d'America, luogo dove hanno indubitabilmente sede i server di Google". 
Alle critiche sollevate dall'ambasciata Usa nei confronti della sentenza, critiche che parlavano di una supposta violazione della libertà di internet, risponde efficacemente il Giudice Magi: "Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato". 
Pubblicato il: 12/04/2010

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