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Private Cloud? No grazie

La mia opinione è che i benefici del cloud possano essere raggiunti soltanto sposando la logica del modello pubblico. In estrema sintesi: il vero cloud è pubblico.

Autore: Piero Macrì

Cloud pubblico o privato? La questione avrà mai fine? Sarà uno dei tormentoni che ci perseguiterà per i prossimi anni a venire? Vale la pena cercare di fare un po’ di chiarezza o quanto meno fare qualche riflessione che possa contribuire al dibattito in corso.
La mia opinione è che i benefici del cloud possano essere raggiunti soltanto sposando la logica del modello pubblico. In estrema sintesi: il vero cloud è pubblico. Perché? Il motivo è abbastanza semplice. Uno dei principali vantaggi del cloud consiste nel cambiare logica di investimento, traslare la spesa IT da spesa in conto capitale a spesa operativa, ragionare in ottica OPEX piuttosto che CAPEX.
Vuol dire non dover farsi carico della creazione di un data center e della relativa infrastruttura, insomma delegare a terzi i costi hardware e software, di server e di storage, della gestione, aggiornamento ed evoluzione di tutte le componenti che determinano l’assetto di un apparato elaborativo complesso. E’ un vantaggio che può essere conseguito soltanto perseguendo un modello di cloud pubblica poiché nella dimensione privata i costi di infrastruttura sono a carico dell’azienda e nulla cambia rispetto al tradizionale sourcing dell’IT.
Un secondo vantaggio generato dal cloud è la flessibilità: si è in grado di distribuire il carico di lavoro con maggiore efficienza sfruttando al meglio la potenza elaborativa disponibile; non si corre il rischio di dovere mantenere disponibile una capacità per soddisfare picchi di domanda occasionali. Il rischio esiste, invece, per la cloud privata, la cui piena capacità viene sfruttata soltanto in alcuni momenti. E’ come immobilizzare uno stock di magazzino. E’ la cloud pubblica che permette di pagare solo per la capacità utilizzata. E’ la cloud pubblica che permette di ridurre i costi facendo leva su una reale economia di scala. In un contesto privato la possibilità di aggiungere capacità elaborativa in modo dinamico è un esercizio complesso. In una cloud pubblica si può procedere per addizione o sottrazione, riuscendo realmente ad allineare l’offerta con la domanda. 
Insomma, dotare la cloud privata di proprietà elastiche come quelle che possono essere determinate da una cloud pubblica è molto più complicato e, allo stesso tempo, costoso. C’è da chiedersi, infatti, se la cloud privata riuscirà mai a essere competitiva a livello di costo con quella pubblica. 
[tit:Cloud privata come alternativa alla cloud pubblica]
Probabilmente la cloud privata può essere alternativa alla cloud pubblica soltanto in dimensioni di grandi e grandissime organizzazioni che possono servire una molteplicità di utenti. Nel contesto della Pubblica Amministrazione, piuttosto che aziende dove esiste la compresenza di più divisioni le quali potrebbero far convergere la propria domanda IT su un’unica cloud. Ma in questo caso la cloud privata assumerebbe sempre più la fisionomia di una cloud pubblica, una community cloud come alcuni l’hanno definita.
Si dice che ciò che frena l’investimento nel cloud siano i rischi legati alla sicurezza così come quelli legati alla difficoltà di trovare provider cloud in grado di ottemperare a tutta una serie di criteri di conformità specifici del proprio settore di appartenenza o di compliance legislativa riguardo alla protezione e movimentazione dei dati. Se tutti questi motivi inducono a privilegiare una cloud privata è comunque utile tenere presente non verrebbero raggiunti vantaggi reali. 
La sicurezza, in senso lato, è un problema che i cloud provider stanno affrontando e soluzioni conformi alle esigenze delle singole aziende verranno presto trovate. Vi è poi da considerare che esistono modelli di sviluppo del cloud che consentono di arrivare a un compromesso: trarre vantaggio dalle infrastrutture cloud pubbliche affidandosi a un network privato, quello che oggi viene definito come il modello della Virtual Private Cloud. In questo caso si tratterebbe di un sistema ibrido che può trarre giovamento dalle opportunità della nuova modalità di erogazione del servizio IT mantenendo pieno controllo delle regole.
Pubblicato il: 08/02/2013

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