Unioncamere: nel 2012 già mancano all'appello oltre 26mila imprese

Unioncamere: nel 2012 già mancano all'appello oltre 26mila imprese

Tra gennaio e marzo triplicate le perdite rispetto al 2011 10mila in meno al Sud, 15mila tra gli artigiani. Tengono solo società di capitale (+7mila) e coop (+1.000).

di: Redazione ImpresaCity del 19/04/2012 14:30

 
Meno iscrizioni e più cessazioni: è così che, nel primo trimestre del 2012, si è allargata la forbice della vitalità delle imprese tra chi sceglie di entrare sul mercato creando una nuova attività (sono stati in 120.278 tra gennaio e marzo) e chi, al contrario, ne è uscito (in tutto, 146.368).
In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2011, le iscrizioni sono diminuite di 5mila unità mentre le cessazioni sono aumentate di ben 12mila unità, con il risultato di un saldo del periodo pari a -26.090 imprese. Praticamente il triplo rispetto ai primi tre mesi del 2011, quando erano mancate all'appello "solo" 9.638 imprese. In termini relativi, la riduzione dello stock delle imprese nel I trimestre è stata pari al -0,43%, contro il -0,16% del 2011.  
Questo, in sintesi, il quadro che emerge dai dati sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre dell'anno, fotografati da Movimprese e resi noti oggi a Lecce dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, nel corso del convegno sullo sviluppo del Mezzogiorno, organizzato dalla Camera di commercio del capoluogo salentino.  
Secondo la rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere - la società di informatica delle Camere di Commercio italiane - a fare le spese del cattivo inizio d'anno sono state soprattutto le imprese più piccole, in particolare quelle artigiane (che al 31 marzo erano 15.226 in meno rispetto alla fine di dicembre), e quelle situate nel Mezzogiorno (diminuite di 10.491 unità, lo 0,52%, nei primi tre mesi dell'anno).    
Tra i settori, in termini assoluti i saldi negativi più pesanti si registrano in agricoltura (-13.335 unità, ma va detto che si tratta di una tendenza di fondo che prosegue da anni), nel commercio  (-8.671), nelle costruzioni (-8.328) e nelle attività manifatturiere (-4.929). Col segno positivo chiudono, invece, le attività immobiliari, quelle professionali e i servizi alle imprese che, insieme, crescono di 1.655 unità. Saldo positivo anche per i servizi di alloggio e ristorazione (423 imprese in più), sanità e assistenza sociale (+250), informazione e comunicazione (+125). Piccolo "boom", infine, per il settore dell'energia, dove si sta probabilmente consumando la corsa agli incentivi per la produzione di energia attraverso fonti alternative. Nel trimestre, il bilancio delle imprese è stato positivo per 511 unità in più, corrispondente ad una crescita del 7,6%.  
Sotto il profilo territoriale, tutte le macro-ripartizioni geografiche chiudono il trimestre con saldi negativi. La battuta di arresto più rilevante in termini assoluti è quella della ripartizione Sud e Isole che perde 10.491 imprese, il 40,2% di tutto il saldo negativo del periodo.
A seguire viene il Nord-Est, il cui stock di imprese tra gennaio e marzo si è ridotto di 8.176 unità. Rapportato al totale delle imprese dell'area, questo dato corrisponde ad un tasso di crescita del -0,68%, il più pesante in assoluto.
Contengono le perdite, invece, il Nord-Ovest (5.661 imprese in meno, pari allo 0,35% dello stock) e, soprattutto il Centro dove, grazie all'eccezione rappresentata dal Lazio (unica regione a chiudere il trimestre con un saldo positivo, con 1.953 imprese in più, frutto esclusivo della inarrestabile espansione delle società di capitale nella provincia di Roma), il deficit si arresata a -1.762 unità, pari allo 0,14% dello stock dell'area.    
"I successi del Made in Italy nel mondo da soli, non bastano a sostenere l'occupazione e a ricostruire il benessere dei territori andato perso nella crisi di questi anni" ha commentato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. "C'è bisogno di politiche di sostegno dell'impresa più piccola, quella diffusa da cui dipende il destino di milioni di famiglie e di giovani. Oltre a credito e semplificazione servono azioni straordinarie sul fronte occupazionale e fiscale".

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