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Regus, Pmi poco supportate dai governi

Regus pubblica i risultati di un sondaggio sottoposto ai titolari di PMI in tutto il mondo, da cui è emersa la richiesta di un maggior supporto dai propri governi e istituzioni nazionali. L'Italia non è certo il miglior paese in cui avviare una nuova attività, è questo quelo che emerge dall'indice dell'ambiente economico.

Autore: Redazione ImpresaCity

Le PMI generalmente incidono per il 50% del PIL e il 60% dell'occupazione a livello nazionale. Per questo Regus ha chiesto l'opinione dei titolari di PMI in tutto il mondo per  tastare il polso del settore imprenditoriale e conoscere la visione degli imprenditori circa il livello di supporto ricevuto dai propri governi e istituzioni nazionali.
Il 75% di titolari di impresa in tutto il mondo ritiene che gli interessi delle piccole e medie imprese siano generalmente trascurati dai governi; in Italia, questa percentuale è del 93%.
La ricerca ha sondato l'opinione di oltre 5000 imprenditori in 78 paesi, interrogandoli sul recente andamento dei ricavi e degli utili, nonché sulle loro principali preoccupazioni e cause di stress negli ultimi anni. Questi ultimi indicatori costituiscono la base dell'indice dell'ambiente economico, che riflette la visione degli imprenditori circa la facilità di gestire un'impresa nel loro paese. In particolare in Italia, l'indice mostra un punteggio di 52 punti, inferiore alla media globale che è di 100 punti.
Il 74% dei partecipanti su scala mondiale e il 93% in Italia, ha dichiarato che le banche dovrebbero essere obbligate ad accordare prestiti alle nuove e alle piccole imprese, sottolineando così che l'accesso al credito è una questione di primaria importanza per gli imprenditori.
L'86% degli imprenditori a livello mondiale e il 93% in Italia ha inoltre affermato che fondi governativi di capitale di rischio dovrebbero sostenere gli imprenditori e le iniziative imprenditoriali. Affermando che la conservazione del flusso di tesoreria è una questione centrale per le piccole imprese di tutto il mondo, il 72% dei partecipanti su scala globale e l'88% in Italia hanno inteso di chiarare che sarebbe opportuno introdurre sanzioni legali per il ritardo nei pagamenti delle fatture.
Pubblicato il: 22/11/2010

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