Banche: Unimpresa, boom sofferenze a 203 miliardi in un anno +3,6%

Rate non pagate in aumento di 7 miliardi (+3,6%). Giù di 12 miliardi gli impieghi alle imprese, calati a 779 miliardi complessivi (-1,5%). Ripartono i mutui, saliti di 5,5 miliardi (+6,7%), e il credito al consumo, in crescita di quasi 7 miliardi.

Mercato e Lavoro
Il motore del credito resta inceppato: negli ultimi 12 mesi le sofferenze delle banche sono arrivate a quota 203 miliardi e i prestiti alle imprese sono crollati di 12 miliardi. Da febbraio 2016 a febbraio 2017 i crediti deteriorati sono saliti di 7 miliardi in aumento di oltre il 6%, mentre i finanziamenti alle imprese sono diminuiti da 791 miliardi a 779 miliardi (-1,52%). In aumento, invece, gli impieghi alle famiglie, spinti dal credito al consumo e dai mutui, saliti di oltre 8 miliardi (+1,35%). In calo le sofferenze nette scese a 77 miliardi in diminuzione di 5,5 miliardi (-6,74%).
Questi i risultati principali del rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo il quale il totale dei prestiti al settore privato è passato dai 1.409 miliardi di febbraio 2016 ai 1.405 miliardi di febbraio 2017, con un calo complessivo di quasi 4 miliardi (-0,26%).
“Lo Stato salva le banche, con un fondo da 20 miliardi che peraltro potrebbe non bastare, ma non ci sono certezze sulla riapertura dei rubinetti dei finanziamenti: nessuno è in grado di assicurare che ripartiranno” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. “Da quasi 10 anni le aziende italiane, specie quelle più piccole, fanno i conti con un credit crunch violentissimo, che mette in ginocchio l’economia: i prestiti alle imprese diminuiscono al ritmo di 1 miliardo al mese” aggiunge Pucci.
“Tra gli addetti ai lavori – osserva ancora il vicepresidente di Unimpresa – si fa strada la convinzione che la crisi delle banche sia figlia della bufera finanziaria e della recessione economica, che l’attuale situazione di difficoltà degli istituti, alle prese con requisiti patrimoniali particolarmente severi, sia legata alla ottusità dei regolatori, italiani ed europei. Non c’è dubbio che la stretta normativa stia giocando un ruolo cruciale nel limitare la circolazione della liquidità nell’economia reale. Tuttavia, prima o poi bisognerà fare la necessaria chiarezza sui responsabili dei dissesti bancari italiani e bisognerà chiedere conto a chi, fino a poco tempo fa, tratteggiava una situazione di assoluta tranquillità, per gli istituti italiani, raccontando fatti che sono stati clamorosamente smentiti”.
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