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PoliMi: in Italia solo 1 piattaforma digitale su 4 è nativa

Presentato l'ultimo studio dell'Osservatorio Platform Thinking Hub: a livello globale il 38,4% delle piattaforme è nato da aziende consolidate, quota che sale al 76,9% per quelle lanciate dal 2020.

Trasformazione Digitale

Un modello d'impresa in costante evoluzione che supera i confini del settore tecnologico e che vede una presenza sempre più pervasiva delle grandi aziende tradizionali affiancate dalle nuove frontiere dell'intelligenza artificiale. È la fotografia dettagliata della platform economy tracciata dal nuovo report stilato dall'Osservatorio Platform Thinking Hub della POLIMI School of Management, presentato a Milano nel corso del convegno intitolato Chi guiderà la nuova Platform Economy. L'indagine approfondita, condotta su un campione globale di duecentosettantanove piattaforme uniche distribuite in otto settori economici chiave tra Stati Uniti, Cina, Francia, Germania, Spagna e Italia, rivela come il 38,4% delle realtà analizzate sia stato creato da imprese già consolidate. Questo fenomeno evidenzia una trasformazione strutturale in forte accelerazione: se tra i progetti nati nel decennio compreso tra il 2000 e il 2009 le aziende tradizionali rappresentavano soltanto il 26,5% del totale, per le piattaforme lanciate dal 2020 in poi la quota balza al 76,9%, dimostrando come il cosiddetto platform thinking sia diventato una leva fondamentale per la riconversione dei business tradizionali.

In questo scenario globale in rapida trasformazione, l'Italia registra tuttavia un sensibile ritardo competitivo sia rispetto ai colossi extra-europei sia nei confronti dei principali partner del continente. Tra le ottanta piattaforme selezionate dall'osservatorio per la loro rilevanza sul mercato italiano, appena il 26,3% risulta fondato nella penisola, corrispondente a soli ventuno progetti autoctoni. Si tratta di una percentuale nettamente inferiore a quella registrata in Spagna con il 30,4%, in Germania con il 33,8% e in Francia con il 42,5%, fino a raggiungere le vette di mercati fortemente accentrati come gli Stati Uniti all'88,8% e la Cina al 91,7%. Analizzando la presenza delle piattaforme domestiche italiane nei diversi comparti, si nota una forte frammentazione: nei settori del lavoro e della salute la metà delle prime dieci piattaforme censite è nata in Italia, nella mobilità la quota si attesta a quattro su dieci, per scendere a tre su dieci nella finanza e nell'industria e a una sola nei viaggi, mentre nei settori strategici del commercio e dei media nessuna delle dieci piattaforme leader è di matrice italiana.

Dal punto di vista dell'architettura di business, lo studio del Politecnico di Milano evidenzia che il 62% delle piattaforme censite adotta un modello ibrido di creazione del valore. Questo approccio combina la diretta intermediazione tra acquirenti e venditori con lo sviluppo di servizi terzi coordinati sull'infrastruttura o con la valorizzazione pubblicitaria dell'attenzione e dei dati degli utenti. Questa versatilità si riflette chiaramente anche sulle strategie di monetizzazione: il 73,1% delle realtà sfrutta simultaneamente almeno due meccanismi di ricavo, con una media di quasi tre fonti di entrata per ciascuna piattaforma. Le opzioni più diffuse vedono in testa le commissioni applicate sulle vendite presenti nel 52,7% dei casi, seguite dagli introiti pubblicitari al 45,2% e dalle formule di abbonamento o subscription al 35,1%, mentre la vendita diretta dei dati riguarda solo una risicata minoranza del 5,7%.

L'ingresso pervasivo dell'intelligenza artificiale sta ridisegnando l'intera architettura della platform economy, trasformando i sistemi di abbinamento tra domanda e offerta, la governance complessiva e i processi di creazione del valore. Come evidenziato dai direttori scientifici dell'osservatorio, Daniel Trabucchi e Tommaso Buganza, l'integrazione delle tecnologie di intelligenza artificiale permette sia di far nascere nuovi ecosistemi di mercato, sia di coordinare in modo fluido le competenze e la conoscenza all'interno delle organizzazioni. L'intelligenza artificiale diventa così uno strumento metodologico in grado di facilitare la collaborazione tra persone, funzioni aziendali e sistemi automatizzati, permettendo alle imprese consolidate di far leva sul proprio patrimonio storico di clienti e infrastrutture per generare innovazione sostenibile e competitiva nel tempo.

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