Quasi 11 miliardi di euro sul piatto per diventare l'operatore digitale di riferimento in Italia, puntando anche sui temi della sovranità digitale
Poste Italiane vuole TIM. O meglio: tutta TIM, visto che ne possiede già il 27,5%. Il CdA di Poste Italiane ha infatti approvato il lancio di un'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su Telecom Italia. Agli azionisti TIM viene offerto un mix di una componente in denaro (16,7 centesimi di euro per azione ceduta) e una in azioni (0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ciascuna azione di TIM). Tirate le somme, agli azionisti TIM vengono offerti circa 63,5 centesimi per ogni azione ceduta, a fronte di una quotazione attuale del titolo TIM che oggi viaggia sui 60 centesimi dopo aver aperto a 57. Un aumento dovuto proprio all'offerta di Poste Italiane. Per i calcoli di Poste, l'operazione di acquisto comporta quindi un investimento di circa 10,8 miliardi di euro.
Ma perché Poste Italiane vuole TIM? Nella documentazione presentata agli investitori si spiega che l'operazione "è la naturale evoluzione di un disegno strategico che l’Offerente ha costruito negli ultimi nove anni: diventare non soltanto il più grande network distributivo del paese, ma la sua principale piattaforma di infrastruttura digitale intelligente". Una evoluzione che ovviamente trarrebbe beneficio dalla "costruzione della più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia".
La visione tecnologica di Poste è peraltro più articolata: nei prossimi anni i mercati più promettenti sono a cavallo tra fisico e digitale perché la distinzione tra questi due ambiti non esisterà più. "I punti terminali di questa nuova architettura economica non saranno solo persone: saranno algoritmi, dispositivi, agenti intelligenti che interagiscono in tempo reale con la realtà fisica", spiega Poste. E a questo punto chi controlla l’infrastruttura dove questa convergenza avviene (reti, cloud, edge computing, dati, identità digitali) ha una forte posizione competitiva.

Poste ha più volte sottolineato di voler diversificare progressivamente la propria offerta e fornire prodotti e servizi in ambito finanziario, assicurativo, logistico, delle telecomunicazioni e delle utility. E vuole anche svolgere il ruolo di "player strategico per lo sviluppo e il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica del Paese a servizio di cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione". Allora ha molto senso portare a casa tre asset che - sottolinea Poste stessa - non è possibile costruire ex-novo, o perlomeno non con tempi e investimenti improponibili al momento.
Si tratta in sintesi, per come li descrive Poste, di "una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese, e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a imprese, pubbliche amministrazioni e infrastrutture critiche. E proprio sul tasto della sovranità digitale Poste Italiane preme con decisione: la "nuova" Poste-TIM sarebbe in mani sicure, essendo partecipata al 27,2% da CdP e all 22,8% dal Ministero delle Finanze.
È uno scenario che ha il suo appeal, questo, perché quando Poste sottolinea che l'acquisizione doterebbe TIM "di una struttura di governance solida e stabile", tocca un tasto dolente per tutti quelli che hanno vissuto in negativo le continue diatribe sul controllo e sulla strategia di quello che comunque resta il principale operatore di telecomunicazioni nazionale, in un'epoca in cui le TLC sono ridiventate in modo evidente un asset strategico.

Peraltro, anche il riferimento che Poste fa alla volontà di creare un un operatore di riferimento con "capacità finanziarie e scala tali da poter sostenere gli investimenti necessari alla gestione, al mantenimento, all’innovazione delle infrastrutture digitali nazionali" sarà ascoltato da molti. O quantomeno da quelli che non hanno visto di buon occhio alcune passate scelte strategico-finanziarie di TIM.
E ora? Alla delibera del CdA di Poste Italiana deve seguire la pubblicazione di un Documento di Offerta ufficiale che detterà i termini di adesione all'offerta stessa. Questo periodo di possibile adesione sarà concordato con Borsa Italiana e avrà una durata compresa tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di Borsa aperta. Poste prevede che le formalità legate alla presentazione dell'offerta dovrebbero concludersi a luglio 2026, quindi da allora partirebbero i (massimo) 40 giorni per le adesioni. La stima è che l'acquisizione possa completarsi entro fine anno.