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Micro Focus, dal Cobol all’Application Management verso il cloud computing

La società, che ha fatto delle competenze in ambito Cobol aperto la propria area di riferimento, oggi si muove anche nell’Application Management grazie agli skill e ai prodotti derivanti da una serie di acquisizioni, per coprire a tutto tondo il ciclo di vita di un’applicazione software e puntare dritto al cloud computing.

Barbara Torresani

Oggi non è “fashion” parlare di Cobol, un linguaggio di programmazione che ha compiuto proprio quest’anno 50 anni, ma se si pensa che si effettuano più transazioni Cobol al giorno che ricerche su Google si può capire il peso che questo ambito tecnologico ha sulle attività quitidiane e quindi sul business.
Micro Focus è un’azienda sana, che vanta una storia di successo, che ha scelto il Cobol come ambiente di sviluppo d'elezione. Gli ultimi tre anni l’hanno vista riportare una serie di buoni risultati. Nel 2006 ha registrato un fatturato pari a 5 milioni di dollari; tre anni dopo nel 2009 (esercizio chiuso lo scorso aprile) ha raggiunto i 276 milioni di dollari (+20,4%).
La crescita aziendale è stata avvenuta sia per un processo di tipo organico (nell’ultimo esercizio +10,1%) che per una serie di acquisizioni. Negli ultimi 15 mesi la società ha effettuato sette acquisizioni, di cui cinque proprio nel corso dell’ultimo anno. Le ultime due in ordine temporale, quella della divisione Application Testing & Automated Software Quality di Compuware e di tutta Borland  hanno inciso sulle dimensioni dell’azienda di circa un 40-50%, portando l’organico da 900 a 1.700 persone. “La prima fase di integrazione di queste due realtà è terminata, ora siamo in una fase successiva, di ridefinzione del go-to market per ottenere i massimi profitti, ha affermato Jorge Dinares, President International di Micro Focus. Sia la Divisione  di Compuware che Borland sono realtà che portano valore immediato ai nostri clienti, in quanto molto allineate al nostro core business.”
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Già, il core business dell’azienda: da sempre Micro Focus è focalizzata sulle applicazioni “core”, le cosiddette applicazioni enterprise. Lo lo fa sposando l’ambiente di sviluppo Cobol.
“Il Cobol, come linguaggio di programmazione per le applicazioni gestionali è nato nel 1959, ha spiegato Dinares. Nel corso degli anni i big del settore ne hanno fatto una loro versione, rendendolo, di fatto, molto meno open. Nel 1977 il merito di Micro Focus è stato quello di creare una versione aperta del Cobol, un Cobol Open, non vincolata alle macchine, ai diversi hardware, ma totalmente indipende da questi. E questo ha determinato il successo dell’azienda. E’ questo un ambito applicativo che ha radici nel passato ma continua ad essere estremamente attuale”.
E’ un mercato quello dell’Open Cobol del valore di circa 2,4 miliardi di dollari, in cui Micro Focus vuole continuare a mantenere e consolidare una posizione di tutto rispetto guardando allo stesso tempo a nuovi orizzonti; in particolare a quello dell’Application Management. E le recenti acquisizioni compiute dalla società la portano proprio in quest’ambito. “Oggi Micro Focus, ha proseguito Dinares, è in grado di coprire tutta il ciclo di vita di un’applicazione software (requisiti, analisi, sviluppo, costruzione, test, configurazione e gestione), con competenze specifiche  e prodotti per ogni ambito. Può coprire a tutto tondo la filiera del valore di un’applicazione e ragionare anche in ottica di ‘modernizzazione’ dell’applicativo, avendo in casa tutte le competenze necessarie per rispondere alle differenti esigenze dei clienti”.
Ed ecco che allora le opportunità di mercato così intese, Open Cobol e Application Management,  diventano per la società decisamente maggiori; per intendersi ci si riferisce a un mercato che vale circa 6,4 miliardi di dollari.
“Dire Cobol, ha enfatizzato Pierdomenico Iannarelli, alla guida della filiale italiana, non fa tendenza e per Micro Focus è riduttivo essere relegata in quest’ambito. Del Cobol Micro Focus ha preservato la logica di base: dare la possibilità di sviluppare e modernizzare le applicazioni passando da un ambiente all’altro senza particolari traumi. “E' la ‘continuità’ la parola chiave da abbinare a Micro Focus, ha enfatizzato Iannarelli, intesa come capacità di offrire ai clienti la possibilità di portare applicazioni, siano esse mainframe, Unix, Windows, o che dir si voglia su altre piattaforme applicative senza la necessità di dover riscrivere applicazioni ma semplicemente rimodernizzandole. Che significa anche essere pronti per andare nel Cloud Computing.” 

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[tit:La frontiera del Cloud Computing]

A tendere quello del cloud computing è una modalità di fruizione dell’T a cui Micro Focus guarda con interesse. “Oggi il cloud computing non è la priorità numero uno delle aziende ma l’attenzione è alta, ha affermato Dinares. Molti fornitori software stanno lavorando in questa direzione; è un passo importante da compiere per essere competitivi nel futuro. In quest’ambito Micro Focus ha già in essere diversi collaborazioni per portare applicazioni nel cloud, per esempio con Amazon per Amazon Web Services, con Microsoft per Azure e sta lavorando anche con Google”. 

[tit:Italia meglio della corporation]

Nella compagine Micro Focus, la filiale italiana si distingue per risultati ancora più performanti di quelli della corporation. Il trend degli ultimi cinque anni ha visto l’organico crescere da 18 a 77 persone e il fatturato aziendale passare da circa 3 milioni di euro a 12 milioni nell’esercizio fiscale 2009, così ripartiti: licenze software 5,525 milioni di euro (+23%), consulenza 2  milioni di euro (+79%) e manutenzione 4,080 milioni di euro (+43,47).
Nel primo trimestre del 2010 (da maggio a luglio 2009), pur in una situazione di forte contrazione del mercato, la filiale ha riportato una crescita del fatturato pari al 74% rispetto allo stesso trimestre del 2009.
“La filiale italiana è in forte controtendenza rispetto all’andamento del mercato, ha sottolineato Piero Iannarelli. In tempi di forte attenzione ai costi e razionalizzazione del parco applicativo aziendale, Micro Focus può dare gli strumenti giusti per fronteggiare la crisi. Fa proprio questo di mestiere: consente ai clienti di modificare le piattaforme applicative senza necessità di riscrivere le applicazioni, ma semplicemente modernizzandole”.
La formula per andare sul territorio? Una estrema conoscenza del cliente: “Micro Focus ha sposato la conoscenza del settore tecnologico, ha spiegato Iannarelli, con quella delle aree tecnologiche”. Una “Sales Organisation” (così suddivisa: Named Account, Territory Account, Governement) segue tre tipi di attività primarie: il Canale; la migrazione & modernizzazione strategica; la migrazione & modernizzazione tattica. A queste attività si è di recente aggiunta la parte di Testing & Data Management.
E l’Area Consulenza gioca un ruolo fondamentale nella proposizione aziendale. Si tratta di consulenza tecnica e di pre-sales (quest’ultima è stata potenziata di recente con nuove figure). Una formula adottata dalla società per vendere i  progetti è quella che poggia sul concetto di Poc, Proof of concept, un modo di provare in concreto ciò che si promette con le soluzioni offerte.
E nel disegno societario le partnership diventano sempre più importanti. Micro Focus ne ha in essere numerose. Per citarne alcune, quelle con Ibm, Microsoft, Oracle, Accenture, Csc, Engineering, HP, Eds, CapGemini, T-Systems.
Non ultimo alcuni casi di successo della filiale italiana: Almaviva, Iveco, Corner  Bank, Cartasì, Aviva Italia e Banco di Desio.  
Pubblicato il: 08/10/2009

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