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Dassault Systèmes: la nostra AI è differente

Gian Paolo Bassi illustra cosa significhi introdurre l’intelligenza artificiale in un ambiente industriale avanzato.

Tecnologie

L’Industrial AI è ben diversa dalla "general purpose AI" basata su foundational model (Large Language Model): di questi tempi smarcarsi dalla narrazione mainstream è d’obbligo e durante la nostra chiacchierata Gian Paolo Bassi, Senior Vice President Mainstream Innovation & Customer Role Experience di Dassault Systèmes prova a unire i puntini e sviluppare con i giusti distinguo i concetti dell’intelligenza artificiale applicata alla progettazione industriale.

“L'AI generativa e gli agenti autonomi di tipo conversazionale o testuale basati su foundational model sono perfetti nello sviluppare e processare modelli di linguaggio, elaborare testi, produrre immagini o video e gestire documentazione scritta – afferma Bassi -. Ma in un contesto industriale avanzato, la general purpose AI mostra tutti i suoi limiti. Un modello fondazionale tradizionale non è in grado di prevedere se, quando e perché una pompa inserita in uno specifico impianto industriale smetterà di funzionare”.

L'Industrial AI ha caratteristiche uniche che partono dall’integrazione istantanea con i dispositivi IoT e la fisica reale all’architettura “multifisica” e multidomain, dalla simulazione virtuale fino ai World Models tipici dell’offerta Dassault Systèmes. “L'Industrial AI non opera primariamente su dati testuali o concetti astratti – prosegue il manager -, ma interagisce direttamente con la sensoristica avanzata dell'Internet of Things ed elabora flussi massivi di dati eterogenei: vibrazioni, deformazioni strutturali, variazioni termiche, pressioni, contatti, prossimità e acidità dell'aria”. Dassault Systèmes, insomma, agisce in un mondo reale rappresentato da Virtual Twins: un ambiente multifisico complesso in cui fenomeni chimici, aerodinamici e strutturali avvengono contemporaneamente e possono essere simulati in tempo reale.

Così, la piattaforma agentica 3DEXPERIENCE di Dassault Systèmes, caratterizzata dai tre “Virtual Companions” Aura, Leo e Marie, prevede il ricorso a un team di agenti verticali altamente specializzati che possono essere impiegati, per esempio, in calcoli di stress and strain o fluidodinamica computazionale e, grazie al coordinamento di agenti di un livello superiore, si può sintetizzare il quadro complessivo in ottica di previsione dei guasti. “L’attività di simulazione del nostro modello – aggiunge Bassi -, sfrutta modelli predittivi addestrati su miliardi di simulazioni 'sintetiche' generate in laboratorio. Si evita, così, un continuo ricalcolo complesso, ottenendo risposte e analisi di fattibilità in pochi secondi”.

I World Models di Dassault Systèmes, inoltre, forniscono rappresentazioni digitali tridimensionali e fisicamente coerenti dell'intero contesto operativo, andando ben oltre il concetto di prompt testuale come input per fornire una modellizzazione completa del mondo reale già integrata e disponibile.

Nell’esporre la visione Industrial AI di Dassault Systèmes, Gian Paolo Bassi non tralascia la questione “guardrail”. Secondo il manager “l'adozione di un'intelligenza artificiale industriale richiede rigidi protocolli di validazione per prevenire le allucinazioni. L'AI può agire come uno strumento di supporto decisionale velocizzando i test di variazione progettuale, ma non può e non deve sostituire il giudizio critico. Ovvero: non si deve mai dimenticare che, se i nostri strumenti sono AI Powered, allo stesso tempo devono essere Engineer Driven: la responsabilità operativa, l'accountability e il giudizio finale rimangono e devono rimanere saldamente nelle mani dell'essere umano”.

E, inoltre, l'automazione e l'AI non riducono la necessità di ingegneri, ma ne trasformano il ruolo. L'esperienza dei tecnici su verticali industriali (impiantistica, motoristica, meccanica di precisione), infatti, può essere codificata e capitalizzata all'interno di un modello AI, creando uno storico utile ad accelerare l'apprendimento delle nuove risorse.

Tempo di democratizzazione

Dassault Systèmes, dunque, dimostra di avere strategia e strumenti per la diffusione dell’AI nel manufacturing con l’obiettivo di una “democratizzazione” delle tecnologie industriali – Mainstream Innovation – soprattutto nel cluster delle piccole e medie imprese. “Oggi l’Industrial AI e i software di simulazione avanzata non sono più appannaggio esclusivo dei colossi multinazionali della difesa o dell'aerospazio – segnala Bassi -. L'abbassamento dei costi e la semplificazione delle interfacce permettono anche alle PMI di adottare strumenti fino a ieri inarrivabili”. La diffusione del verbo dell’Industrial AI di Dassault Systèmes, poi, passa attraverso la qualificazione delle risorse: “attraverso una rete di oltre 30mila istituzioni per la formazione nel mondo, promuoviamo programmi di formazione teorica e pratica – ricorda Bassi – creando una connessione diretta tra studenti e tessuto industriale”.

L’azienda non dimentica neanche le startup attraverso modelli di incentivo graduali con accesso gratuito all’offerta Dassault Systèmes per il primo anno e forti sconti progressivi negli anni successivi. “L’approccio consente alle startup di destinare i propri capitali iniziali alla valorizzazione del capitale umano anziché all'acquisto delle licenze software – sottolinea il manager -, determinando un tasso di resilienza superiore rispetto alla startup media”.

A questo punto, c’è solo da comprendere se il mercato sia disposto ad assimilare le novità. “Dal mio punto di osservazione – osserva Bassi – abbiamo una Europa a due velocità. Da una parte, il cuore industriale tedesco sta attraversando una profonda crisi strategica di cui sappiamo bene le cause. Mentre Paesi come Polonia, Lituania, Estonia, Finlandia e Svezia si dimostrano in controtendenza e vivono un periodo di forte slancio”. Spinti dalla necessità della conquista di una certa indipendenza energetica, produttiva e tecnologica, i Paesi dell’Europa orientale stanno investendo massicciamente in economie circolari, resilienza industriale, produzione locale e tecnologie avanzate per la difesa, dimostrando uno spirito industriale fortemente dinamico.

Per quanto riguarda il nostro paese, Bassi sottolinea la nostra notevole capacità di tenuta e competitività. “L'eccellenza del manifatturiero italiano si concentra sulle produzioni ad alto valore aggiunto, altamente sofisticate e su misura – afferma il manager -. Dalla componentistica per l'industria nucleare alla meccanica di precisione, fino all'equipaggiamento per l'injection moulding e le grandi presse industriali. La sfida principale per l'Italia non risiede nella qualità delle competenze tecniche, che rimangono di primissimo livello, ma nella necessità di un supporto finanziario e di sistema più solido per sostenere le imprese nei momenti di transizione”.

Lo sguardo di Dassault Systèmes, infine, si rivolge al Sud-Est asiatico (Vietnam, Malesia, Tailandia, Cambogia), grazie alle strategie di diversificazione produttiva delle multinazionali occidentali. Mentre l’India rappresenta uno dei mercati più promettenti in assoluto: “la combinazione di una forte cultura educativa incentrata sulle STEM, una democrazia stabile e un'enorme disponibilità di ingegneri qualificati rende l'India un hub cruciale sia per la ricerca e lo sviluppo sia per l'adozione di soluzioni manifatturiere avanzate – afferma Bassi”. Infine, sempre secondo la visione di Bassi, i Paesi Arabi e il Medio Oriente stanno investendo fortemente nella diversificazione economica, promuovendo la formazione universitaria in ambiti ad alta tecnologia (ship building e meccanica di precisione) e la creazione di poli industriali innovativi.

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