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Iam+, nuova start up italiana per l’identity management

La società appena creata e diretta da Bruno Degradi importa e personalizza la tecnologia messa a punto da Ping Identity.

Roberto Bonino

Di start up Bruno Degradi ne sa qualcosa, avendone avviate diverse nel corso della propria lunga carriera manageriale nel mondo dell’It. Per restare agli anni recenti, basti pensare a Netegrity e Day Software.
I due nomi non sono stati citati a caso, ma di fatto costituiscono il background sul quale oggi è stata costruita Iam+, una nuova realtà totalmente italiana che Degradi ha fondato per mettere a frutto l’esperienza maturata nel recente passato sul fronte dell’identity management. Gli addetti ai lavori ed esperti in materia ricorderanno che soprattutto Netegrity è stata un’azienda antesignana, con lo sviluppo di SiteMinder, prima di essere acquisita da Ca Technologies.
iam--bruno-degradi.jpgLa neonata società si occuperà di tutte le attività di vendita e prevendita dei prodotti di Ping Identity, altro specialista di protezione delle identità aziendali, fin qui completamente assente dal territorio italiano, almeno in termini di installazioni: “Ci sono molte analogie con alcune mie recenti esperienze di start up – ricorda Degradi -. Anche in questo caso, infatti, occorre creare ex novo il mercato e per me questa è la condizione ideale per lavorare, visto che non ci sono eredità, spesso complesse, da gestire”.
Ping Identity, sia ben chiaro, non è una novizia del mondo It. Fondata in Colorado nel 2002, oggi conta su 1.500 clienti nel mondo (oltre 300 in Europa), 350 dipendenti e un volume di oltre un miliardo di identità gestite. Il punto di forza dell’offerta è rappresentato da PingFederate, una soluzione di single sign-on e Iam (Identity & Access Management) che nasce on-premise, ma si integra con le tecnologie già presenti nelle aziende per aprirle al mondo cloud, in una logica ibrida che oggi sta andando per la maggiore sul mercato soprattutto delle realtà medio-grandi, alle quali queste tecnologie si rivolgono in prima battuta. A essa si affianca PingOne, ovvero la versione dello stesso prodotto totalmente gestito in modalità cloud, per poter offrire una soluzione più flessibile anche per imprese con minori capacità di investimento: “La fruizione come servizio di questo genere di tecnologie – spiega Luc Caprini, direttore Sud Europa di Ping Identity – sta generando interesse in tutte le realtà dove lo sviluppo della mobility o dei social media ha evidenziato come la protezione lasciata Al solo firewall sia ormai insufficiente e occorra puntare sulle identità dei soggetti che si collegano ai sistemi aziendali. Le nostre soluzioni hanno il pregio di essere robuste, integrabili con le più diverse applicazioni e basate su standard come Saml 2.0, OpenId Connect. Oauth 2.0 e altri”.
Al di là di tre progetti-pilota già avviati, in Italia il processo di brand awareness ed evangelizzazione sui temi coperti da Iam+ e Ping è appena partito: “Sappiamo che nelle aziende più strutturate la gestione delle identità è una tema in molti casi già affrontato – riconosce Degradi – ma le tecnologie oggi disponibili sono state progettate in un’altra epoca storica, sono più pesanti e con funzioni cloud poco flessibili. Qui possiamo innestarci fin dall’inizio, per poi lavorare con system integrator certificati o partner dei clienti finali per estendere il nostro raggio d’azione”. Un’attività utile per qualificare il target sarà un’indagine sullo stato dell’arte e i livelli di adozione del cloud in Italia, che Iam+, insieme a EuroselMoma (che rappresenta in Italia Box ed Elastica), ha commissionato a Bci Italia e che sarà presentata in marzo.
Pubblicato il: 05/02/2015

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