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Noi Italia, indagine Istat fotografa la situazione economica italiana

Il rapporto "Noi Italia 2011" elaborato dall'Istat dipinge il nostro paese come incentrato sul lavoro autonomo e le piccole imprese. A livello di Pil, permangono sensibili differenze regionali e continua il divario Nord-Sud.

Autore: Redazione ImpresaCity

Un sistema produttivo fortemente incentrato sul lavoro autonomo e su imprese di piccole dimensioni, orientate perlopiù alle attività manifatturiere e al "made in Italy": questa la fotografia della realtà italiana che emerge da "Noi Italia 2011", un rapporto dell'Istat sulla situazione attuale del nostro paese.
In Italia si contano quasi 66 imprese ogni 1000 abitanti: valore tra i più elevati d'Europa, a testimonianza soprattutto del prevalere delle imprese di ridotte dimensioni (anno 2008).
Il tasso di imprenditorialità – calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese – è pari al 31,3% (2008), valore quasi triplo rispetto alla media europea. La dimensione media delle imprese italiane (circa 4 addetti per impresa) nell'Ue27 è superiore soltanto a quella di Portogallo e Grecia.
Per quanto attiene alla dinamica demografica delle imprese, in Italia l'indicatore di turnover lordo è pari al 14,6%, con valori più elevati nelle regioni meridionali.
Il livello di competitività delle imprese italiane è pari a circa 125,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo unitario del lavoro. Il dato colloca l'Italia tra gli ultimi posti nella graduatoria europea ed è più basso di quello registrato nel 2001.
Anche se le specializzazioni settoriali dell'economia italiana sono simili a quelli della Germania, la composizione dimensionale è molto differente: in Germania, come in molte economie dell'Europa continentale, prevale la grande impresa, mentre in Italia le dimensioni produttive sono assai contenute.
Nel 2009 il Pil pro capite ai prezzi di mercato è diminuito del 5,7% in termini reali.
Le differenze regionali permangono sensibili e il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord si mantiene pressoché invariato.
La composizione della domanda interna – consumi e investimenti – è in Italia allineata alla media europea: circa l'80% delle risorse è destinata ai consumi e il 20% agli investimenti. A livello ripartizionale, tuttavia, emerge l'insufficienza della produzione del Mezzogiorno, dove tutte le regioni sono costrette a importare beni e servizi per sostenere i consumi e gli investimenti per una quota del Pil spesso superiore ai 20 punti percentuali.
Nel periodo 2000-2009 la produttività del lavoro presenta un andamento complessivamente negativo (-0,5% in media d'anno); particolarmente forte è la riduzione nel periodo 2007-2009 (-2,7% in media d'anno).
A partire dal 1990 l'inflazione è progressivamente diminuita, allineandosi alla media europea. Nel 2009 il tasso di inflazione si attesta allo 0,8%, valore leggermente inferiore alla media Ue27 (1,0%).
La solvibilità delle imprese che sono ricorse al finanziamento bancario è sistematicamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord. La maggiore rischiosità si riflette sui livelli dei tassi d'interesse, mediamente superiori di circa un punto percentuale indipendentemente dalla durata del prestito.
Nel 2009 l'Italia detiene il 7,6% dei flussi di esportazioni intra-Ue e l'11,3% delle esportazioni dei paesi Ue verso il resto del mondo.
Pubblicato il: 24/01/2011

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