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Kroll Ontrack, il 56% delle aziende italiane ha subito una perdita di dati nell'ultimo anno

Secondo una ricerca di Kroll Ontrack, il problema della perdita dei dati è diffuso anche in Italia. Nei contratti di assistenza tecnica, tuttavia, ben l'85% delle aziende non trova inclusi i servizi di recupero dati.

Redazione ImpresaCity

Pubblicato il: 22/06/2011 nella categoria Sicurezza e Storage.

Kroll Ontrack, il 56% delle aziende italiane ha subito una perdita di dati nell'ultimo anno

Più della metà delle aziende italiane (il 55,78%) ha avuto problemi di perdita di dati negli ultimi 12 mesi. Il dato emerge da un recente sondaggio condotto da Kroll Ontrack.
La ricerca, realizzata con l'obiettivo di capire meglio come le aziende percepiscono e affrontano il data recovery, ha raccolto l'opinione di IT manager, responsabili IT e degli uffici acquisti di circa 250 aziende italiane con oltre 500 dipendenti appartenenti a diversi settori - tra assicurazioni, telecomunicazioni, Pubblica Amministrazione (comprese alcune organizzazioni sanitarie), bancarie, manifatturiere e servizi.  
E' interessante notare come per l'84,49% delle aziende, i servizi di recupero dati non siano inclusi nell'attuale contratto di assistenza per la gestione dell'infrastruttura hardware IT, a fronte di  un 84% degli intervistati che vorrebbe invece fossero compresi nel contratto.
La ricerca ha voluto poi porre l'attenzione sui principali motivi di insoddisfazione delle aziende che si sono rivolte a presunti esperti di data recovery per risolvere il proprio problema di accesso ai dati.
L'84% delle aziende insoddisfatte ha detto di non essere riuscita a recuperare i dati mentre l'8% ha lamentato tempi di recupero superiori a quelli indicati nel preventivo e per il 7% il costo si è rivelato nettamente maggiore rispetto a quello anticipato.      
A fronte di una presunta ampia disponibilità di servizi di recupero dati, non si può dire corrisponda un altrettanto elevato livello di competenze e professionalità di tutti gli operatori.
La selezione del fornitore sbagliato ha determinato quasi sempre l'impossibilità di recuperare i dati oltre ad incertezze sui costi e i tempi della lavorazione. Diverse aziende si sono ritrovate a dover fare i conti con un forte gap tra il preventivo ricevuto e la somma effettiva pagata. Senza considerare i casi nei quali l'intervento si è prolungato ben oltre i tempi preventivati.    
Tra le caratteristiche considerate più importanti per la scelta del fornitore di recupero dati al primo posto c'è il costo (31%), segue il portfolio di soluzioni proposte e i livelli di servizio (28%), la prossimità geografica (19%), le certificazioni ottenute dai vendor (10,34%).
Infine, la ricerca evidenzia che internet rappresenta la fonte più utilizzata per la ricerca di un fornitore di data recovery (45%), mentre il 26% preferisce partecipare a fiere per individuare il giusto partner e, infine, il 23% utilizza in buon vecchio passaparola.        
Una curiosità: la ricerca ha voluto valutare anche la percezione delle aziende sulla tecnologia ritenuta più sicura per lo storage dei dati. Il 42% degli intervistati considera la virtualizzazione la tecnologia più affidabile, seguita dai sistemi Raid per il 39% e infine, staccato, dal cloud computing per il 19%.






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