Età pensionabile donne nel pubblico impiego, i requisiti non si toccano fino a fine 2011

Età pensionabile donne nel pubblico impiego, i requisiti non si toccano fino a fine 2011

Le lavoratrici statali che hanno maturato i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011 i 61 anni potranno mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatterà l'innalzamento a 65 anni di età, come...

di: Redazione ImpresaCity del 10/06/2010 00:20

 
Le lavoratrici statali che hanno maturato i requisiti per andare in pensione entro il 31 dicembre 2011 a 61 anni potranno mantenere il requisito anche negli anni successivi, quando per tutte le altre scatterà l'innalzamento a 65 anni di età, come richiesto dalla UE. Lo prevede la bozza di riforma che oggi andrà al tavolo del consiglio dei ministri. L'obiettivo è evitare una massiccia uscita anticipata dal lavoro delle donne statali.
Dal 1° gennaio 2012 ci sarà invece uno scalone unico e nessuna deroga sulle "finestre" per le dipendenti pubbliche che subiranno così l'innalzamento secco dell'età di pensionamento. L'adeguamento per le lavoratrici a 65 anni sarà a partire dal 2012 e la misura comporterà complessivamente risparmi per 1,45 miliardi di euro. Lo dovrebbe prevedere il testo che approderà  oggi in consiglio dei ministri per far adeguare l'Italia alla richiesta della UE di equiparare in anticipo l'età di pensionamento delle lavoratrici pubbliche con i colleghi uomini.
Alla fine ha vinto Viviane Reding, la vicepresidente della commissione europea, che lo ha detto al ministro del lavoro Maurizio Sacconi, durante il faccia a faccia a Lussemburgo. La commissaria comprende che l'Italia ha delle difficoltà, ma deve rispettare la sentenza della Corte europea di giustizia. E tutti gli Stati membri devono essere trattati in maniera uguale.
Le norme messe a punto dal governo italiano e rigettate dalla Commissione europea prevedevano di portare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni entro il 2018. In questi ultimi giorni si stava lavorando ad un compromesso che riduceva il periodo di transizione portandolo al 2015. L'incontro tra il commissario Reding e il ministro Sacconi non ha sancito l'effetto sperato e ora si dovrà sottostare al diktat europeo.


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