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Un'indagine congiunta di Facile.it e Consumerismo no profit analizza l'evoluzione dei prezzi tra il 2015 e il 2025. Nonostante la crescita dei salari nominali, il potere d'acquisto delle famiglie italiane segna una contrazione a causa dell'impatto di energia, carburanti e generi alimentari.
Una stangata silenziosa ma costante che, nel giro di dieci anni, ha eroso i risparmi e la capacità di spesa delle famiglie italiane. L'osservatorio “Cara Italia”, realizzato da Facile.it e Consumerismo No Profit, fotografa l'andamento del carovita nel decennio compreso tra il 2015 e il 2025, evidenziando come i rincari registrati su beni primari ed energia abbiano superato di gran lunga la crescita dei redditi.
Analizzando i dati Eurostat, l'indagine svela un quadro critico per le tasche dei consumatori. La spesa energetica domestica ha subito impennate marcate: la bolletta della luce per una famiglia tipo è salita del 22%, passando dai 486 euro del 2015 ai 593 euro del 2025. Ancora più pesante l'impatto del gas, schizzato del 64% nello stesso arco temporale, con un importo annuo balzato da 1.064 euro a oltre 1.740 euro (un aggravio di 677 euro), a cui si aggiungono le tensioni registrate nel corso del 2026 a causa delle crisi geopolitiche internazionali.
Sul fronte della mobilità, mantenere un'automobile è diventato sensibilmente più costoso. Per un'autovettura a benzina la spesa annua di rifornimento è cresciuta del 13% (da 1.013 euro a 1.144 euro), mentre per il diesel l'incremento si attesta al 18% (da 773 euro a 909 euro). Sommando i costi energetici e i trasporti per una singola vettura, l'esborso complessivo delle famiglie è passato da 2.563 euro a 3.478 euro, segnando un rincaro complessivo del 36%.
A subire variazioni a doppia cifra sono stati anche i prodotti alimentari alla base della dieta quotidiana. Tra il 2015 e il 2025 il pane fresco è aumentato del 43% (raggiungendo 4,14 euro al chilo), la pasta di semola è cresciuta del 40% e l'olio extravergine d'oliva ha segnato un impennata del 65%, toccando quota 7,42 euro al litro. Rincari consistenti anche per l'ortofrutta – con i pomodori in rialzo del 50% – e per il caffè tostato, balzato del 73%.
Di fronte a questa escalation, l'aumento dei redditi registrato nello stesso periodo non è bastato a colmare il divario. Secondo i dati dell'OCSE, il salario lordo annuo medio per un lavoratore a tempo pieno è cresciuto del 18%, passando da 29.473 euro a 34.733 euro. Tuttavia, depurando il dato dalla spinta inflattiva cumulata, il salario reale effettivo ha registrato una contrazione del 4% rispetto al 2015, confermando una progressiva riduzione del potere d'acquisto dei lavoratori italiani.
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