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Mastercard, tra AI agentica e innovazione

La società simbolo dei pagamenti digitali è diventata una tech company che sa supportare le imprese nello sfruttare le potenzialità dell’AI, anche con proprie soluzioni trasversali

Trasformazione Digitale

Uno dei concetti-simbolo della digitalizzazione è che ogni azienda in fondo è diventata una software house. Un’idea espressa più volte e in modi diversi: dal “every business is a software business” originale del padre statunitense della qualità del software, Watts Humphrey, al più moderno “every company is a software company” di Satya Nadella, CEO di Microsoft. L’arrivo dell’AI generativa e soprattutto agentica sta replicando questo concetto: molte aziende cercano di diventare “AI company”, ossia di riposizionarsi sviluppando nuovi prodotti e servizi basati sull’intelligenza artificiale. Poche possono farlo, però: servono una notevole esperienza, competenze tecnologiche specifiche e, poi, una grande mole di dati su cui lavorare. Altrimenti è impossibile sviluppare proposte AI davvero affidabili e soprattutto efficaci per il proprio mercato.

Mastercard è tra le grandi realtà che stanno compiendo proprio questa evoluzione, in un mercato - il Finance – da anni ad alta intensità tecnologica e quindi ben propenso ad esplorare concretamente le potenzialità della nuova AI. “L'intelligenza artificiale non è esplosa adesso, ovviamente – evidenzia Marco Gallone, VP Fintech and Digital Partners di Mastercard – e la usiamo da anni. Ma la diffusione dei motori agentici ci ha spinto a seguire due nuove direzioni di sviluppo: una verso il mondo dei consumatori e una verso il comparto delle aziende, specie le PMI”.

La prima direttrice tecnologica a cui fa riferimento Gallone riguarda l’agentic commerce: quella forma di shopping digitale in cui tutto, idealmente, viene delegato ad agenti AI che cercano beni o servizi secondo le indicazioni ricevute dal loro utente, consultano l'offerta dei vari store online, comprano quello che giudicano più opportuno. Un modello che ha certamente i suoi pregi ma che presenta alcune questioni difficilmente ignorabili, in particolare come si possano gestire - e garantire - i pagamenti digitali avviati non da una persona ma da un agente AI.

Marco Gallone, VP Fintech and Digital Partners di Mastercard

È il macro-tema a cui Mastercard ha lavorato per rendere fluido e affidabile uno scenario che tecnicamente è già realtà: è di inizio marzo la prima transazione completa in Europa eseguita da un agente AI, con pagamento end-to-end in tempo reale supportato da Banco Santander e da Mastercard grazie alla piattaforma Agent Pay di quest’ultima. Piattaforma che rappresenta la base tecnologica necessaria per gestire un processo che l’utente percepisce come immediato ma che va invece scomposto in molti passi successivi, da mettere in sicurezza uno per uno.

Né più né meno di quanto accade nei normali pagamenti digitali con carte di pagamento. “Se non fosse così – spiega Gallone – sarebbe impossibile creare un flusso che dia sicurezza e fiducia ai consumatori. La carta di pagamento deve ad esempio essere associata esplicitamente al singolo agente AI, che non può essere uno qualsiasi ma deve essere approvato e riconosciuto da Mastercard, oltre che in grado di usare tecnologie come la tokenizzazione, in cui i dati della carta non sono memorizzati nell'agente ma gestiti sempre dal circuito di pagamento. Poi va raccolto un consenso esplicito al singolo pagamento, usando gli strumenti di autenticazione forte come prevede la normativa europea”.

Un partner per l'AI

La direttrice di sviluppo rivolta al mondo aziendale vede Mastercard potenziare un ruolo che ha sempre svolto: quello di partner affidabile (anche) per le imprese che non hanno le risorse e le competenze per recepire da sole le nuove tecnologie del mondo Finance prima e, ora, Fintech. “In una nazione come la nostra, con oltre 4 milioni di piccole e medie imprese che sono un po' l'ossatura del paese, è molto importante continuare a investire per formare le PMI all'utilizzo anche dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale, che possono aiutarle a ottimizzare le attività quotidiane ed a prendere decisioni in maniera più consapevole”, sottolinea Gallone.

Nasce in questa logica la Virtual C-Suite, una “squadra” di agenti AI addestrati sulla base degli insight proprietari derivati dai miliardi di transazioni elaborate ogni anno sulla rete Mastercard. Una “esperienza” che gli agenti applicano per elaborare i dati operativi della singola azienda utente, generando raccomandazioni pertinenti e affidabili per migliorare processi e performance. La Virtual C-Suite ha debuttato con un primo manager “agentico” – il Virtual CFO – e sarà man mano estesa ad altre funzioni.

Il Virtual CFO – spiega Gallone – aiuterà i piccoli imprenditori che fanno quasi tutto in autonomia e quindi non hanno tanto tempo da dedicare alle attività di pianificazione e programmazione finanziaria, dando suggerimenti utili sulle azioni da intraprendere”. Mastercard ovviamente non ha intenzione di mettersi a sviluppare vere e proprie soluzioni gestionali: bastano quelle che già sono sul mercato. “Noi facciamo quello che siamo bravi a fare, ossia garantire sicurezza, semplicità di utilizzo, migliore user experience. Poi ci integriamo con le soluzioni proposte dagli ISV: come per le funzioni di pagamento prima, ora per la parte di agentic commerce o per i manager virtuali”, sottolinea Gallone.

Per Mastercard l’innovazione è fatta anche di apertura verso l’ecosistema sempre più corposo e dinamico delle startup Fintech. Lo fa ad esempio con StartPath, un programma globale per l’accelerazione dello sviluppo delle startup che operano nel mondo finanziario, e con programmi più mirati come Mastercard For Fintechs, programma pensato per supportare la crescita delle neo-Fintech in Belgio, Francia, Italia, Olanda, Spagna e Portogallo.

Questa strategia di open innovation è un altro segno di quanto Mastercard si sia trasformata negli ultimi anni: come spiega Gallone, “Una volta Mastercard serviva le istituzioni finanziarie e poco più. Poi siamo passati a essere una infrastruttura di pagamento internazionale, poi una tech company, successivamente anche una data company. Anche per questo oggi possiamo immaginare, e iniziare a concretizzare, quelli che saranno i pagamenti magari tra dieci anni, andando a identificare i casi d'uso che in futuro saranno nell'utilizzo comune. Casi d'uso che sempre più sono a cavallo del mondo digitale e di quello fisico: si ‘svolgono’ nel digitale ma per semplificare la vita nel mondo reale, in modi che non avremmo nemmeno immaginato”.

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