Cresce l'import (+3,5%) e l'export (+2,6%) su base mensile: saldo commerciale positivo per quasi 5 miliardi di euro.
I dati di febbraio 2026 delineano un quadro di ripresa congiunturale per gli scambi commerciali dell'Italia con l'estero. Le importazioni mostrano una vivacità maggiore, crescendo del 3,5% rispetto al mese precedente, mentre le esportazioni segnano un solido +2,6%. Questa spinta dell'export è trainata esclusivamente dai mercati extra-UE (+5,3%), a fronte di un'area UE che rimane sostanzialmente stazionaria. Tuttavia, guardando ai volumi esportati su base annua, si registra ancora una contrazione del 2,2%, segno che la tenuta del valore monetario è parzialmente sostenuta dalle dinamiche dei prezzi.
Il saldo commerciale di febbraio è decisamente positivo, attestandosi a +4.944 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai +4.444 milioni dello scorso anno. Un ruolo chiave in questo risultato è giocato dalla riduzione del deficit energetico (sceso a -3.466 milioni rispetto ai -5.000 del 2025), segno di una minore pressione dei costi di approvvigionamento di gas e petrolio. Al contrario, l'avanzo nei prodotti non energetici ha subito una lieve flessione, passando da oltre 9,4 miliardi a circa 8,4 miliardi di euro.
Analizzando i settori merceologici, emergono contrasti netti:
Settori in forte crescita: I metalli di base e i prodotti in metallo volano con un incremento annuo del 30,7%, seguiti dagli articoli farmaceutici (+3,0%).
Settori in frenata: Soffrono i mezzi di trasporto (esclusi autoveicoli) con un pesante -22,1%, influenzato anche da operazioni specifiche nella cantieristica navale, e il comparto dei prodotti petroliferi raffinati (-18,2%).
A livello geografico, l'export italiano vive una fase di profonda diversificazione. Se da un lato i mercati tradizionali come Germania (-15,4%) e Spagna (-15,3%) registrano cali vistosi (spesso legati a confronti statistici con picchi di vendita dell'anno precedente), dall'altro si assiste a un exploit verso la Svizzera (+33,2%), sostenuto dai metalli, e a una crescita costante verso gli Stati Uniti (+8,0%) e i paesi OPEC (+14,5%).
Infine, sul fronte dei prezzi all'importazione, si registra un lieve aumento congiunturale dello 0,4%, spinto dal rialzo del greggio e del gas naturale nell'area non euro. Su base annua, tuttavia, i prezzi continuano a mostrare una tendenza deflattiva, con una flessione del 3,4%, che contribuisce a contenere i costi di produzione per le imprese italiane dipendenti dall'approvvigionamento estero.