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Imprese venete e Intelligenza Artificiale: solo una su sette ha un piano strutturato

Un'indagine di Fòrema rivela che solo il 14,9% delle imprese del Nord-Est ha pianificato l'adozione dell'IA, mentre il 90% dei lavoratori dichiara competenze nulle.

Tecnologie AI

L'intelligenza artificiale non è più una promessa del futuro per il tessuto produttivo veneto, ma una realtà che permea già le attività giornaliere di uffici e fabbriche. Tuttavia, questo ingresso tecnologico sta avvenendo in modo spontaneo e spesso disordinato, privo di una visione d'insieme che ne massimizzi il potenziale. Secondo una recente indagine condotta da Fòrema su un campione di oltre 300 aziende distribuite tra Padova, Treviso e Vicenza, emerge un paradosso significativo: se da un lato oltre il 60% delle imprese utilizza già strumenti di IA per compiti creativi o amministrativi, come la stesura di email e documenti, dall'altro solo una ristrettissima minoranza ha definito una vera e propria strategia aziendale. Questa mancanza di pianificazione formale riguarda l'85,1% degli intervistati, lasciando l'innovazione legata più all'iniziativa dei singoli che a una trasformazione strutturale dei processi produttivi core.

Il quadro delineato dalla survey, che ha coinvolto prevalentemente piccole e medie imprese del settore metalmeccanico e chimico-farmaceutico, evidenzia una marcata carenza di competenze tecniche e consapevolezza digitale. Oltre il 90% dei collaboratori ammette di avere una preparazione nulla o di base in materia, e più della metà degli intervistati confessa di non saper distinguere con certezza un contenuto generato da una macchina rispetto a uno prodotto da un essere umano. Nonostante queste lacune, la domanda di efficienza rimane altissima: le imprese vedono nell'IA un alleato fondamentale per delegare compiti a basso valore aggiunto e liberare tempo per decisioni strategiche, individuando ampi margini di miglioramento nella logistica, nella manutenzione e nella gestione delle risorse umane.

La transizione verso il digitale rappresenta dunque una sfida di metodo e di governance più che di mera disponibilità tecnologica. Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, sottolinea come per un territorio orientato all'export sia vitale non lasciare l'adozione dell'intelligenza artificiale al caso, per evitare una pericolosa polarizzazione tra le aziende che corrono e quelle che restano indietro. Anche i rappresentanti di Confindustria Veneto Est ribadiscono la necessità di un salto di qualità nella formazione e nella creazione di regole condivise. L'obiettivo comune è trasformare l'IA da semplice supporto individuale a infrastruttura abilitante per l'intero sistema manifatturiero veneto, garantendo che la crescita tecnologica si traduca in un vantaggio competitivo duraturo e sostenibile per tutto il territorio.

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