L’AI è uno strumento sempre più impiegato per il recruitment. Dalle aziende ma anche dai candidati.
Usare l’AI per trovare lavoro più rapidamente? A quanto pare può essere un valido aiuto. È quanto emerge da un nuovo studio di Indeed - il portale per chi cerca e offre lavoro - basato su un'indagine condotta in collaborazione con YouGov che ha coinvolto oltre 9.300 tra datori di lavoro e talenti in cerca di occupazione in 12 mercati, tra cui l’Italia, e che, tra le altre cose, ha indagato gli utilizzi dell’AI nelle fasi del recruitment.
Seppur ci sia una fetta significativa di jobseeker italiani (38%) che dichiara di non usare l'AI per la propria ricerca di occupazione, chi lo fa la impiega per alcune attività chiave. In particolare, per la preparazione dei documenti – ad esempio per la stesura o revisione del curriculum vitae (23%) o per la redazione della lettera di presentazione (16%) – ma anche come supporto strategico per fare ricerca sulle aziende (19%) e prepararsi ai colloqui, magari generando spunti di discussione o domande (17%).
L'efficacia percepita da parte di chi la utilizza è elevata: si rivela preziosa in particolare per la scrittura o revisione del curriculum (64%), per la ricerca di informazioni sulle aziende (60%) e nella preparazione ai colloqui (55%).
Non sono solo i candidati a usare l’AI, anche per le aziende italiane è uno strumento prezioso per ottimizzare il processo di recruitment. A fronte del 18% delle aziende italiane partecipanti al sondaggio che dichiara di non farvi ricorso, per chi la usa è parte integrante del processo. Viene sfruttata per il vaglio di curriculum e candidati (30%) per l'abbinamento alle posizioni (25%), ma anche per personalizzare il processo di recruitment (24%), riassumere le esperienze del candidato (20%) e automatizzare e pianificare le comunicazioni (18%). Anche in questo caso l'efficacia percepita è alta, in particolare per la verifica dei CV (76%) e per l’abbinamento alle posizioni (63%).
Per quanto utilizzata sia da candidati, sia dalle aziende persistono alcune resistenze. Quasi un quinto dei candidati italiani (19%) ritiene che le aziende non dovrebbero utilizzare l'AI nel processo di recruiting e allo stesso tempo quasi 1 azienda su 10 preferirebbe che i candidati non ne facessero uso. Aziende e candidati condividono timori comuni: temono che l'AI possa introdurre pregiudizi nei processi di selezione, compromettendo l'equità o riducendo l'importanza del tocco umano.
“Lo studio ha evidenziato che nelle economie dove l'adozione dell'AI nel recruiting è più avanzata, resistenze e timori sono minori, perché i benefici sono ormai chiari. Da un lato, offre alle aziende una velocità e un'efficienza senza precedenti, snellendo i processi e rendendoli più efficaci. Dall'altro, le persone in cerca di lavoro possono sfruttare attivamente l'AI per ottimizzare la propria candidatura, perfezionare il CV, prepararsi ai colloqui e navigare il mercato con maggiore consapevolezza” afferma Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed. “Tuttavia, è fondamentale ricordare sempre che il vero valore dell'AI risiede nella sua capacità di potenziare l'umano. È un potente alleato sia per chi cerca, sia che per chi offre lavoro, ma non si può, né si deve prescindere da quell'interazione umana che rimane essenziale. L'AI facilita e libera tempo da dedicare agli elementi irrinunciabili del processo di recruiting quali la comunicazione, il feedback mirato e le interazioni costruttive. È uno strumento al servizio di un recruiting che deve rimanere profondamente umano."