Logo ImpresaCity.it

Red Hat, il futuro del cloud è open

CloudForms è un tassello tecnologico fondamentale dello stack per la costruzione e la gestione del cloud ibrido aperto di Red Hat. In beta, sarà in general availability fra un mese. Ne parla Scott Crenshaw, gm e vp, Cloud Business Unit di Red Hat, inquadrandolo in un disegno strategico più ampio.

Autore: Barbara Torresani

Di passaggio a Milano per un tour che lo vede impegnato in diverse città europee Scott Crenshaw, general manager e vice president, Cloud Business Unit di Red Hat, ha raccontato alla stampa gli elementi su cui si fonda la strategia societaria nell'ambito del cloud ibrido.
Apertura e stack completo d'offerta sono le parole più ricorrenti nel discorso del general manager. Un'apertura che permea tutti i prodotti societari, non vendor-centrici ma sviluppati per soddisfare le necessità degli utenti; prodotti che compongono un'offerta end-to-end che copre l'intero disegno cloud.

red-hat-il-futuro-del-cloud-e-open-2.jpg

Crenshaw inquadra il tema partendo dal nuovo ruolo dell'IT
: "Oggi l'IT tende ad assumere un ruolo sempre più strategico all'interno delle aziende. Non è più visto come un centro di costo, ma come elemento abilitante il business, che dal back office esce dai confini aziendali per rispondere ai nuovi paradigmi emergenti, quali social, mobile, big data, ... E' un'IT che risponde ai requisiti del business, diversa dall'IT tradizionale concepita fino ad oggi. Consente di sviluppare prodotti e servizi in modo veloce, a prezzi più bassi".
E' questa l'IT che piace ai Cio moderni, che nell'ultimo anno si sono sempre più orientati ai nuovi paradigmi tecnologici; e il Cloud Computing ne è l'espressione massima.
E se la maggior propensione dei Cio all'innovazione è una buona notizia, non lo è quella della continua riduzione dei budget che queste figure hanno a disposizione. Occorre quindi superare i limiti dell'IT tradizionale complessa, fatta a silos, con molte componenti legacy, isole di capacità sottoutilizzate e tempi di risposta lenti, in cui il 75% degli investimenti è ancora destinato alla manutenzione dell'esistente e solo il 25% convogliato in un processo innovativo.
"Oggi i Cio si devono prendere una decisione critica che li pone di fronte a due mondi che collidono di cui occorre trovare il giusto bilanciamento. Sono scelte decisive da cui dipende il futuro dell'azienda: rimanere sul mercato e giocare la partita della competitività in un mondo diverso con nuove regole e nuovi attori o scomparire", rimarca Crenshaw.
Secondo Crenshaw sono fondamentalmente tre i modi che l'industria IT  ha individuato per  muoversi verso un'architettura cloud:
- Abbandonare il legacy e partire da zero con il cloud. "E' un'opzione impraticabile per le aziende che hanno già effettuato ingenti investimenti in IT, sottolinea.
- Aggiungere il tassello cloud – Questo percorso prevede che l'azienda selezioni solo una porzione della propria infrastruttura IT e la porti nel cloud. "E' questo l'approccio proposto da Vmware. E' un cloud limitato, i cui benefici riguardano solo quella porzione di IT specifica, e così facendo non si fa che aumentare la complessità e limitare un processo di evoluzione futura", commenta.
- Costruire un cloud ibrido aperto - è un disegno che coinvolge tutte le risorse IT, non una singola porzione e fa leva sugli investimenti già effettuati. E' quasi scontato dire che quest'ultimo è l'approccio proposto da Red Hat, attorno a cui ha costruito nel tempo una strategia definita e un'offerta tecnologica articolata.

[tit:I tasselli di un cloud ibrido aperto]
"Solo un cloud aperto offre il valore di business promesso dal cloud computing, con i benefici di flessibilità, riduzione costi, self service provisioning, automazione dei processi,.... Bisogna però ben comprendere cosa vuol dire open, perché molti vendor si fregiano di questo termine ma pochi lo sono veramente", afferma il general manager.
Ed ecco allora le caratteristiche di quello di Red Hat: open source – significa che chi lo adotta può controllare l'implementazione e non essere vincolato a roadmap tecnologiche e di business di specifici vendor; legato a una community; open standard a tutti i livelli, indipendente e non vincolato a una particolare infrastruttura tecnologica; in grado di consentire la portabilità delle applicazioni e dei dati attraverso le "nuvole"; ‘pluggabile' ed estendibile con un'Api aperta.
"Un cloud ibrido aperto è un ambiente consistente che fa da ponte tra le applicazioni oggi disponibili  on premise e il cloud pubblico", spiega Crenshaw.
Se questa è la base concettuale del cloud ibrido aperto di Red Hat, questi sono i tasselli tecnologici che compongono l'intero stack: Openshift (l'elemento di Platform as a service); il middlware JBoss Enterprise; CloudForms Hybrid Cloud Management; Red Hat Enterprise Linux; Red Hat Storage (frutto dell'acquisizione di Gluster lo scorso autunno, ndr); Red Hat Enterprise virtualization. Sono tutti elementi dell'offerta, alcuni noti da tempo, altri di recente annuncio.
In particolare CloudForms, oggi in beta, la cui disponibilità generale è attesa fra circa un mese, rappresenta la componente di infrastructure as a service (Iaas) per costruire e gestire un cloud ibrido aperto, che poggia sulle Api del progetto Delta (Deltacloud è un'Api sviluppata da Red Hat e the Apache SoftwareFoundation).
CloudForms integra sia la gestione del ciclo di vita della applicazioni (Alm – attraverso la definizione di templete per i contenuti, le policy e le configurazioni, una libreria di immagini, un motore cloud e Project Delta Api) sia la capacità di creare cloud integrate a partire da diverse risorse di elaborazione, fisiche, virtuali e cloud.
Cloudforms si differenza secondo tre assi: agnosticità rispetto all' hypervisor che deve gestire; completezza funzionale nella gestione delle risorse della fabrica (macchine virtuali, storage, sicurezza  ma anche gestione e profilazione degli utenti e realtivi accessi e ciclo di vita delle applicazioni); gestione di cloud privati e pubblici.

[tit:Consistenza a tutti i livelli]
"Un cloud ibrido richiede consistenza a tutti i livelli. Ed è ciò che Red Hat offre. Un ambiente consistente e certificato on premise e nel cloud, controllato da policy stabilite dall'IT, con applicazioni portabili da un ambiente all'altro, in cui la complessità è inferiore, il controllo è maggiore e la libertà di scelta è massima", sotiene il general manager. Ed è proprio su quest'ultimo concetto che pone una forte enfasi: "Red Hat offre tutto lo stack per il cloud ibrido, ma non è necessario prenderlo tutto. Se un'azienda ha già in casa alcuni componenti può tenerli, preservando l'investimento già effettuato, e può aggiungere gli altri tasselli di Red Hat. Ogni elemento del nostro stack può essere tolto e inserito nella proposizione di un altro vendor; al contrario però quest'operazione non funziona".
E nel campo del cloud ibrido Crenshaw sostiene che l'unico vendor con cui Red Hat gioca la partita è Microsoft; Vmware è esclusa dai giochi, relegata all'ambito della virtualizzazione: "Questi due sono i vendor di riferimento nell'ambito dell'hybrid cloud. Da parte sua, però, Red Hat vanta l'intero stack di tecnologie – sistema operativo, hypervisor, middleware, cloud storage, virtualizzazione, ... ha un approccio cliente centrico che significa muoversi nella prospettiva del cleinte e non dello specifico vendor, dà liberta di scelta e soprattutto ha sposato l'approccio dell'apertura. Everything is open è il concetto chiave".
Sono molte le opportunità di mercato che il vendor ha individuato in questo particolare momento. Intanto occorre dire che ha già importanti referenze nel mondo del cloud pubblico. Solo per citare qualche nome: salesforce.com,Ibm, Amazon.com, Fujitsu, Telstra, NttCommunications. 
"In questi contesti l'80% delle applicazioni gira su sistema operativo Linux in architettura x86. Siamo quindi sulla strada giusta per fornire servizi cloud senza perdere di vista tutto ciò che è presente nell'ambiente legacy. La virtuazzazione server in ambiente Linux sta affermadosi sempre più, così come la 'dual strategy' nell'ambito della virtualizzazione, che prevede accanto alla tecnologia di Vmware quella di un altro vendor."
Pubblicato il: 27/03/2012

Tag:

Cosa pensi di questa notizia?

Speciali

speciali

Veeam On Forum 2018, il futuro iper-disponibile corre veloce

speciali

Phishing, Ransomware e Truffe E-Mail: è allarme per Office 365 e il cloud