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Assinform: IT seconda industria in Europa, un po’ incompresa in Italia

Il 1° Rapporto sul settore IT in Italia di Assinform fotografa un comparto indutriale rappresentato da 97 mila imprese e 390mila addetti, spinto dalle medie imprese che giocano a livello europeo. Punti deboli: bassi margini operativi, il 94% di piccole imprese e - 5,1 miliardi a saldo della bilancia commerciale. Occorre sostenere i settori dell’innovazione tecnologica per rilanciare la crescita, dice Ennio Lucarelli, presidente uscente di Assinform.

Autore: Redazione ImpresaCity

L’Informatica è la spina dorsale dell’innovazione tecnologica in Italia, per dimensione e valore aggiunto superiore a molti settori del Made in Italy,  quali l’auto, la chimica, l’industria del legno e dei mobili, degli elettrodomestici il tessile e la moda, l’editoria, il trasporto aereo. E’ un grande potenziale di innovazione al servizio della modernizzazione del Paese e della crescita di competitività e sviluppo dell’industria italiana, dei suoi distretti e reti d’imprese, che non è ancora utilizzato e valutato in modo corretto, non è all’attenzione come altri comparti né può contare su politiche industriali  e incentivi specifici.
E’ un mercato fatto fa 97.000 imprese imprese  (2,4% delle aziende italiane), di circa 390mila addetti (2,5% circa degli occupati in Italia), che, con un valore aggiunto che copre il 2,8% del totale prodotto dall’industria e servizi a livello nazionale, rappresenta uno dei primi settori industriali del Paese e uno dei primi settori IT a livello europeo.
E’ il quadro fatto dal 1° Rapporto IT In Italia di Assinform, realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, le cui stime indicano che nel 2009 l’IT entrerà in recessione con un calo delle attività di -5,9%, dovuta alla contrazione dei budget aziendali. Una riduzione degli investimenti in IT che incide negativamente sulla possibilità di ripresa dell’economia del Paese e fa arretrare le sue capacità competitive.
Lo studio cerca di disegnare un quadro complessivo della dinamica strutturale e dell’offerta dell’Information Technology italiana nel contesto dell’economia nazionale e con confronti a livello europeo. Ne emerge una fotografia di luci e ombre, ma con alcune sorprese relative ai punti di forza.
“Se per affrontare l’emergenza della crisi è stato necessario mettere in campo misure robuste per sostenere le imprese del Made in Italy, ha dichiarato Ennio Lucarelli, Presidente di Assinform, ora, per far imboccare all’economia italiana la via della crescita e aprire nuove opportunità di sviluppo, diventano indispensabili interventi altrettanto robusti a sostegno dell’innovazione tecnologica digitale. Ci aspettiamo, perciò, che il Governo, nelle prossime misure per il rilancio dell’economia, vari il Progetto Informatica nell’ambito di Industria 2015, passaggio fondamentale per sostenere l’IT, vero motore dell’innovazione nel Paese".
"Milano e la Lombardia si pongono da sempre come avanguardia a livello nazionale ed europeo, a partire proprio dall’innovazione, ha affermato Alessandro Spada, Presidente di Innovhub, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano. Sull’innovazione il nostro territorio vanta infatti posizioni importanti: dal numero di imprese che si riferiscono a questo settore, all’occupazione nei settori ad alta tecnologia e conoscenza. In un mondo tuttavia sempre più interconnesso e quindi più concorrenziale, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, servono iniziative per favorire la nascita delle idee innovative, per ampliare l’apertura verso nuove tecnologie, per valorizzare gli investimenti in ricerca e nello sviluppo. Una strategia di "fare sistema" che deve coinvolgere anche le istituzioni".  

[tit:Il confronto europeo]
Se si prende in considerazione il confronto con il resto d’Europa, l’Informatica italiana è il secondo settore per numero di imprese, dopo il Regno Unito che è il paese europeo più sviluppato nel settore informatico, e prima di Francia e Germania. Stessa posizione anche nel rapporto fra il numero di addetti al settore IT sulla popolazione totale.
L’Italia risulta quindi uno dei paesi a più elevata intensità di lavoro in IT d’Europa, risultato di rispetto sopratutto se si considera che in Italia la crescita della cultura digitale è fortemente in ritardo, si investe poco in innovazione e ricerca, vi sono forti arretratezze del sistema formativo in campo scientifico e un basso livello di collaborazione fra Università e mondo delle imprese.
In linea con la tendenza europea il settore IT è oggi costituito per il 92,4% da attività di software, contro il 3,6% di hardware e 4% di assistenza tecnica; si distingue però  per alcuni perculiarità di rilievo internazionale. Al suo interno si colloca, primo in Europa,  il nucleo delle 40 medie imprese italiane di produzione di hardware con un fatturato di oltre 1.500 milioni di euro (dati 2006), che supera i 1.300 milioni di euro generati dalle 46 medie imprese inglesi e lasciandosi molto dietro gli altri paesi. E ancora: rientrano nell’IT italiana le 640 medie e grandi imprese italiane di produzione software e servizi (che occupano quasi il 70% degli addetti al settore), che con un fatturato di poco superiore ai 19 miliardi euro, si collocano al quarto posto dopo UK, Germania e Francia.
Ha due grandi poli di produzione e sviluppo a Milano e  in Lombardia, a Roma e nel Lazio, i cui livelli di attività sono allineati agli standard dimensionali d’impresa europei. In queste due regioni si concentrano il 38,5% delle imprese e il 42% degli addetti al settore sul totale nazionale.
La Lombardia è la prima regione italiana in termini di fatturato IT generato, pari a 11,2 miliardi di euro, coprendo il 27% del fatturato IT nazionale. Segue il Lazio con 6,95 miliardi di euro, con una  quota del 16,4% sul dato nazionale. Roma, però, presenta insediamenti produttivi mediamente più grandi rispetto al dato nazionale, con una media di 5,9 addetti per imprese, in linea, quindi, con la media europea (UE a 15) che è di 6 addetti per impresa; mentre Milano scende a 5,1 addetti per impresa (dato comunque più elevato della media nazionale del settore che è di 4 addetti per impresa).
Tra gli elementi di criticità del settore riconosciuti dallo studio spiccano l’estrema frammentazione che vede l’IT composto per il 94% da piccole imprese, una dimensione che limita lo sviluppo di un settore che subisce le dinamiche della globalizzazione la pressione costante del rapido cambiamento tecnologico. Ne sono una conferma il basso margine operativo lordo, che limita le imprese IT italiane a investire in innovazione,  e ci posiziona al di sotto di Germania, del Regno Unito, della media UE 15 e dell’UE 27. E poi ancora la scarsa internazionalizzazione del settore e il deficit della sua bilancia commerciale che, pur in calo, nel 2008 riporta ancora un saldo negativo del  5,1 miliardi di euro. Secondo Assinform occorre creare nuove condizioni quadro: nel campo del credito, con l’obiettivo di abilitare forme di venture capital per finanziare le buone idee delle imprese IT; nell’ambito della cooperazione con l’Università, condizionando parte delle risorse per la ricerca a progetti di sviluppo di nuove tecnologie e applicazioni realizzati in collaborazione con le Pmi dell’informatica e in una triangolazione con quelle del Made in Italy; nel sostegno all’innovazione da parte dello Stato varando una politica di incentivi; nel campo del copyright, dei brevetti e della proprietà intellettuale attraverso un sistema efficace di tutela delle idee e delle innovazioni prodotte dalle nostre Pmi. 

[tit:Più in dettaglio]
Le elaborazioni dello studio, condotto in collaborazione con  Camera di Commercio di Milano, ESeC e NetConsulting, effettuate su dati di fonte  Istat, Eurostat e altre ufficiali indicano quindi che il settore IT in Italia nel 2008 il 2,8% del PIL, con una produttività del 13% superiore alla media nazionale, e una remunerazione del capitale umano per unità di prodotto seconda solo a quella riscontrata nel settore della Ricerca e Sviluppo (26% contro 33%).
Nel triennio 2006-2008 è cresciuto in modo costante per numero di imprese (+2,1% nel 2008;  +2,2% del 2007) occupando la seconda posizione in Europa per numerosità di imprese e il terzo per occupati), con una forte concentrazione delle realtà produttive nel Nord-Ovest (oltre 36.400 imprese), e in particolare in Lombardia (25.239), con valori superiori all’intera popolazione di imprese IT del Centro Italia (22826) e del Nordest (21737).
Il settore è cresciuto nel 2008 per numero di occupati, aumentato dello 0,8% rispetto all’anno prima (+1,1%), prevalentemente concentrati nel comparto del software e dei servizi (92,4%), seguiti dall’assistenza tecnica (4%) e dall’hardware (3,6%).
Le aziende IT si occupano in primis di software e servizi (91,9%), contro il 6,2% che punta sull’assistenza tecnica e l’1,8% sulla produzione di hardware (erano il 2% nel 2006). E’ un settore fatto in prevalenza da Piccole e Medie Imprese: secondo dati ufficiali del 2006 indicano che il 94% delle imprese conta non più di 9 addetti, anche se 3 dipendenti su 4 risultano impiegati nelle realtà più grandi (con 10 addetti e più); 

[tit:Zoom su software e servizi]
Dall’analisi delle imprese del comparto del software e dei servizi IT in termini di tipologia  d’offerta e di approccio al mercato, condotte con rilevazione campionaria diretta su un campione di circa 1000 imprese del software e dei servizi IT emergono le seguenti indicazioni.Il 60% degli addetti è impegnato in attività di sviluppo applicativo, consulenza e system integration, a cui seguono l’area amministrativa, commerciale e marketing, l’ assistenza tecnica, la formazione e altre attività.
Le attività di Ricerca e Sviluppo sono ad appannaggio solo delle grandi aziende; solo il 4,1% delle imprese dispone infatti di un proprio centro di Ricerca & Sviluppo, con la Lombardia (22,2%) a guidare la classifica regionale, davanti a Emilia-Romagna (18,6%), Campania (12,3%) e Puglia (10%). Il 7,6% delle imprese IT comunque collabora con le Università condividendo progetti, o anche solo siglando accordi di inserimento in stage degli studenti. Le imprese hanno offerte molto diversificate: forniscono soluzioni software (59%), hardware (52,5%), di servizi (46,5%) e manutenzione e assistenza tecnica (26,2%).
Le imprese che fanno software sono focalizzate sulle applicazioni (97% dei casi),  e in particolare su quelle per specifici settori d’utenza (46,6% ) e per l’Erp (22,9%), il Crm (14,5%) e la Business Intelligence (13,6%). Il middleware riguarda una quota contenuta di imprese (14,6%), ed è mirata a  sicurezza e database. Le società di servizi offrono nel portafolgio consulenza (84,2% dei casi),  system integration (39,7%), sviluppo applicativo personalizzato (36,4%) e outsourcing (23,9%). Ancora bassa  la fornitura di servizi di  soluzioni di Business Process Outsourcing (3,6%).
La vendita diretta è il principale canale di approccio alla clientela business, con valori percentuali che vanno dall’85% delle grandi aziende (con più di 500 addetti) al 91,3% delle piccole imprese (fino a 49 addetti). Più adottata al crescere delle dimensioni d’impresa la vendita attraverso un partner di canale (dal 28,1% delle grandi aziende all’11,2% delle più piccole), mentre è poco rilevante il ricorso a distributori retail, che coinvolge comunque di più le aziende più piccole (5,6% contro il 2,8%delle più grandi).
Pubblicato il: 29/06/2009

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