Juniper Networks, una strategia per il multicloud

Il progressivo passaggio delle aziende ad ambienti multicloud ha importanti conseguenze per i vendor di networking, Juniper Networks intende sfruttarne le opportunità in maniera mirata

Autore: f.p.

Tutti parlano del multicloud come il prossimo passo nell'evoluzione digitale delle imprese, e con ragione. Molti meno però ricordano che se un complesso di servizi cloud eterogenei diventa la base su cui costruire il business di un'azienda, allora la connettività riveste un ruolo ancora più critico di quanto non accada già oggi. E per connettività non si intende, in questo senso, semplicemente avere a disposizione una banda adeguata. Serve anche che le connessioni usate da un'azienda, da e verso le sue filiali e i suoi cloud provider, possano adattarsi dinamicamente alle necessità del momento.

Non stupisce quindi che il multicloud sia al centro delle strategie di molti fornitori di networking. Tra questi anche Juniper Networks, che parte da una constatazione ben precisa: le evoluzioni che negli ultimi anni hanno caratterizzato il networking sono sempre andate nella direzione di una maggiore semplicità, questo deve avvenire anche per il multicloud. Ora però collegare le reti delle aziende a più cloud provider introduce inevitabilmente complessità architetturali, che si risolvono - spiega Mike Marcellini, Chief Marketing Officer di Juniper - "riducendo il numero degli elementi di rete dell'infrastruttura, astraendo dalla parte di gestione la complessità degli strati sottostanti, puntando nettamente sull'automazione".

Se il multicloud è l'evoluzione recente che indirizza il futuro sviluppo di Juniper, in realtà - spiega Ken Miller, Chief Financial Officer di Juniper - l'azienda si è già mossa da tempo nella direzione di offrire tecnologie abilitanti per il mondo cloud in generale, considerando le necessità tanto delle aziende utenti della "nuvola" quanto quelle dei cloud provider. Tecnologie e prodotti evolveranno nei mesi a venire, perché per il prossimo futuro l'azienda si è data obiettivi precisi per quanto riguarda i suoi tre mercati di riferimento: gli hyperscaler, i service provider e il segmento enterprise.

Ken Miller, Chief Financial Officer di Juniper Networks
In ambito hyperscaler Juniper vuole fare leva sulla presenza consolidata in campo routing per entrare con decisione nel settore dello switching per i datacenter. L'azienda ha già un'offerta switch che per ora l'ha ben posizionata all'edge della rete, per affermarsi nella parte core (che tra l'altro cresce più velocemente delle parti di campus e di branch) servono prodotti più specifici.

Per i service provider (categoria che comprende anche le telco) l'idea è quella di agevolare l'evoluzione delle reti che gli operatori hanno già avviato, per adattarle progressivamente agli approcci elastici e service-oriented che vengono dal mondo IT. Più tecnicamente, Juniper Networks dovrebbe essere agevolata dal fatto che le grandi reti dei service provider e soprattutto delle telco devono recepire i modelli architetturali del 5G e delle nuove reti metropolitane a larga banda.

Nella proposizione alle imprese, Juniper Networks intende sfruttare l'interesse crescente per una visione della IT security meno concentrata sulla protezione dei singoli nodi della rete e invece più distribuita su tutta l'infrastruttura, grazie anche al collegamento con funzioni di analisi del traffico di rete. Da seguire anche la domanda di funzioni di orchestration, considerate indispensabili per gestire in maniera dinamica le reti e le infrastrutture multicloud.


I dati finanziari più recenti (quelli del terzo trimestre) di Juniper Networks danno d'altronde l'idea di una azienda in transizione. Il segmento storico e ancora portante (40 percento del fatturato) del routing è in flessione (-17 percento anno su anno) e quello importante dello switching (20 percento del giro d'affari) mostra un leggero calo (-3 percento) che indica l'opportunità di un rilancio come quello annunciato in chiave datacenter. Bene la sicurezza (+12 percento anno su anno) che però fa ancora solo il 7 percento del business di Juniper.

Queste cifre riflettono il legame che Juniper Networks ha con i mercati per lei tradizionali dei cloud/service provider. Questi operatori ormai fanno investimenti infrastrutturali fortemente ciclici con contratti "importanti" che fanno pesare molto questa ciclicità. Quando poi eventi particolari li spingono a spostare altrove gli investimenti - come è stato secondo Juniper per molte telco, ora impegnate sul fronte del 5G - si fa presto a vedere segni meno nei confronti anno su anno.

Non è un caso che la regione EMEA sia stata, nel trimestre considerato, l'unica a crescere: +9 percento anno su anno, incremento che l'ha portata a pesare per il 27 percento di tutto il giro d'affari di Juniper. In Europa gli hyperscaler praticamente non ci sono e le filiali europee quindi si sono abituate a lavorare di più (e meglio) con le aziende e i service provider.


"In Europa si cresce - spiega Mario Manfredoni, Country Manager per l’Italia, Grecia, Cipro e Malta di Juniper Networks - anche perché siamo stati un po' più pronti nella parte enterprise e con il canale che vi si rivolge... Le grandi società stanno rinnovando la propria infrastruttura e abbiamo portato a casa progetti legati ad aziende molto importanti. Anche per questo non abbiamo subito l'effetto negativo del rallentamento dei cloud provider che invece è stato sentito sul mercato americano".

Anche il fattore canale è stato importante. Nelle regioni che hanno subito una flessione Juniper Networks si muove, in buona parte o del tutto, direttamente. In Europa lo fa invece quasi sempre attraverso il canale, che in Italia comprende due distributori (Nuvias, Esprinet) e oltre 300 partner attivi di cui cinque (ITD Solutions, Lutech, MaticMind, Sirti, Texor) con il livello di certificazione più alto Elite. "Siamo strutturati - commenta Manfredoni - per creare un effetto leva tramite il canale ma abbiamo anche la flessibilità per capire quando metterci in gioco direttamente, per mantenere o sviluppare una relazione commerciale".

In nazioni come l'Italia ha una valenza particolare il modello definito di SPaaC, o Service Provider as a Channel. I service provider sono un cliente ma possono essere anche un canale attraverso cui raggiungere altri utenti finali, come le PMI. Una visione che aiuta anche i service provider a evolvere, dato che la semplice proposta di connettività senza molti servizi a valore aggiunto rischia sempre più di essere penalizzante.

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