Dall'Autostrada del Sole alle infrastrutture digitali: il progetto A1 evidenzia casi di successo e competenze dell'ecosistema AWS, per stimolare le imprese italiane verso un nuovo ciclo di innovazione
Autore: Redazione ImpresaCity
Riusciranno il digitale, il cloud e l’intelligenza artificiale a portare l’Italia verso un nuovo boom economico? In tanti lo sperano e ci credono, anche in un Paese come il nostro: fatto proverbialmente di poeti, santi e scettici che vedono il bicchiere (quasi) sempre mezzo vuoto, quando si tratta di innovazione tricolore. Farebbe bene mettere in evidenza le storie positive del digitale italiano, che non mancano, ed è anche per questo - oltre che per festeggiare i suoi vent’anni - che AWS ha voluto creare un parallelo tra l’autostrada A1 - di fatto la prima grande direttrice infrastrutturale italiana, ricca di valore simbolico - e le infrastrutture digitali che sta costruendo, o contribuisce a costruire, lungo lo Stivale.
“Il parallelismo con l'Autostrada del Sole - spiega Giulia Gasparini, Country Leader di AWS Italia - viene abbastanza naturale: da un'infrastruttura fisica che negli anni Sessanta è stata così chiave per lo sviluppo economico del Paese, a una altrettanto chiave, ma digitale, che può accelerare la crescita e la competitività delle nostre imprese”. Per sottolineare questo ruolo nasce quindi un progetto - AWS A1 - che mette in prima fila “le aziende che lungo tutta la nostra presenza nel Paese effettivamente hanno contribuito al successo del cloud ma soprattutto hanno costruito il loro business grazie a questo tipo di infrastruttura”.
Il messaggio chiave di AWS resta peraltro quello di sempre e che Gasparini ha ribadito durante il keynote dell’AWS Summit edizione milanese 2026: in tutta la sua crescita, l’azienda resta sempre un abilitatore tecnologico che fornisce componenti al suo pubblico di “builders”. Un messaggio che - in parte paradossalmente, se vogliamo - si adatta bene al mercato italiano delle PMI, che con le tecnologie e l’innovazione digitale hanno sempre avuto un rapporto complesso e hanno per questo bisogno che le tecnologie vengano democratizzate il più possibile. “Oggi una piccola impresa o la più grande enterprise hanno a disposizione esattamente gli stessi servizi - sottolinea in questo senso Gasparini - e così ciascuno ha effettivamente la possibilità di allineare il suo budget al proprio utilizzo delle tecnologie”.
Non che nei vent’anni di vita di AWS - o nei sessanta e più dell’A1 - le cose non siano cambiate, e parecchio. Le aziende italiane hanno man mano compreso che le tecnologie non basta democratizzarle, bisogna anche capirne la funzione e le potenzialità e come integrarle nel proprio business. E in più, cercare di restare sempre al passo del loro sviluppo. Tutto questo raramente si fa da soli, motivo per cui AWS A1 dà risalto sia alle aziende che le tecnologie le stanno usando al meglio, sia ai system integrator che le stanno affiancando. “Il livello di maturazione di ciascuna delle nostre imprese è diverso - ricorda Gasparini - quindi il modello ‘one size fits all’ da noi non va bene. Dobbiamo lavorare sempre di più con un ecosistema di partner preparati tecnicamente, ma anche in grado di indirizzare tutti i livelli di competenza e di maturazione delle aziende utenti”.
I casi di successo che AWS A1 porta in evidenza sono molti e variegati - Aeroporti di Roma, La Marzocco, Latitudo 40, Miroglio Group, Musixmatch, Satispay, xFarm, Webranking, altri se ne aggiungeranno - ma sono proprio i partner di AWS, come metaforico anello di congiunzione tra tecnologia e mercato, a poter dare il polso del possibile rilancio dell’innovazione italiana.
“Nel 2025 i clienti hanno voluto verificare le potenzialità delle AI - spiega ad esempio Luca Gardini, Global Head Strategic Partnership and Alliances e Partner di Reply - e abbiamo fatto insieme centinaia di pilot. Adesso la richiesta è cambiata profondamente: capire come l’AI riesce a trasformare il business in maniera assolutamente concreta e misurabile”. Il nuovo tema di fondo è quindi l’industrializzazione dell’AI: di fronte a clienti più preparati e più esigenti, ora serve presentare casi d'uso concreti che portino valore rapidamente e possano scalare senza difficoltà, si integrino con l’esistente, si appoggino al cloud visto non più come un fine in sé ma come un vero mezzo abilitante per l’AI, anche lato governance e controllo dei costi.
“Data la velocità con cui evolvono le tecnologie di intelligenza artificiale - conferma Simone Merlini, CEO e co-founder di beSharp - i progetti di AI vivono una sorta di ‘continuous improvement’ che richiede un livello di agilità permesso solo da un approccio fortemente cloud, culturale prima ancora che tecnico”. Già, perché la mentalità, come al solito, può fare la differenza: “ci sono ancora tante imprese che invertono causa ed effetto: non si parte da cosa si può genericamente fare con l’AI ma dagli specifici problemi di business, che l’AI può aiutare a risolvere oppure no, a seconda dei casi”.
Così anche la presupposta rivoluzione dell’AI avvalora tanto il modello cloud con cui AWS è nata quanto la sua storica metafora dei builders: l’hyperscaler statunitense mette a disposizione i mattoncini tecnologici che aiutano a concretizzare le promesse dell’AI stessa, superando gli ostacoli che le aziende italiane comunque hanno davanti. E Gardini e Merlini ne citano diversi: dal peso dei sistemi legacy alla mancanza di una cultura del dato, dalla carenza di competenze digitali ai vincoli di budget, dall’IT spesso ancora a silos al fatto che oggi l'AI non ha raggiunto lo stesso tipo di maturità in tutti i suoi use case. Il messaggio per le aziende italiane è che questi problemi si possono affrontare, con l’obiettivo magari di replicare le positive esperienze che AWS mostra lungo la “sua” A1.