BMC: il mainframe è sempre una base solida

La BMC Mainframe Survey conferma: chi sa usare bene il legacy sa anche trarne più valore con le nuove tecnologie

Autore: Redazione ImpresaCity

Il mainframe? Sta bene, grazie. E le aziende che sanno puntare sulle piattaforme cosiddette legacy, innovandole secondo direttrici precise, ne traggono ancora più valore che in passato. Sono le conclusioni principali dell'indagine BMC Mainframe Survey che la software house conduce ogni anno, intervistando a livello mondiale le aziende utenti di grandi sistemi. Il messaggio chiave, per BMC, è insomma che il mainframe, laddove esiste, è ancora un tassello fondamentale per promuovere l'innovazione e la crescita digitale. E il modo in cui la singola azienda lo sfrutta e lo fa evolvere fa la differenza tra quelli che BMC definisce Mainframe Champion e i Mainframe Laggard.

I Mainframe Champion vedono i mainframe come una piattaforma in crescita, nel senso che sono pronti a portarvi un carico elaborativo anche maggiore di quello che hanno già. Per fare questo puntano sull'integrazione in ambito mainframe di nuove tecnologie, in particolare tutta la parte AIOps che permette di gestire meglio ambienti complessi, compensando la ben nota perdita di risorse skillate in campo legacy che tutte le aziende vivono.

In confronto, i Mainframe Laggard hanno un approccio conservativo che punta a gestire l'esistente riducendone i costi, senza introdurre nuove tecnologie. Hanno un comportamento tattico e non strategico, cosa che tra l'altro fa pensare a loro stessi di essere percepiti in maniera sfavorevole dal management. Una percezione, sottolinea BMC, che non dipende tanto dalle piattaforme mainframe in sé ma da come vengono usate. Fortunatamente, sempre secondo BMC, i Mainframe Laggard sono una quota minoritaria (il 19%) del campione esaminato.
Al netto delle distinzioni tra Champion e Laggard, il 2020 è stato un anno in cui i mainframe hanno visto crescere il loro carico di lavoro, come qualsiasi altra parte dell'IT. Il 2021 non sarà diverso, è anzi probabile che le crescite del 2020 si confermino in misura anche maggiore. Tanto che la gran parte (86%) delle aziende dotate di mainframe prevede di dover far crescere la loro potenza in MIPS nel giro del prossimo anno.

È importante anche la quota delle aziende che punta sulle nuove tecnologie per ampliare il raggio d'azione dei sistemi legacy: AI, ML, modernizzazione, automazione, nuovi linguaggi come Java o Python, DevOps, nuovi database sono approcci che raccolgono tutti le citazioni di oltre un terzo del campione.

Sono valutazioni che valgono anche per la quota italiana (77 intervistati) del campione dell'indagine BMC. In Italia, il 99% del campione vede il mainframe come una piattaforma per la crescita a lungo termine e il 47% prevede una crescita dei MIPS installati. Una evoluzione che segue quattro priorità chiave. Nell'ordine: sicurezza, ottimizzazione dei costi, implementazione delle tecnologie cloud, potenziamento delle funzioni di automazione.
La chiave per mantenere fondamentali ed apprezzati i sistemi mainframe è aumentare il loro livello di integrazione con il resto dell'IT. Integrazione che deve avvenire in primis lato sicurezza, perché la cyber security è un elemento chiave anche in un comparto tradizionalmente blindato come quello legacy. Gli audit di sicurezza non bastano, il mainframe deve essere un cittadino a tutti gli effetti anche delle piattaforme di visibility e di SIEM, per essere "dentro" tutte le procedure e policy di protezione delle informazioni.

Poi c'è ovviamente l'integrazione applicativa ed infrastrutturale. Aprire i mainframe al resto dell'IT, ad esempio via API o z/OS Connect, permette anche di creare servizi e processi nuovi. E, con gli strumenti giusti, semplifica la gestione.

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