HPE Cray: un brand collaudato per puntare all'exascale

HPE rilancia le tecnologie Cray mantenendo tutti i punti forti dell'architettura Shasta. Ma con una visione del supercomputing estremamente trasversale.

Autore: f.p.

L'acquisizione di Cray da parte di HPE aveva messo in allarme i fan del marchio che, per decenni, è stato quasi un sinonimo di supercomputer. Il glorioso brand avrebbe fatto la fine di tanti altri, ugualmente noti ma scomparsi dopo essere stati acquisiti? E come le tecnologie Cray si sarebbero integrate con quelle di HPE? Che di High Performance Computing certamente se ne intende. Ma che seguiva anche approcci diversi da quelli di Cray.

Da allora è passato poco più di un anno e HPE ha fugato gli eventuali dubbi rimasti post-acquisizione. Da un lato ponendo sempre più l'attenzione sull'importanza del supercomputing come base necessaria per quella che chiama la Age of Insigth. Dall'altro, con qualche pre-annuncio e soprattutto facendo debuttare qualche settimana fa la nuova generazione di sistemi Cray. O meglio, HPE Cray. Mantenendo il brand assolutamente in vita e in evidenza.

Gli annunci HPE Cray arrivano dopo che l'azienda di Antonio Neri ha messo ordine nella sua visione tecnologica. Non ne sono la parte più importante in termini di utenza, almeno per il numero di aziende interessate. Ma hanno un ruolo significativo: l'avanguardia HPE nella corsa verso i sistemi exascale che sta interessando aziende e persino, come asset strategico, le nazioni.
Così il panorama tecnologico di HPE appare ben delineato. Per le aziende "normali" l'offerta GreenLake punta a fornire in logica as-a-Service tutto quello che serve per il computing tradizionale. HPE Cray affianca questa proposizione con soluzioni in parte più complesse e certamente più mirate. Adatte a imprese di classe enterprise, istituzioni, centri di ricerca. Una minima sovrapposizione potenzialmente esiste. Ma nel concreto appare improbabile, perché in logica exascale i progetti HPC sono sempre "su misura" e il vantaggio del modello aaS è tutto da verificare.

Il dubbio della community Cray era legato tra l'altro a se e quanto le tecnologie Cray avrebbero superato l'integrazione con quelle HPE. Al momento pare molto bene, perché i nuovi sistemi HPE Cray mostrano in maniera evidente il DNA dei precedenti Shasta. Tanto che il nuovo supercomputer top di gamma HPE Cray EX, con raffreddamento a liquido, e il fratello minore HPE Cray (senza EX), con raffreddamento ad aria, appaiono architetturalmente come sistemi Shasta evoluti. E puntano ancora pesantemente sulle tecnologia di interconnessione Slingshot.

Il rinnovamento di HPE si vede più lato software, con lo sviluppo di uno stack rinnovato che va dal sistema operativo ai tool di sviluppo e gestione. E nella progressiva introduzione di componenti della linea HPE Apollo, ma partendo dal sistema "entry" e non nell'EX. Innovazione HPE quindi decisamente nel segno della continuità. Come d'altronde era stato annunciato all'atto dell'acquisizione.
Spiccatamente HPE è invece l'impostazione concettuale che viene data al nuovo supercomputing marchiato Cray. Per il nuovo supercomputing serve una offerta più ampia di sistemi e stack software, capace di eseguire workload massivi di tipo diverso (HPC, analytics, AI...) e in forme differenti (bare-metal, container) ma che fanno comunque parte di un medesimo workflow.

Serve elasticità, quindi sistemi modulari. Non certo i supercomputer monolitici del passato. Ma nemmeno quelli che si preoccupano solo di creare singoli nodi sempre più potenti. Serve - spiega Brandon Draeger, a capo del Compute Product Marketing di HPE e proveniente proprio da Cray - "una infrastruttura che sia interoperabile con le tecnologie oggi più avanzate e abbastanza flessibile da supportare una ampia gamma di futuri processori ed acceleratori".

La potenza di computing del singolo nodo è essenziale. Ma lo è ancora di più l'elasticità nella gestione dei dati e dei workload, la quale pone l'attenzione sull'interconnessione, che deve essere "veloce ma abbastanza intelligente da supportare questi nuovi complessi workload". Non sorprende quindi che Slingshot si confermi come uno dei gioielli Cray che ha fatto senza problemi il salto al mondo HPE. Che la vede come la tecnologia di interconnessione adatta per l'era dell'exascale computing. Anche in questo caso, l'eredità Cray è stata solidamente mantenuta.

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