Autore: Edoardo Bellocchi - Tempo di lettura 11 minuti.

Sold out, novità e conferme per l’edizione numero 30 di WPC. La più importante conferenza italiana sulle tecnologie Microsoft, tenutasi all’inizio di dicembre alle porte di Milano non ha tradito le aspettative, coinvolgendo gli oltre 1.000 partecipanti all’evento in un’occasione unica di aggiornamento professionale, confronto e crescita condivisa.
Le novità dell’edizione numero 30 sono state introdotte in apertura da Marco D'Angelo, Responsabile dell'evento, che ha evidenziato l’organizzazione di workshop specifici, tra i quali quelli con il pioniere dell’open source Red Hat e con il campione delle certificazioni per la security ISC2 e la keynote di apertura con forti componenti tecnologiche, grazie alla presenza di alcuni membri dei team di prodotto di Microsoft, direttamente reduci da Ignite 2025, l'evento tecnico flagship di Microsoft tenutosi negli Stati Uniti a metà novembre.

“Se negli ultimi trent’anni il modo di vivere e utilizzare la tecnologia è profondamente cambiato”, ha sottolineato nel suo intervento, Matteo Giudici, CEO di Overnet, l’azienda che da sempre organizza WPC e che fa parte del Gruppo MESA, “c’è però un elemento che è rimasto costante: il valore centrale della formazione. Un tema che oggi assume un peso ancora maggiore con l’affermarsi dell’intelligenza artificiale: come ha sottolineato di recente il CEO di LinkedIn, Ryan Roslansky, nell’era dell’AI non conterà solo il possesso delle competenze, ma soprattutto la capacità delle persone di adattarsi e continuare a formarsi nel tempo”.
In questo scenario, ha proseguito Matteo Giudici, “l’intelligenza artificiale sta certamente favorendo modelli di micro-apprendimento sempre più diffusi, ma la formazione strutturata e di approfondimento resta imprescindibile e deve continuare a essere guidata dai professionisti. È anche per questo che il vero valore aggiunto emerge in occasioni come WPC, dove il confronto diretto tra colleghi, esperti e operatori del settore consente di condividere esperienze, affrontare problemi concreti e discutere idee. È nella costruzione di una comunità, più che nei singoli momenti formativi, che si crea crescita reale e duratura per tutto l’ecosistema”.
Nel corso di 30 edizioni, ha concluso Matto Giudici, “WPC si è progressivamente affermato come il momento più importante dell’anno per la formazione di chi lavora sulle tecnologie Microsoft. Un percorso nel quale Overnet ha investito con convinzione, rendendo l’evento un vero e proprio elemento distintivo rispetto al mercato. L’obiettivo è creare uno spazio di incontro in cui la formazione non sia un episodio isolato, ma il punto di sintesi tra studio, esperienza sul campo e confronto diretto con gli esperti. Aula e community, oggi, non possono più essere mondi separati: devono convivere in un percorso formativo continuo e sinergico, come dimostrano anche i numeri significativi che Overnet registra nell’ambito della formazione ICT e professionale”.
Matteo Giudici, CEO di Overnet
Entrando nel vivo della tecnologia, gli interventi sono iniziati con Ralph Squillace, Principal Product Manager dell’Azure Core Upstream Micro-Compute Group di Microsoft, che vive in Italia ma lavora con i team di sviluppo di Redmond. Il suo articolato keynote si è incentrato sull’evoluzione del software e del cloud, ma soprattutto sulle sfide che attendono il settore e sul ruolo di Microsoft, di Azure e dell’open source. Nelle parole di Ralph Squillace, “i prossimi dieci anni i modelli non saranno faciloi: dovremo creare modi diversi di fare computing, dato che i modelli utilizzati finora, come macchine virtuali e container, sono maturi e non offrno più salti significativi in termini di velocità, efficienza e sicurezza”.
Ripercorrendo le evoluzioni tecnologiche degli ultimi trent’anni, Ralph Squillace, che ha iniziato il suo percorso professionale nell’IT nel 1994 ed è entrato in Microsoft nel 1996, all’indomani del lancio di Windows 95, ha evidenziato come dalle applicazioni native alle macchine virtuali, fino ai container, ai microservizi e al serverless, il disegno è sempre stato quello di ridurre sempre di più il “peso” dell’infrastruttura, avvicinando il computing ai dati e agli utenti finali. Ma oggi la quantità di dati generata fuori dal cloud pubblico sta crescendo molto più velocemente della banda disponibile, e nel giro di cinque-dieci anni sarà impossibile spostare tutti questi dati verso i grandi cloud centralizzati, ed è per questo che crescono le soluzioni che portano il computing dove i dati vengono prodotti, come l’edge o il CDN, Content Delivery Network, che già oggi possono gestire fino al 60% dei carichi applicativi con latenze minime.
Ralph Squillace, Principal Product Manager dell’Azure Core Upstream Micro-Compute Group di Microsoft
In parallelo, ha proseguito Ralph Squillace, anche l’intelligenza artificiale sta diventando più piccola, veloce e accessibile: accanto agli LLM stanno emergendo i modelli più leggeri SLM, Small Language Models, in grado di offrire prestazioni comparabili ma con requisiti hardware molto inferiori, rendendo possibile impiegarli su dispositivi edge o ambienti decentralizzati. Anche qui, l’open source gioca un ruolo chiave: gran parte dell’innovazione futura in ambito AI sarà aperta e condivisa, mentre il vero valore non risiederà nel modello in sé, ma nelle soluzioni che vi si costruiscono sopra.
Ma l’altro grande tema di oggi è quello della sicurezza e della protezione delle infrastrutture: le soluzioni attuali basate sul software come container, sandbox JavaScript o macchine virtuali, tendono a essere imperfette, perché il software è per sua natura soggetto a bug, mentre la sicurezza hardware offre di più, ma penalizza in termini prestazioni. È qui che entra in gioco Hyperlight, un progetto open source sviluppato da Microsoft e presentato lo scorso anno, basato su CPU virtuali estremamente leggere, avviabili in microsecondi o pochi millisecondi e con un consumo di memoria minimo, da 1 megabyte fino a 250 kilobyte. I risultati mostrati da Ralph Squillace, con le soluzioni Hyperlight montate sul suo notebook “vecchio di tre anni”, come ha tenuto a sottolineare, hanno reso evidente che con questa sorta di micro-VM è possibile ottenere sicurezza, prestazioni elevate e drastica riduzione delle risorse necessarie, abbattendo anche i costi operativi. Ma soprattutto, ha sottolineato Ralph Squillace, “anche se è nato per i servizi Azure, il progetto Hyperlight è utilizzabile con qualunque altro cloud”, o anche nei notebok, come da demo. La sintesi della visione di Microsoft nei prossimi dieci anni espressa da Ralph Squillace è quindi chiara: investire forte in open source per costruire le basi del cloud e del computing del futuro, non solo per Azure ma per l’intero ecosistema.
Silvano Coriani, Product Management di PostgreSQL di Microsoft AzureIl tema Hyperlight associato a PostgreSQL è stato al centro dell’intervento di Silvano Coriani, Product Management di PostgreSQL di Microsoft Azure, che ha illustrato Azure Horizon DB, il nuovo servizio database cloud native di Microsoft basato su PostgreSQL, spiegando come la tecnologia Hyperlight ne sia un abilitatore fondamentale, dato che permette di eseguire codice open source non fidato in ambienti multi-tenant con isolamento hardware, latenza estremamente ridotta e un consumo di memoria minimo, superando i limiti di container e macchine virtuali tradizionali.
Non solo: grazie a un’architettura distribuita con separazione tra compute, transaction log e storage, Horizon DB garantisce scritture sotto il millisecondo, failover in meno di 5 secondi e una scalabilità elevata, sia verticale sia orizzontale. Il servizio è pensato per il mondo business ma con un forte focus sui developer, grazie all’integrazione nativa con Visual Studio Code, Copilot e funzionalità AI avanzate come embedding vettoriali e query semantiche.
Una testimonianza concreta di utilizzo dell’AI a supporto della collaborazione e dei processi aziendali è stata quella portata sul palco da Francesco Diaz, Direttore Solutions e Delivery Southern Europe di Insight, Sponsor Diamond dell’evento, e da Roberta Mattera Russo, AI business partner di Electrolux Professional Group. Per Electrolux Professional Group, uno dei principali fornitori globali di soluzioni per il servizio di ristorazione, bevande e lavanderia per gli utenti professionali, come ristoranti e hotel o strutture sanitarie, educative e di altro tipo, e che conta oggi 13 stabilimenti di produzione in tutto il mondo, vendite in più di 110 Paesi e ha circa 4.300 dipendenti, è stata realizzata da Insight una soluzione bastata su Microsoft Teams e sull’intelligenza artificiale, con notevoli vantaggi anche sotto forma di trasformazione del modo di operare quotidianamente in azienda.
Roberta Mattera Russo, AI business partner di Electrolux Professional Group e Francesco Diaz, Direttore Solutions e Delivery Southern Europe di Insight
Un altro approfondimento di rilievo è stato quello a cura di Alessandra Vicini, Solution Engineer di GitHub e Francesco Lana, Emea Sr. Software Global Black belt di Microsoft, che hanno esaminato il futuro di GitHub nel segno dell’innovazione e dello sviluppo con l’AI. A distanza di oltre sette anni dall’ingresso di GitHub in Microsoft, la piattaforma è più viva che mai, e oggi è la casa di 180 milioni di developer, che crescono al ritmo di uno nuovo al secondo. GitHub e Microsoft stanno costruendo quella che è la piattaforma per la nuova era dello sviluppo software. Alla luce del fatto che l'AI e gli agenti hanno cambiato il panorama del software development lifecycle in tutte le fasi, oggi l’obiettivo è quello di creare una piattaforma per supportare gli sviluppatori in tutte le fasi: non solo il Coding, ma anche tutte quelle attività che lo sviluppatore si trova a fare, come per esempio CodeReviews o le parti di Pipeline e di Application Security, e tutte queste funzionalità aggiuntive vengono supportate dall'AI.
Alessandra Vicini, Solution Engineer di GitHub e Francesco Lana, Emea Sr. Software Global Black belt di Microsoft
Infine, il tema della data security nell’era dell’AI è stato appannaggio di Talhah Mir, General Manager Purview Data Security di Microsoft e di Maithili Dandige, GM Purview Data Security di Microsoft, che hanno spiegato perché oggi la sicurezza dei dati sia diventata una priorità assoluta nell’era dell’intelligenza artificiale e come la piattaforma Microsoft Purview sia pensata per rispondere a questa sfida. Il punto di partenza è un dato emblematico: circa il 90% dei dati presenti su Internet è stato creato negli ultimi due anni, in gran parte grazie all’uso sempre più diffuso dell’AI. Questo rende fondamentale distinguere tra dati affidabili e contenuti di bassa qualità, e soprattutto proteggere le informazioni aziendali da accessi non autorizzati o da utilizzi impropri da parte di applicazioni AI.
Oggi le aziende si trovano ad affrontare tre problemi principali: frammentazione dei dati, rischio di oversharing e crescita della shadow AI, ovvero l’uso di strumenti di intelligenza artificiale non autorizzati dai dipartimenti IT. Non a caso, la maggioranza delle organizzazioni chiede oggi una strategia unificata di governance e sicurezza dei dati. In questo contesto si inserisce Purview, una suite che copre la protezione dei dati “a riposo”, in transito e il rischio legato agli utenti, integrando funzionalità come classificazione, etichettatura, data loss prevention, DLP, e gestione dei rischi interni.
Talhah Mir, General Manager Purview Data Security di Microsoft e di Maithili Dandige, GM Purview Data Security di Microsoft
Un altro tema centrale è l’esplosione degli agenti AI: secondo le previsioni Microsoft, entro il 2028 nelle aziende saranno operativi circa 1,3 miliardi di agenti. Per questo Purview viene descritto come il “compagno” indispensabile di ogni carico di lavoro AI, capace di garantire governance, controllo e visibilità su dati e applicazioni, in particolare nell’ecosistema Microsoft 365, Copilot e Copilot Studio. Tutti gli agenti e le applicazioni AI possono essere monitorati e valutati anche dal punto di vista della compliance normativa.
Non solo: è stata anche data particolare enfasi al Data Security Posture Management (DSPM), annunciato di recente, che permette di passare da una semplice analisi delle attività a una visione complessiva del rischio, identificando quali dati sono sensibili e dove esistono reali vulnerabilità, correlando informazioni su DLP, protezione delle informazioni e rischi interni. Purview consente anche di identificare e correggere rapidamente situazioni di oversharing, per esempio rimuovendo permessi eccessivi o applicando policy direttamente dai report di sicurezza.
Infine, Talhah Mir e Maithili Dandige hanno annunciato l’introduzione di agenti AI dedicati alla sicurezza, pensati per supportare sia chi analizza e gestisce gli alert sia chi lavora in modo proattivo sul miglioramento della postura di sicurezza. Questi agenti, ora compresi nelle licenze Microsoft 365 E5 insieme a Security Copilot, rappresentano un passo ulteriore verso una gestione della sicurezza dei dati sempre più automatizzata, intelligente e integrata nell’uso quotidiano dell’AI in azienda. 
La densa mattinata si è chiusa con la presentazione delle sessioni tecniche a cura di Michele Sensalari, Responsabile tecnico di WPC e CTO di Overnet, coadiuvato dai responsabili agenda Riccardo Corna, Antonio Liccardi, Fabio Franzini e Marco Parenzan, e con il tradizionale arrivederci al prossimo anno, con l’edizione numero 31, per la quale sono già state fissate le date: 24, 25 e 26 novembre 2026. La battuta, forse scontata ma sempre simpatica, è spettata al Responsabile dell’evento Marco D’Angelo: “abbiamo fatto 30 e ora facciamo 31”.