IDC: è la Cina che guida la corsa all’AI enterprise

Secondo IDC, la Cina è entrata nella seconda fase del ciclo dell’intelligenza artificiale, orientata alle applicazioni enterprise. E con una crescita economica frutto di strategie chiare.

Autore: f.p.

La Cina è vicina, come si diceva ironicamente una volta? In campo AI pare proprio di no: sono anni che ha definito e applicato precise strategie nazionali per lo sviluppo teorico e pratico dell'AI e il gap - positivo per Pechino - che si è creato non fa altro che ampliarsi. Certo, resta l'annoso problema della mancanza di CPU e GPU "designed in China" che siano allo stesso livello di quelle occidentali di Nvidia, ma anche questo è un lato su cui si sta lavorando intensamente.

A confermare che la Cina sta consolidando la sua posizione nell’economia globale dell’intelligenza artificiale è IDC, che ha presentato alcune sue valutazioni all'evento IDC Directions 2026 tenutosi proprio a Pechino. La società di ricerca descrive una fase di accelerazione dell'AI cinese che non riguarda più soltanto la disponibilità di infrastrutture di calcolo o la corsa ai modelli linguistici di grandi dimensioni, ma l’adozione concreta ed estesa dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e industriali.

IDC parla di un “AI Supercycle”, un ciclo di trasformazione tecnologica paragonabile, per impatto economico, alle principali rivoluzioni digitali degli ultimi decenni. La prima fase del ciclo è stata caratterizzata dalla costruzione delle fondamenta tecnologiche: infrastrutture cloud, data center, acceleratori hardware e modelli di base. La seconda fase, ora, riguarda invece l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, l’utilizzo di sistemi agentici e la diffusione di servizi intelligenti su larga scala. 

Kitty Fok, Managing Director IDC ChinaFonte: IDC

In questa transizione, la Cina appare già in vantaggio grazie alla combinazione di investimenti pubblici, capacità industriale e disponibilità di un vasto ecosistema di fornitori tecnologici. E grazie a una precisa focalizzazione sull'AI industriale: le aziende cinesi stanno integrando l'intelligenza artificiale in particolare nella produzione, nella gestione della supply chain, nel processo decisionale operativo e nel servizio post-vendita. La differenza con il software industriale classico è netta, secondo IDC: i sistemi tradizionali sono pensati per monitorare e tenere traccia delle operazioni, quelli che adottano l'AI hanno in più elementi di percezione, previsione ed esecuzione collaborativa. Per i produttori cinesi, il vero valore dell'AI risiede nella revisione totale della collaborazione tra ricerca e sviluppo, produzione, supply chain, servizi. 

Nelle dinamiche dell'AI cinese, IDC attribuisce particolare importanza al mercato del Model-as-a-Service (MaaS), che consente alle aziende di utilizzare modelli AI attraverso piattaforme cloud senza dover sostenere direttamente elevati costi di sviluppo e gestione dei modelli. Per la Cina, IDC stima che questo segmento stia crescendo con un tasso superiore al 1.100% dal 2024 al 2030, un dato che riflette la domanda crescente di servizi AI.

Anche la robotica rappresenta una componente significativa della strategia cinese. IDC prevede per il settore della "embodied intelligence" una crescita media annua prossima al 94%: dagli attuali 1,4 miliardi di dollari di giro d'affari a 77 miliardi entro cinque anni. Questa crescita è sostenuta dall’integrazione tra sistemi intelligenti, automazione industriale e manifattura avanzata. La convergenza tra AI e robotica è considerata uno degli elementi che differenziano il mercato cinese dalla maggioranza degli altri, in particolare da quelli occidentali, dove l’adozione dell’intelligenza artificiale resta più concentrata negli ambienti software e nei servizi digitali.

Questione di strategia

La posizione della Cina non è casuale: c'è un articolato contesto industriale e politico che ha favorito lo sviluppo dell’ecosistema AI negli ultimi anni. Il Paese ha inserito l’intelligenza artificiale tra le priorità strategiche nazionali, un piano quinquennale alla volta, promuovendo investimenti in ricerca, infrastrutture e formazione specialistica. Aziende come Baidu, Alibaba, Tencent, Huawei e numerose startup specializzate hanno contribuito alla costruzione di un mercato interno particolarmente dinamico, sostenuto da una base di utenti e imprese di dimensioni non replicabili altrove.

L’analisi di IDC suggerisce peraltro che il vantaggio competitivo della Cina non dipende esclusivamente dalla dimensione del mercato interno. Il fattore distintivo è piuttosto la velocità con cui le organizzazioni stanno trasformando la sperimentazione dell'AI in implementazioni operative concrete. In molti settori - dall’industria manifatturiera alla logistica, dal commercio ai servizi finanziari - l’obiettivo delle aziende cinesi ora è integrare l'AI stabilmente nei processi produttivi e decisionali.

Da questo punto di vista, lo scenario occidentale è nettamente diverso. Le aziende statunitensi ed europee sono interessate all'AI quanto quelle cinesi e spesso anche di più, ma se Pechino dà linee di sviluppo precise, fondi e obiettivi da perseguire tanto per chi sviluppa tecnologie AI quanto per chi le usa, altrove la chiarezza non è allo stesso livello. Così le imprese occidentali devono muoversi tra marketing che crea confusione, fornitori tecnologici spesso interessati più ai loro azionisti che ai clienti, mercati finanziari ondivaghi, politica in ritardo, competenze che mancano. La possibilità e, spesso, anche la capacità, di ragionare strategicamente e nel medio-lungo periodo sono merce rara.

Lo scenario di sviluppo dell'AI cinese è destinato ad accelerare anche e soprattutto perché Pechino ha da poco definito un nuovo Piano Quinquennale che punta ancora nettamente sul digitale per rafforzare la posizione dell'economia cinese sui mercati globali. Tanto che IDC prevede che la spesa cinese per tecnologie digitali mantenga una crescita a due cifre percentuali ancora per diversi anni. L'idea è che le aziende cinesi, in particolare quelle del digitale, puntino sempre meno sulla esportazione di prodotti in sé e sempre più sulla proposizione di piattaforme ed ecosistemi di soluzioni e tecnologie. L'AI viene considerata come un fattore abilitante essenziale nello sviluppo di una proposta del genere.

Inoltre, il nuovo Piano Quinquennale di Pechino considera anche la sovranità digitale tra le priorità chiave. Questo comporta una importante stabilità, e probabilmente anche una crescita, negli investimenti per lo sviluppo di tecnologie AI nativamente cinesi, alla ricerca di un nuovo "caso DeepSeek". Peraltro, lo sviluppo del mercato AI sta già dimostrando che non servono per forza le tecnologie di frontiera di Nvidia, OpenAI e compagnia per concretizzare le principali potenzialità dell'intelligenza artificiale industriale.

Forse è esagerato affermare che l'approccio tecnologico di Pechino sarà incentrato sul "piccolo è bello" - e sarebbe anche ingeneroso verso la ricerca cinese in campo AI, che non ha nulla da invidiare a quella statunitense ed europea - ma di sicuro parte dall'idea che quando non si possono affrontare i problemi a forza bruta, seppellendoli di capacità di elaborazione CPU o GPU, si possono trovare strade e approcci alternativi altrettanto, o quasi, soddisfacenti.


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