Il cloud europeo cresce, i cloud provider europei no

Il mercato cloud europeo è in crescita, mentre cala il market share dei provider continentali

Autore: Redazione ImpresaCity

C'è chi lo afferma da parecchio tempo: nel cloud è tutta, o quasi, una questione di scala. A significare che in un mercato complessivamente in crescita, le realtà relativamente piccole fanno comunque fatica. E crescono bene solo i grandi hyperscaler, con le loro altrettanto grandi capacità di investimento tecnologico. A confermare questa visione sono anche le cifre di Synergy Research Group legate al mercato cloud europeo. Il settore è in decisa crescita per gli investimenti delle imprese utenti. Ma a guadagnare davvero sono essenzialmente i "soliti noti".

Secondo Synergy, il mercato cloud europeo ha raggiunto quota 5,9 miliardi di euro nel terzo trimestre 2020. Una cifra che, per fare un paragone, è più del triplo di quanto il mercato cubava nello stesso periodo del 2017. Per tutto il 2020 la stima è di 23 miliardi di euro. Una previsione pari a un +31% rispetto al 2019. La gran parte (80%) del mercato è fatta dai servizi IaaS e PaaS. In prima fila - per la loro crescita anno su anno - database, piattaforme IoT, servizi di analytics.

Con questi tassi di crescita anche i cloud provider europei hanno visto crescere il loro business. Ma non le loro quote di mercato, che invece sono in diminuzione. Per Synergy, tra il 2017 e il 2020 la quota di mercato continentale che fa capo alle realtà europee è scesa dal 26 a meno del 16 percento.
A conquistare fette più ampie del comparto cloud sono quindi i grandi nomi. Amazon, Microsoft e Google fanno insieme il 66% del mercato cloud regionale. Il resto della torta (il 18% mancante) va ai più (relativamente) piccoli provider americani ed asiatici, che però anch'essi stanno perdendo market share. Tra gli europei, i nomi che restano in evidenza sono soprattutto Deutsche Telekom, ma con solo il 2% del mercato, seguita da OVHcloud e Orange.

Il problema di fondo, sottolinea Synergy, è che gli operatori USA hanno capacità di investimento abbastanza elevate da potenziare la loro presenza diretta in Europa per venire incontro alle esigenze delle aziende europee. Togliendo così ai provider europei un elemento di importante potenziale vantaggio: avere strutture geograficamente vicine agli utenti e comunque in Europa. I tre hyperscaler (AWS, Google, Microsoft) possono vantare 67 data center e oltre 150 PoP in Europa. A cui si aggiungono altri 36 data center dei provider americani Tier 2.

Questi investimenti importanti sono giustificati da una crescita rilevante nel giro di affari dei provider statunitensi in Europa. Synergy stima che nel 2020 si aggirerà intorno a 12 miliardi di euro, il 20% in più anno su anno. Le realtà europee possono puntare sui casi d'uso che richiedono specifiche caratteristiche in quanto a privacy e sovranità dei dati. Due elementi che non a caso sono stati alla base della iniziativa Gaia-X, che si sta diffondendo abbastanza bene. Si tratta però ancora di una nicchia, per quanto pregiata. Uscirne richiede uno sforzo che pochi, al momento, possono portare avanti. Specie da soli.

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