Cisco: i lavoratori apprezzano l’autonomia guadagnata con lo smart working

Una ricerca europea rivela che l’87% degli intervistati in Europa, Italia compresa, vuole una maggiore autonomia nel definire come e quando lavorare in ufficio, sfidando le consuetudini culturali relative al luogo di lavoro

Autore: Redazione ImpresaCity

Il campione è significativo. E anche le conclusioni lo sono. “Workforce of the Future”, studio commissionato da Cisco e svolto su un campione di 10.000 intervistati in 12 Paesi tra Europa Italia compresa, Medio Oriente e Russia, ovvero l’area Emear, ha delineato le aspettative dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro a partire dal 2021.  

Dopo un 2020 nel quale lavorare da casa è stata un’esigenza dettata dal lockdown dovuto alla nota pandemia, le persone intervistate per la ricerca vogliono mantenere i molti aspetti positivi che sono emersi da questo nuovo modo di lavorare.  La maggiore autonomia (65% in Italia, in linea col 63% dell’area Emear) e il lavorare bene con i team distribuiti (66% in Italia e in Emear) sono i due principali benefici.

Non solo: dallo studio emerge chiaramente che per i dipendenti quello dettato dalla pandemia è un momento di svolta che sfida le consuetudini culturali relative al luogo di lavoro. Sebbene solo il 10% degli intervistati in Italia (15% in Emear) lavorasse da casa stabilmente o parzialmente anche prima del lockdown, oggi una stragrande maggioranza spera di mantenere l’autonomia guadagnata.  In ogni caso, l’87% degli intervistati (in linea con il dato Emear), vuole una maggiore autonomia nel definire come e quando lavorare in ufficio, con un mix tra lavoro in presenza e lavoro a distanza.  


Vantaggi e sfide

Riflettendo sugli ultimi sei mesi, il 62% degli intervistati (66% Emear) oggi apprezza maggiormente i vantaggi e le sfide del lavoro a distanza. I cambiamenti sono stati positivi, come conferma il fatto che i responsabili aziendali hanno mostrato una maggiore fiducia nei propri team (il 33% in Italia; il 39 in Emear). Gli intervistati sono riusciti a conciliare meglio la vita lavorativa con quella personale, con il 61% (56% Emear) che è riuscito a fare più esercizio fisico quotidianamente. Analogamente, il 48% (58% in Emear) vuole continuare a non viaggiare e a utilizzare il tempo risparmiato per essere più produttivo.  

Scorrendo i dati della ricerca, mi ha colpito che nonostante le aspettative siano molto elevate non tutti hanno fiducia nel fatto che vengano accolte: il 41% dei lavoratori pensa che il suo datore, dopo la pandemia, non adotterà un’organizzazione del lavoro ibrida, e il 33% non sa rispondere al riguardo” commenta Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia (ritratto nella foto di apertura). “Gli intervistati ci parlano di benefici importanti, di desiderio di autonomia, di essere protagonisti del proprio lavoro: le aziende italiane hanno il dovere di ascoltare queste esigenze e di trasformare l’esperienza dell’emergenza in una opportunità per il futuro, con un cambiamento culturale profondo. Con le tecnologie giuste, con le competenze necessarie, con la fiducia si può cambiare il mondo del lavoro mettendo al centro davvero le persone in modo che siano più soddisfatte e produttive”.  

Come affrontare la nuova normalità?

Se avessero la possibilità di essere CEO per un giorno, gli intervistati darebbero priorità all’integrazione di metodologie di comunicazione e collaborazione efficaci. Ma affinché questo avvenga, secondo l’83% degli intervistati (il 78% in Emear), le aziende devono fornire ai dipendenti la stessa tecnologia a casa e in ufficio. Infatti, il 66% degli intervistati (65% Emear) concorda sul fatto che durante il lockdown un aspetto positivo è stato quello di poter collaborare in modo efficiente pur non essendo nella stessa stanza.  

Secondo gli intervistati, le priorità nell’allocazione del budget 2021 dovrebbero essere: investire in tecnologie che permettano di essere più produttivi (42% il dato italiano, 39% quello Emear), dotare gli uffici di tecnologie che rendano più sicuro lo spazio di lavoro da un punto di vista sanitario (31% il dato italiano, 38% quello Emear), aumentare la formazione per lo sviluppo competenze digitali (30% rispetto 32%), e incrementare la sicurezza informatica (29% il dato italiano, 30% quello Emear).

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