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I monitor in ufficio: le caratteristiche del display giusto

Il modo di lavorare in ufficio è cambiato, anche i monitor si sono evoluti per adattarsi alle nuove necessità delle postazioni di lavoro, sempre più flessibili

Redazione Impresacity

La scelta di un nuovo monitor è un passo importante per chi usa in maniera intensiva il proprio computer. Il motivo è semplice: le sue caratteristiche renderanno più o meno produttiva la nostra giornata. Mediamente, poi, chi acquista un nuovo display oggi è più esigente di quanto non accadesse in passato. Quasi sempre il computer che si usa per lavoro è un notebook, quindi un monitor esterno non è indispensabile. Se si decide di comprarne uno non è solo per avere più "spazio schermo" ma è perché si hanno esigenze ben più articolate.

Parallelamente c'è da considerare che proprio la sempre maggiore propensione a lavorare con i notebook ha cambiato anche la concezione stessa della postazione di lavoro nelle imprese. Sino a qualche anno fa la postazione di un dipendente era quasi fissa e immutabile. Oggi invece è normale che un collaboratore non abbia nemmeno una "sua" postazione: un ufficio comprende alcune postazioni che possono essere occupate da chiunque, adattandosi alle esigenze di mobilità e smart working dei colleghi.

Il concetto dell'hot-desking che è tanto comune negli spazi di coworking ha conquistato le imprese e gli studi professionali. Rende l'ambiente di lavoro più produttivo e dinamico, ma impone anche di realizzare postazioni di lavoro in cui sia possibile sedersi, collegare un paio di cavi ed essere subito produttivi. Anche il monitor gioca un suo ruolo importante in questa evoluzione. A patto ovviamente che sia progettato come si deve, e in questo senso alcune caratteristiche sono più importanti di altre.

Tra risoluzione e PPI

La prima cosa a cui molti pensano valutando un nuovo monitor è la tipologia del pannello LCD che adotta. È una caratteristica tecnicamente importante ma che nel caso dei monitor da ufficio è risolta in partenza: quasi tutti i modelli di fascia almeno media utilizzano pannelli IPS, non le alternative TN e VA.

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Ma cosa indicano queste sigle? I pannelli TN (Twisted Nematic) sono quelli meno "incisi" e cromaticamente corretti, ma supportano frequenze di refresh molto elevate e sono quindi diffusi in ambito gaming. Per tutti gli altri profili di utilizzo le case produttrici si orientano sui pannelli IPS (In-Plane Switching), che hanno il costo maggiore ma anche la migliore resa cromatica e l'angolo di visione più ampio. I pannelli VA (Vertical Alignment) rappresentano la classica via di mezzo, con elevati valori di contrasto come punto forte.

C'è molto più da ragionare nella scelta della grandezza del display e della sua risoluzione in pixel. Partiamo dalla risoluzione nativa. Se ovviamente non ha senso acquistare un display meno che Full HD (1.920 x 1.080 pixel), è lecito domandarsi se sia opportuno andare verso risoluzioni più elevate. Non c'è una risposta univoca: in linea di massima più spazio schermo si ha a disposizione più se ne usa, ma non tutte le risoluzioni hanno senso per il lavoro da ufficio.

Avere a disposizione più pixel porta vantaggi facilmente immaginabili (visualizzare più elementi sullo schermo, vedere immagini ad alta risoluzione, mostrare i documenti nella loro interezza, avere videconferenze più immersive...) ma non basta valutare la risoluzione di un display per capirne la resa finale. Questa va rapportata alla dimensione del display stesso e, in certi casi, troppi pixel finiscono per essere un problema invece di un vantaggio. Il parametro di cui tenere conto, oltre alla risoluzione, è infatti la densità dei pixel visualizzati, indicata in PPI (punti per pollice): se è troppo elevata i dettagli saranno minuscoli, rendendo lo schermo poco leggibile, se è troppo bassa i dettagli appariranno invece "sfuocati" e di bassa qualità.

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L'obiettivo è raggiungere un giusto equilibrio tra alta definizione e leggibilità dei dettagli. Di norma si consiglia il Full HD per i display sino a 24 pollici, per passare poi alle risoluzioni Quad HD (2.560 x 1.440 pixel) nei display da 27-29 pollici, lasciando l'Ultra HD (3.840 x 2.160 pixel) ai pannelli da 32-34 pollici. Andare oltre per risoluzione o pollici è certamente possibile - ci sono già display 5K da 5.120 x 2.880 pixel oppure 8K da 7.680 x 4.320 - ma in ufficio di norma non accade. Oltretutto un monitor a grande diagonale sarebbe poco pratico su una scrivania: se si ha davvero bisogno di spazio schermo è meglio affiancare due o tre monitor piuttosto che "impacchettare" più pixel su uno solo.

Cosa conta e cosa no in ufficio

La resa di un monitor dipende anche da altri fattori su cui i più tecnici possono dibattere a lungo: frequenza di refresh, tempo di risposta, spazio colore, contrasto, luminosità... Nei monitor da ufficio queste caratteristiche tecniche mantengono la loro importanza ma sono relativamente critiche: un monitor odierno di un brand "rispettabile" soddisfa comunque le principali esigenze in quanto a dati di targa.

Una citazione a parte la merita una moda del momento: i display curvi, potenzialmente interessanti per chi ha bisogno di più spazio schermo. Hanno infatti un aspect ratio di 21:9 e sono quindi più estesi (un terzo in più) in orizzontale di un display tradizionale 16:9, pur avendo praticamente la stessa estensione in verticale. La curvatura è necessaria per vedere bene tutto il display: se questo fosse piatto, i bordi laterali sarebbero troppo distanti e dovremmo allontanarci per vederli comodamente. Il punto debole dei display curvi è che non hanno molto senso sotto i 30 pollici, infatti il "taglio" più apprezzato è quello da 34 pollici. Un display curvo di queste dimensioni richiede un investimento importante, probabilmente maggiore alla spesa necessaria per acquistare due display tradizionali per ufficio, più piccoli, e affiancarli.

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Infine, non dimentichiamo che la resa di qualsiasi display dipende anche da un componente spesso trascurato dagli utenti: la scheda grafica del PC. Più risoluzione vogliamo, più la nostra GPU deve essere in grado di sostenere l'elaborazione della relativa quantità di dati. Per le applicazioni da ufficio non ci sono particolari problemi e qualsiasi scheda grafica di generazione recente andrà bene. Anche la grafica integrata nei processori Intel che rappresenta l'unica scelta in molti modelli di notebook. Per i quali, d'altronde, la dotazione grafica non si può cambiare.

Il monitor come postazione di lavoro

Idealmente, un monitor moderno dovrebbe fare da cuore di una postazione di lavoro, offrendo un collegamento veloce a tutto quanto serve per essere produttivi. Da questo punto di vista l'avvento di USB-C come connessione universale in grado di trasportare segnali dati, audio e video è stata la vera rivoluzione di questi anni.

USB-C "universale" non piace a molti perché costringe a portarsi dietro un adattatore quando c'è la minima possibilità di dover collegare il proprio computer alle porte tradizionali, da HDMI ad Ethernet passando per le varie altre forme di USB. Ma la sua comodità, man mano che si diffondono i nuovi prodotti USB-C nativi, è innegabile. Meglio quindi dotarsi di un monitor recente che faccia da hub universale, o meglio da docking station di di nuova generazione, proprio grazie alle potenzialità di USB-C.

Il monitor ideale è dotato delle varie porte USB-C e "legacy" necessarie per collegarvi tra l'altro periferiche USB, la rete Ethernet aziendale e l'alimentazione elettrica. A noi basterà collegare il PC al monitor usando un solo cavo USB-C e saremo così connessi a tutto quello che è a monte del monitor stesso. Eventualmente anche altri monitor, se è possibile collegarne in cascata usando sempre un cavo USB-C oppure DisplayPort.

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I grandi vantaggi di USB-C non devono ovviamente far passare in secondo piano le altre opzioni di connettività. Un monitor dovrebbe comunque avere ingressi video HDMI e DisplayPort (o Mini DisplayPort), eventualmente anche DVI e persino VGA.

Obiettivo: lavorare meglio

In ufficio, tutto ciò che in un monitor rende più semplice e più comodo il lavoro quotidiano di chi vi sta di fronte è un elemento anche più importante delle caratteristiche tecniche pure del monitor stesso. Ecco perché nei monitor da ufficio assumono un valore elevato alcune funzioni od opzioni che sarebbero trascurate in altri ambiti applicativi, come la grafica o il gaming.

Oggi ad esempio è indispensabile poter dialogare e condividere informazioni con i propri colleghi. Un buon monitor da ufficio deve quindi essere dotato di hardware adeguato per il videoconferencing: webcam, microfono e altoparlanti, oltretutto di una qualità elevata per garantire una comunicazione ottimale anche da postazioni non proprio isolate acusticamente e ben illuminate. La videoconferenza si può gestire anche con accessori esterni, naturalmente, ma avere tutte le componenti audio e video integrate nativamente dal monitor garantisce un loro funzionamento coerente ed evita complessità di integrazione e configurazione.

Il buon design - inteso non solo come estetica ma soprattutto come piacevole esperienza di utilizzo di un prodotto - è un altro elemento chiave in un monitor da ufficio. Questo significa ad esempio avere monitor ergonomici che si possono adattare alle preferenze di chi li usa, con pannelli regolabili per altezza, inclinazione orizzontale/verticale e anche rotazione. Se possibile cerchiamo inoltre monitor con bordi dello schermo molto sottili: mettono meglio in evidenza le immagini e permettono di affiancare più schermi senza (quasi) confini fra loro. E rendono tutto il sistema più piacevole alla vista, il che non è affatto un dettaglio per un oggetto che starà - letteralmente - davanti ai nostri occhi per una buona parte della giornata.

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Pubblicato il: 03/07/2019

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