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Come ridurre le complessità del cloud in azienda nell'era dell'IoT

Dave Anderson, Digital performance expert di Dynatrace, condivide alcune idee su come utilizzare Intelligenza Artificiale e automazione per realizzare un IoT di successo

Redazione Impresacity

L’adozione dell’Internet of Things (IoT) è letteralmente esplosa negli ultimi anni, con una tendenza che non mostra segni di rallentamento. Per esempio, IDC stima che la spesa per l'IoT raggiungerà i 745 miliardi di dollari già entro la fine di quest’anno. Questo potrebbe comportare il dominio dell’IoT nei budget IT nel prossimo futuro: non a caso, McKinsey ha rilevato che il 96 per cento delle aziende prevede di aumentare la propria spesa in ambito IoT nei prossimi due anni. Tuttavia, garantire che l’IoT mantenga le sue promesse sarà un compito difficile, complicato dal fatto che le applicazioni che alimentano l'IoT dipendono da un intricato e complesso ambiente cloud di livello enterprise. 

Padroneggiare la complessità

In uno scenario così delineato, Dave Anderson, digital performance expert di Dynatrace, ha condiviso alcune riflessioni su come ridurre la complessità del cloud in azienda nell’era dell’IoT, anche alla luce del fatto che le aziende stanno faticando a padroneggiare l'intensificarsi della complessità all'interno dei propri ambienti cloud, ma l'introduzione dell’IoT è destinata a centuplicare questa sfida. “Le implementazioni IoT sono alimentate da applicazioni incredibilmente complesse su scala web e vengono eseguite in ambienti multi-cloud dinamici”, esordisce Anderson, spiegando che “queste applicazioni dipendono da vasti ecosistemi di sensori, dispositivi, gateway e piattaforme che funzionano perfettamente. Se si verifica un problema nelle prestazioni di qualsiasi componente dell'ecosistema IoT può essere molto difficile individuare la causa principale del problema”. 

A sottolineare il livello di questa sfida è anche la recente ricerca condotta da Dynatrace, nella quale si evidenzia che il 69 per cento dei CIO ritiene che l'IoT diventerà un importante onere di gestione delle prestazioni. Ecco perché “le aziende non possono permettersi di trascurare queste preoccupazioni, poiché le conseguenze dei problemi di prestazioni negli ecosistemi IoT potrebbero essere catastrofiche. Per esempio, un problema tra i sensori IoT e i sistemi della supply-chain potrebbe generare caos per un retailer. Chiaramente questo tipo di scenario allarma i CIO: il 74 per cento teme infatti che i problemi di rendimento dell'IoT possano compromettere le operation e danneggiare significativamente i loro ricavi”, prosegue Anderson. 
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Strada segnata

La strada è dunque segnata: prima di poter raccogliere i potenziali vantaggi che l'IoT ha da offrire, le aziende devono affrontare la complessità che queste tecnologie aggiungono al proprio ambiente cloud, per evitare che i loro timori si trasformino in realtà. Questa complessità è inevitabile, ma le imprese devono adottare misure per garantire che eventuali problemi all'interno delle implementazioni IoT possano essere identificati e risolti il più rapidamente possibile. Si tratta dell'unico modo possibile per mitigare eventuali problemi di prestazioni e, in definitiva, fornire esperienze software perfette che sono ora un imperativo aziendale. 

Con l’attuale dimensione e livello di complessità dell'IoT è impossibile per i team IT monitorare e correggere manualmente eventuali problemi in termini di performance. Gli approcci di monitoraggio tradizionali, gli strumenti specifici della piattaforma e le soluzioni sviluppate in proprio non sono in grado di fornire visibilità end-to-end degli ecosistemi IoT su scala web, quindi sono di scarso aiuto per coloro che cercano di offrire esperienze software IoT perfette”, spiega ancora Anderson, sottolineando che “le aziende devono adottare un nuovo approccio che impieghi l'automazione per monitorare gli stack IT end-to-end su larga scala e sfruttare l'intelligenza artificiale (IA) per sbloccare le informazioni utili a semplificare la gestione della complessità aziendale”.  

Tra Intelligenza artificiale e automazione

È anche per questo che l'84 per cento dei CIO intervistati nello studio Dynatrace ritiene che le capacità dell'intelligenza artificiale e la capacità di automatizzare la maggior parte dei processi che supportano le implementazioni IoT svolgeranno un ruolo cruciale nel successo delle loro strategie IoT. Automatizzare i processi seguendo questo approccio permette infatti ai team IT di avere una consapevolezza istantanea di ciò che accade nei vasti ecosistemi di sensori, dispositivi, gateway, applicazioni e piattaforme IoT che alimentano le loro capacità digitali. In sintesi, questo rende molto più facile per gli operatori identificare e correggere gli inevitabili problemi che si presentano prima che abbiano un impatto sulle prestazioni di servizio, nonostante la crescente complessità che deriva dall'IoT. 

Essere all'avanguardia e garantire che le complessità del cloud aziendale non influiscano sulle prestazioni degli ecosistemi IoT assicurerà alle imprese un reale beneficio che un futuro più connesso può offrire. Poiché le operation, i sistemi e i processi sono sempre più integrati con l'IoT, le imprese saranno in grado di creare esperienze software più fluide. Garantire il perfetto funzionamento di questi ecosistemi IoT consentirà, inoltre, di potenziarne il loro uso, in quanto continueranno a interagire con l'azienda in modi nuovi con una maggiore autonomia e controllo sulla propria esperienza”, conclude Dave Anderson.

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Pubblicato il: 25/01/2019

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