L’Intelligenza Artificiale nelle imprese italiane: tra ambizioni strategiche e stasi operativa

Oltre il 90% delle aziende non riesce a scalare i progetti pilota: la sfida è passare dalla sperimentazione a un modello strutturato e continuativo di gestione.

Autore: Redazione ImpresaCity

L'Intelligenza Artificiale si è ormai affermata come una leva strategica imprescindibile nelle agende delle imprese italiane, eppure il divario tra l'ambizione dichiarata e la realtà operativa rimane profondo. Secondo una recente survey condotta dal centro di innovazione digitale Cefriel su trentacinque realtà medio-grandi di diversi settori, emerge un quadro di adozione ancora fortemente frammentato e incompiuto. Nonostante l’interesse, oltre il 90% delle aziende si trova bloccato in una fase esplorativa o di adozione parziale, incapace di definire un approccio capace di portare le soluzioni in produzione in modo sostenibile e continuativo. Nella maggior parte dei casi, le iniziative restano confinate a progetti pilota isolati, focalizzati su singole funzioni o specifici processi aziendali, senza riuscire a diventare parte integrante e scalabile delle operazioni quotidiane.

Questa difficoltà strutturale è alimentata da una significativa divergenza di visioni all'interno dei vertici aziendali. La survey evidenzia come tra i CEO e i CIO esista una discrasia nelle aspettative, che rischia di rallentare i percorsi di trasformazione. Se i primi associano l'adozione dell'AI soprattutto a una spinta verso l'automazione complessiva e l'efficientamento di alto livello, i secondi adottano una prospettiva più pragmatica, orientata a risultati graduali ma tecnicamente misurabili. Tale disallineamento genera una confusione operativa che impedisce di focalizzare gli investimenti su obiettivi condivisi, rendendo i risultati spesso inferiori al potenziale tecnologico a disposizione.

Il nodo cruciale risiede nell'assenza di un solido modello organizzativo. Attualmente, la gestione delle iniziative avviene in modo non coordinato, con progetti ad hoc privi di una struttura di governance dedicata, limitando la capacità dell'azienda di trasformare l'innovazione in valore stabile. L'AI, a differenza delle tecnologie del passato, non può essere trattata come una soluzione da installare una tantum, poiché si tratta di uno strumento in continua evoluzione che richiede costante aggiornamento e capacità di adattamento nel lungo periodo. Per superare questa impasse, il paper di Cefriel propone il modello dell'AI Factory, un approccio pensato per traghettare le organizzazioni da una logica di progetto episodico a una logica di generazione continua di valore. Questo metodo si basa su tre dimensioni fondamentali: la capacità di orientare l'AI partendo dai reali bisogni di business, la trasformazione delle esigenze in soluzioni tecnicamente sostenibili e, soprattutto, l'integrazione sistematica della tecnologia all'interno delle operazioni quotidiane, trasformando finalmente l'Intelligenza Artificiale in una capacità consolidata dell'organizzazione.


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