Imprivata punta sull'Italia con la sicurezza identity-first

La società americana si propone con una piattaforma di gestione delle identità digitali: “Ci rivolgiamo alle aziende sanitarie, e a settori mission critical come industria, energia e retail”

Autore: Daniele Lazzarin

La digitalizzazione nella Sanità italiana negli ultimi anni ha fatto passi avanti enormi, grazie ai fondi del PNRR, ma proprio per la velocità di questo processo le realtà del settore si trovano a far fronte a esigenze in parte contrastanti. Da una parte il sottodimensionamento del personale richiede passi avanti notevoli nella produttività, da un’altra gli attacchi informatici puntano a questo settore come a uno dei bersagli preferiti, e proprio per questo ci sono requisiti normativi sempre più severi di cybersecurity, come i vincoli di conformità alla NIS2, entrata in vigore in Italia nell’ottobre 2024.

“Per una società specializzata in soluzioni di gestione di identità e accessi digitali per l’ambito sanitario quindi questa è una situazione ideale, e questo spiega appunto la nostra entrata sul mercato italiano”, spiega Gilberto Bonutti, country manager di Imprivata.

Il target primario sono ospedali, aziende sanitarie locali e strutture assistenziali private, vista la specializzazione primaria di Imprivata, “ma ci rivolgiamo in generale a settori mission critical – manufatturiero, aerospazio, ma anche energia, finance, retail e trasporti - dove anche pochi secondi di ritardo nell’accesso a un’applicazione possono fare la differenza”.

Queste aziende, continua Bonutti, hanno bisogno di un accesso veloce e fluido a dispositivi e applicazioni, ma senza rinunciare al controllo, alla sicurezza dei dati, e alla compliance. “Molto spesso produttività e cybersecurity fanno capo a team differenti e conciliare le loro attività e strategie non è immediato”.

Oltre l'autenticazione: una piattaforma per la digital identity

Nata nel 2002, Imprivata oggi conta circa 1.400 dipendenti, oltre 4.400 clienti e più di 13 milioni di utenti finali in tutto il mondo.

La crescita è stata sostenuta anche da una strategia di acquisizioni: otto società integrate tra 2015 e 2025 con l'obiettivo di consolidare in un'unica piattaforma funzionalità che prima richiedevano prodotti diversi.

“Anche grazie a queste acquisizioni siamo passati da una semplice soluzione di accesso sicuro a una piattaforma completa in grado di gestire l’intero ciclo di vita dell’identità digitale per l’accesso ad ambienti sempre più complessi”, precisa Francesco Ippolito, system engineer di Imprivata. “L’obiettivo quindi non è solo gestire ma anche proteggere l’identità di utenti interni, account privilegiati, fornitori, collaboratori, e ultimamente anche agenti AI”.

Imprivata quindi si può definire, continua Ippolito, come una piattaforma “identity first” per l’accesso ad ambienti complessi e critici. “Abbiamo tre tipi di soluzioni: enterprise access management, mobile access management, e privileged access management, per la gestione appunto di account con privilegi elevati, e in generale di sessioni e account di terze parti: in certi casi l’utente non deve neanche inserire la password, per questo la soluzione aumenta drasticamente il livello di sicurezza. Il tutto in un’unica piattaforma, che centralizza sicurezza e operatività, così l’azienda utente non deve scegliere tra le due. Sono diverse soluzioni ma con un’unica logica: sapere sempre chi sta facendo cosa. Quindi avere l’accesso giusto, della persona giusta (o dell’Agente AI giusto), sul dispositivo giusto, nel contesto giusto”.

Da 2 minuti a 27 secondi per l’accesso alle applicazioni

Tra i clienti citabili, riprende Bonutti, ci sono Accenture, 3M, Metro, Delta Airlines, e Ospedale Bambin Gesù di Roma. “Ma il caso che mi piace di più citare è il Royal United Hospital di Bath. Con noi sono riusciti a passare da 2 minuti per l’accesso alle applicazioni a terminale a 27 secondi. Un minuto e mezzo di differenza per ogni accesso è un guadagno molto rilevante, se teniamo conto che in sanità gli infermieri fanno in media 70 accessi a turno: significa un guadagno o un risparmio di quasi 31 giorni di personale sanitario al mese”.

La sanità è il settore che più sta cambiando, ed è un’ottima “palestra” per capire la complessità della trasformazione. “Noi andiamo a lavorare in ambienti complessi, con tantissimi software medicali, quasi ogni ospedale ha una soluzione sua. E più è complessa l’organizzazione, più è complessa la sicurezza, con rischi crescenti di sottovalutazione, come le password lasciate attaccate sui terminali con i post it o le sessioni lasciate aperte. Qui entra Imprivata, che appunto velocizza l’accesso e nel contempo migliora la compliance e massimizza la sicurezza, con diverse soluzioni basate per esempio sull’uso del badge o dei lettori di impronte digitali”.

I partner in Italia: meno di una decina per scelta

Una delle cose più difficili in un mercato affollato come l’identity access management però è differenziarsi dalla concorrenza. “Andiamo su aziende mission critical, con postazioni condivise: il competitor classico lavora per il classico impiegato che ha un workflow lineare, noi invece supportiamo modelli “uno a molti”: macchine che danno accesso a molte persone, o persone con accesso a molti sistemi, con workflow anche molto complessi, tipicamente appunto la sanità e l’industria, che hanno ambienti ibridi, molti sistemi legacy, e sono molto interessanti a sistemi onpremise”.

Infine un accenno ai partner in Italia: “Ne abbiamo due tra i “Big Four” e su un terzo ci stiamo lavorando, poi uno specialista sulla sanità e tre system integrator locali, uno al Nord, uno al Centro, e uno al Sud. In tutto meno di una decina, altrimenti diventa complicato gestirli”, conclude Bonutti. “Al momento due primi contatti su tre li generiamo noi, l’obiettivo è arrivare all’80% generato dai partner e il 20% da noi”.

Da sinistra Gilberto Bonutti (country manager) e Francesco Ippolito (system engineer) di Imprivata


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